Wall Street chiude in calo dopo le parole di Bernanke

29 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street vira in territorio negativo dopo che il presidente della Federal Reserve ha lasciato intendere che il mercato azionario non potra’ piu’ contare su nuove misure accomodanti di politica monetaria.

In chiusura, l’indice Standard & Poor’s 500 cede 6,5 punti (-0,47%) a 1.365,68, dopo aver toccato punte di +0,4% in avvio. Il Dow Jones non riesce ad agguantare quota 13.000 punti e perde 53,05 punti (-0,41%) a 12.952,07. Nonostante per qualche istante abbia superato quota 3.000, neanche il Nasdaq è escluso dai sell, in calo di 19,87 punti (-0,67%) a 2.966,89.

Annullata la reazione positiva alla pubblicazione del dato relativo al Pil Usa del quarto trimestre del 2011, che è stato rivisto al rialzo da +2,8% a +3%. Si tratta del ritmo di crescita più sostenuto dell’ultimo anno e mezzo.

Oltre al Pil, e’ stato reso noto anche il Chicago Pmi, ovvero l’indice che misura la performance dell’attività manifattiera dell’area di Chicago e che è salito a sorpresa a 64 punti nel mese di febbraio, ben oltre le stime.

Sulle condizioni economiche degli Stati Uniti ha parlato al Congresso Usa il presidente della Fed Ben Bernanke. Il timoniere della Banca centrale Usa ha affermato che la Fed sta valutando le mosse da intraprendere, o meglio è in allerta, dopo il calo del tasso di disoccupazione. Differenti sono comunque i segnali che arrivano dal fronte macroeconomico.

Importante market mover della giornata di oggi resta anche dall’altra parte dell’oceano l’esito della seconda maxi operazione di liquidità avviata dalla Bce. Sono 800 le banche che hanno bussato alla porta dell’istituto di Francoforte, molto più delle richieste arrivate nella prima asta di dicembre.

Nel complesso, la Banca centrale europea ha erogato 529,5 miliardi di euro, più dei 489 miliardi di euro chiesti lo scorso 21 dicembre.

L’operazione però non convince e c’è anche chi mette in guardia contro la formazione, e successiva esplosione di una bolla che coinvolgerà sia l’azionario che il mercato dei titoli di stato. Si parla perfino di anarchia monetaria e del rischio che le continue iniezioni di liquidità che le banche centrali occidentali stanno immettendo nei sistemi finanziari da diversi tempi finiscano con il portare o a una maggiore inflazione reale, o a un collasso del credito deflazionistico.

Wall Street continua a guardare insomma sempre all’Europa, tra speranze e timori. L’ottimismo sullo stato della ripresa economica negli Stati Uniti ha comunque spinto l’indice S&P500 a mettere a segno un rialzo inferiore al +9% da inizio anno e con oggi chiude il mese di febbraio con un buon +4,1%. Il Dow Jones per la prima volta dal 2008 ha chiuso al di sopra della soglia dei 13.000 punti, livello che però non è riuscito a tenere.

“Il Dow vicino a quota 13.000 dovrebbe accelerare la fase degli acquisti, visto che le notizie provenienti dal fronte macro rimangono favorevoli”, commenta a MarketWatch Peter Cardillo, responsabile economista dei mercati presso Rockwell Global Capital.

TITOLI MIGLIORI E PEGGIORI DEL DOW JONES DA INIZI 2012

Tra i titoli che muovono i mercati, Bank of America, che cede -1,73%. Le quotazioni del colosso bancario conquistano comunque il primo posto nella classifica dei titoli migliori del Dow Jones in questa prima parte del 2012. Dagli inizi dell’anno, BAC ha guadagnato circa il +37,41%.

Caterpillar al secondo posto con +2153%, seguita da Microsoft +18,57%. Verizon invece compare al fondo della lista con un calo dagli inizi del 2012, mentre al penultimo posto Pfizer.

Intanto sotto i riflettori poi la dichiarazione di Fink, amministratore delegato di BlackRock, che afferma che si è ancora lontani dal momento in cui l’azionario appare giunto a livelli troppo alti.

Sul fronte valutario, l’euro perde sul dollaro a $1,3325. La moneta unica cede lo 0,33% verso lo yen a JPY 108,12, mentre il rapporto dollaro/yen è -0,16%, a 81,14.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio piatti a quota $107,07 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scambiano a $1.711,30 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano in flessione al 1,991%.