Wall Street chiude in rialzo, ma l’America teme Grecia e Italia

13 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – I problemi dell’Italia continuano a turbare i mercati globali, Wall Street compresa. I risultati dell’ultima asta mostrano una Italia ancora più vulnerabile, vittima di una manovra che gli investitori mostrano di non apprezzare affatto.

Wall Street chiude in rialzo, guardando anche alla performance della borsa di Milano e delle stesse borse europee.

L’indice S&P 500 sale di 10,6 punti (+0,91%), a quota 1.172,87 punti, mentre il Dow Jones sale di appena 44,73 punti (+0,4%), a 11.105,85. In rialzo il Nasdaq, che avanza di 37,06 punti (+1,49%), a quota 2.532,15.

“Stiamo assistendo ai titoli delle banche europee che stanno spingendo in avanti i listini europei, e di conseguenza Wall Street segue il trend”, commenta Walter Todd, gestore presso Greenwood Capital, nel South Carolina. Treasury a dieci anni sotto pressione, con i rendimenti che si riavvicinano alla soglia del 2%, salendo all’1,990%.

Si guarda poi ad alcuni giudizi degli analisti, che beneficiano titoli come Intersil (+2,35%), dopo la decisione di Citigroup di alzare il rating da “sell” a “hold”, nonostante la società produttrice di chip abbia tagliato ieri le stime sul giro d’affari del terzo trimestre. In crescita anche Intel e Dell. In crescita poi i finanziari come Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley, che balza più del 2%.

Sullo sfondo, rimane però l’incertezza sui piani che l’Europa ha intenzione di adottare per fermare l’escalation della crisi in Europa. Secondo quanto ha riportato Reuters, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy sono “determinati a fare quanto necessario” e “agiranno oggi”. Tuttavia, l’ufficio della presidenza di Sarkozy ha poi negato l’arrivo in giornata di un comunicato congiunto da parte dei due leader europei.

“Ci sono molti disaccordi, molte discussioni e nessuna direzione chiara. Finora, la risposta che è arrivata dalle autorità è stata di reazione, ma non di maggiore azione. Eppure sono loro che devono fornire una soluzione più ampia, non solo una soluzione a pezzi”, ha detto Tim Ghriskey, responsabile degli investimenti di Solaris Asset Management, società con sede a Bedford Hills, a New York. Ancora, il timore del “contagio non ha a che fare solo con l’Eurozona, ma è anche nel modo in cui incide sul debito, che anche nel nostro caso (Usa) è la maggiore fonte di preoccupazione”.

Per questo, l’attenzione è sui punti più vulnerabili dell’Europa, che in questo momento sono Grecia e Italia. Lo stesso presidente americano Barack Obama ha chiaramente detto di essere preoccupato per la crisi italiana.

Tornando agli Stati Uniti, dal fronte economico è stato reso noto il dato relativo ai prezzi alle importazioni che ha segnato ad agosto un calo dello 0,4%, causa l’incidenza delle flessioni dei prezzi energetici. L’indicatore ha smorzato le perdite in premercato, segnalando che le pressioni inflazionistiche sono sotto controllo.

Tra le storie societarie di oggi, il colosso retail dei prodotti elettronici numero uno degli Stati Uniti, Best Buy, che ha reso noto che non riuscirà a centrare il target per gli utili di quest’anno, dopo il calo dei profitti, che nel suo secondo trimestre fiscale è stato pari al 30%. Il titolo cede più del 6%.

Sul fronte valutario l’euro torna a salire nei confronti del dollaro, a quota $1,3681; la moneta unica è invece piatta verso il franco a CHF 1,2039 e arretra contro lo yen a JPY 105,22.

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio sono in rialzo a quota $90,21 al barile, mentre le quotazioni dell’oro tornano a salire a $1.830,1 l’oncia.