WALL STREET CHIUDE IN FORTE CALO, MA SENZA PANICO

17 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Chiusura in forte calo, come previsto, ma senza panico a Wall Street dopo quattro giorni di blocco delle contrattazioni in reazione all’attacco terroristico di martedi’ scorso.

I tagli ai tassi di interesse interbancari operati dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea hanno aiutato a contenere le perdite.

Ma l’incertezza sull’impatto dell’attacco terroristico agli USA sull’economia americana ha dominato su tutte le borse: i talebani intendono bloccare i tentativi del governo pakistano di costringere l’Afghanistan a consegnare Osama bin Laden, mentre l’Uzbekistan offrirà le sue basi militari agli USA nel caso di un attacco americano contro l’Afghanistan.

Tutto sommato, pero’, poteva andare peggio: il New York Stock Exchange ha registrato i cali maggiori, con il Dow che ha perso fino a 700 punti, terminando la sessione sotto quota 9000 e toccando i suoi minimi dal dicembre 1998. In termini di punti assoluti si tratta del calo peggiore nella storia del Dow Jones, in termini percentuali e’ meno del 7%.

Il Nasdaq ha perso il 6% in apertura, ma poi ha contenuto le perdite.

Soprattutto, il temuto “panic selling” non c’e’ stato. Il volume delle contrattazioni e’ rimasto sostenuto, con gli ordini di acquisto concentrati soprattutto nei settori sicurezza e difesa.

Tutti segnali positivi per i mercati azionari, che hanno dimostrato una capacita’ imprevista di far fronte al piu’ grande attacco terroristico nella storia degli Stati Uniti, proprio nel cuore del centro finanziario americano.

Complessivamente, tra i settori in rialzo quest’oggi: oro, difesa, telefonici, sicurezza, banche dati.

Tra i settori piu’ penalizzati: areonautico, software, networking, semiconduttori, hardware, petrolio, gas naturali.

Parte del sostegno e’ giunto con la mossa della Federal Reserve, che questa mattina, prima dell’avvio delle contrattazioni, ha tagliato
di mezzo punto percentuale i tassi di interesse, portandoli al 3%.

La manovra della banca centrale americana “e’ stata positiva per il mercato”, ha dichiarato infatti Brian Belski, market strategist presso US Bancorp Piper Jaffray.

Sulla scia della Fed, la Banca Centrale Europea ha
a sua volta tagliato i tassi di interesse di 50 punti base portandoli a 3,75%. La BCE ha detto che l’economia dei 12 paesi della zona euro rallenterà nel breve termine, ma ha insistito sul
fatto che tale rallentamento avra’ breve durata.

Sul Dow Jones e’ rimasto per tutta la seduta il blocco automatico degli ordini di vendita per limitare gli eccessi di ribasso.

Sul listino dei titoli industriali a pesare maggiormente sono stati Boeing, che ha perso il 17%, Honeywell e United Technologies, che ha archiviato la seduta arretrando del 25%.

Forti ribassi dunque nel comparto trasporto aereo, settore finito in crisi a seguito dell’attacco terroristico di martedi’ scorso, che ha costretto numerosi vettori a ridurre il personale e a tagliare voli per contenere i costi.

Continental, dopo aver annunciato il licenziamento di 12.000 dipendenti, ha dichiarato che tagliera’ 10 voli nazionali in un programma di risparmio.

Colpito duramente anche il settore assicurativo, mentre i settori difesa e sicurezza beneficiano cinicamente della recente tragedia.

Sul fronte macroeconomico, le scorte di magazzino nel mese di luglio negli Stati Uniti hanno registrato un calo dello 0,4%; lo ha comunicato il dipartimento del Commercio USA.

Il dato e’ esattamente in linea con le stime di consensus.

Il calo e’ analogo a quello registrato nel mese di giugno.

Non e’ mancata sui mercati l’eco di forte emozione dopo quel tragico martedi’ dell’attacco terroristico. “Ho parlato ai miei clienti, si, ma ho parlato loro di famiglie, di come spiegare quello che e’ successo ai nostri figli”, ha dichiarato un dipendente a New York di UBS Warburg.

“In una situazione come questa e’ difficile arrivare al dunque, e parlare di investimenti. Qui si sta parlando di emozioni”, ha concluso l’esperto.

“Non e’ stato facile alzare la cornetta e telefonare a qualcuno a New York, oggi”, ha commentato Hugo Robson, della divisione corporate finance di ABN Amro a Londra.