Wall Street cala? Tutta colpa di un grosso hedge fund

9 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Il tempo dei rialzi e’ scaduto per la borsa americana. Se a dirlo e’ uno dei gestori piu’ ascoltati di New York ecco allora che il mercato ci crede.

Sul floor, alla borsa di New York, tutti sembrano avere dato retta a un rumor non entusiasmante per i corsi azionari. Motivo per cui c’e’ stato una repentina frenata dei listini. Paul Tudor Jones, a capo del fondo Tudor Investment (un hedge macro) e tra i money manager piu’ ascoltati a Wall Street, avrebbe annunciato che l’S&P 500 ha toccato il suo top e che i prezzi dei bond Usa sono destinati a rimbalzare. Dopo due ore la societa’ di comunicazione che gestisce le relazioni esterne del fondo ha smentito.

E cosi’, dopo oltre due ore e mezzo di contrattazioni, i listini americani hanno preso una brutta piega dovuta anche al calo del settore energetico e delle risorse di base (-1%). Giu’ anche health care (-0,50%), titoli finanziari e industriali (-0,40%). Tengono le telecom.

Voci a parte, l’appuntamento che il mercato si aspettava in una giornata priva di dati macro rilevanti era la testimonianza alla Camera del numero uno della Fed Ben Bernanke, la prima da quando i Repubblicani hanno preso posto dopo le elezioni di Mid-Term. Non sono emerse grosse novita’ rispetto alle indicazioni pervenute dall’ultima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria chiamato a prendere decisioni sui tassi.

Bernanke ha difeso il piano da $600 miliardi di riacquisto di Treasury a lunga scadenza, ha spiegato che negli ultimi mesi l’economia sembra essersi rafforzata, ma ha anche precisato che “fino a quando non si vedra’ un lungo periodo di forte creazione di posti di lavoro, non si puo’ considerare la ripresa veramente consolidata”. Il governatore ha inoltre aggiunto che l’inflazione non preoccupa.

Nel frattempo gli strategist si interrogano sulla direzione che l’azionario e’ destinato a imboccare. Alcuni sono pronti a scommettere che la corsa, almeno per oggi, si fermera’. Lo stop e’ considerato pero’ fisiologico, all’indomani di una seduta in cui il Dow ha archiviato la settima seduta consecutiva in rialzo.

Hanno chiuso in calo tutti i listini europei. Piazza Affari ha terminato a 22.683 punti (-0,22%). Sui listini asiatici, all’indomani della stretta monetaria della Banca Popolare cinese, lo Shanghai Composite cinese ha perso lo 0,9% nel primo giorno di contrattazioni dopo il lungo ponte festivo. A Hong Kong l’Hang Seng ha ceduto l’1,4%. In Giappone il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,2%.

In generale si teme che un rallentamento dell’economia cinese possa avere ripercussioni sull’intera congiuntura globale. Preoccupate sembrano essere soprattutto l’Australia e la Cina: entrambe fornitrici di materie prime, le due economie temono infatti che in caso di indebolimento della Cina, le loro forniture di materie prime andrebbero a diminuire, provocando a catena una flessione delle esportazioni, del Pil e delle divise di riferimento.

Non mancano notizie anche dal Giappone, alle prese con i suoi debiti pubblici colossali e anche le condizioni precarie in cui versano le sue banche: sia il Fondo Monetario Internazionale che Moody’s oggi hanno strigliato il governo, invitandolo a fare di piu’ per mettere un freno a un debito che rappresenta il 200% rispetto al prodotto interno lordo.

I volumi a Wall Street sono nella media (sul NYSE passati di mano 378 milioni; sul NASDAQ scambiati 908 milioni di pezzi). I titoli in calo superano quelli in rialzo (sul NYSE il rapporto rialzi/ribassi e’ 919/1979, sul NASDAQ e’ 748/1775) mentre quelli che hanno visto nuovi massimi sono numericamente superiori a quelli che hanno toccato nuovi minimi (sul NYSE il rapporto e’ 160 a 13 e sul NASDAQ 748 a 1775).

A livello settoriale, si segnala il rialzo dei seguenti Etf: Coffee-JO +2,1%, Cocoa-NIB +2,1%, Volatility-VXX +2%, Grains-JJG +1,8%, Broker/Dealers-IAI +0,9%, Agriculture-DBA +0,8%, Germany-EWG +0,5%, Swiss Franc-FXF +0,4%. In calo invece: Indonesia-IDX -3,2%, China-FXI -3,0%, South Korea-EWY -2,6%, Hong Kong-EWH -2,4%, Coal-KOL -2,4%, Emerging Mkts-EEM -2,3%, Thailand-THD -2,2%, South Africa-EZA -2,2%, Peru-EPU -2,2%, Copper Miners-COPX -2,2%, Silver Miners-SIL -2,2%, Oil Services-OIH -2,2%, Base Metals-DBB -2,2%, Jr. Gold Miners-GDXJ -2,2%, Copper-JJC -2,0%, Metals and Mining-XME -2,0%, Steel-SLX -2,0%, Oil & Gas E&P-XOP -1,9%, Energy-XLE -1,8%.

Sugli altri mercati, i futures con scadenza marzo del petrolio segnano un rialzo dello 0,24% a $87,15 il barile. I contratti con scadenza analoga dell’oro cedono lo 0,37% a $1.359,10 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro avanza dello 0,45% $1,3686. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,7290% dal 3,725% di ieri.