Wall Street chiude in calo, timori crescita economica

28 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street chiude la giornata di contrattazioni all’insegna dei timori crescita economica globale e protrarsi della crisi debitori ain Europa.

A mettere ulteriore pressione i mercati azionari Usa, è la proposta sulle tassazioni finanziarie, ovvero sulla Tobin Tax. I decennali dei Treasury a dieci anni continuano a rimanere comunque in rialzo, all’1,980%.

In chiusura lo S&P500 scende di 24,32 punti (-2,07%), a quota 1.151,06 punti, mentre il Nasdaq cala di 55,25 punti (-2,17%), a 2.491,58, e il Dow Jones cede 179,79 punti (+1,61%), a 11.010,9.

Dal fronte economico sono stati resi noti gli ordini di beni durevoli che, con un calo dello 0,1% ad agosto, decisamente peggio del +4,1% di luglio, hanno deluso le stime (+0,1%).

Tuttavia, il dato è di per sé molto volatile e alcuni suoi sottoindici hanno registrato una buona performance. In particolare, la domanda per i beni capitali è salita al massimo in tre mesi, fattore che ha sostenuto inizialmente Wall Street. “I beni durevoli sono andati bene, certo non sono stati incredibili, ma neanche terribili; e tale elemento ci porta a continuare a credere che siamo in un contesto di crescita economica molto lenta – ha detto a Bloomberg Tom Wirth, gestore senior degli investimenti, presso Chemung Canal Trust a Elmira, New York – C’è molto rischio già scontato sui mercati, e se gli utili rimarranno dove sono, così come se i dati si mostreranno simili a quelli dei beni durevoli, i mercati avranno un supporto”.

Tuttavia, nonostante alcune notizie positive che arrivano dal fronte societario e in attesa del discorso del presidente della Fed, Ben Bernanke , che arriverà alle 23 ora italiana, Wall Street continua a concentrarsi sull’Europa e si adatta alla cautela che prende piede nell’altra sponda dell’Oceano.

L’attenzione continua a essere rivolta alle notizie provenienti dal Vecchio Continente, con gli ispettori della troika (Bce-Ue-Fmi) che faranno ritorno nel paese ellenico per valutare le nuove misure di austerity adottate da Atene al fine di ricevere una nuova tranche di aiuti. Attesa a questo punto sul voto del Parlamento tedesco, in calendario domani, sul pacchetto di finanziamenti a favore della Grecia.

Si smorza però il sentiment positivo alimentato dalle parole del presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso che ha affermato che la “Grecia è, e rimarrà, un membro dell’area euro. Barroso ha anche invitato la Bce a fare “quanto è necessario” per assicurare l’integrità della regione.

Commentando la performance dei mercati, Andre Bakhos, direttore dell’analisi di mercato presso Lek Securities di New York, sottolinea che, “ovviamente, gli indici sono entusiasti riguardo all’arrivo di misure e di azioni volte a scacciare lo spettro del contagio nella zona euro”, ma “il rischio al ribasso è grande e la volatità la farà da padrona”.

Tra le storie societarie di rilievo, Amazon, con il titolo in rialzo di più del 3% dopo la notizia secondo cui è pronto il lancio del Kindle Fire, una nuova versione di Kindle che potrà dare filo da torcere a Apple. Le novità interessano la stessa Apple, che sarebbe pronta a lanciare il suo iPhone 5. Il titolo fa +0,60%.

Sul fronte finanziario, occhio a Bank of America, che si prepara ad affrontare un’azione legale che potrebbe costare molto caro alla banca americana. Il titolo cede lo 0,80%. Male anche altri bancari come Morgan Stanley -2,99%, Goldman Sachs -1,53%, Citigroup -1%, che si allineano ai ribassi delle banche europee.

Sul fronte valutario, l’euro riduce i guadagni nei confronti del dollaro a quota $1,3528. La moneta unica guadagna ancora nei confronti del franco svizzero a CHF 1,2184, mentre il rapporto euro/yen è in flessione a JPY 103,53.

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio calano a $81,21 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scendono di nuovo a $1,618,10 l’oncia.

L’accelerazione al ribasso delle quotazioni del greggio si spiega con i dati sulle scorte che sono stati comunicati dal dipartimento di Energia Usa e che hanno messo in risalto un rialzo inatteso degli stock. In particolare, nella settimana terminata il 23 settembre, le scorte di petrolio crude sono salite di 1,9 milioni di barili (contro le stime di un dato invariato degli analisti), mentre gli stock di benzina e di distillati sono cresciuti rispettivamente di 800.000 e 100.000 barili.