WALL STREET: BUFFETT VOLA
GLI SCIENZIATI NO

5 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Tra guru, fondi e money managers c’è anche chi si
è salvato nella grande crisi: Caam Volatility Equities,
che investe sulla volatilità dei mercati, ha visto
nell’ultimo mese salire le quotazioni di oltre
un 5 per cento. Un buon rendimento, da inizio anno,
l’hanno ottenuto i fondi obbligazionari Absolute
Return di Julius Baer che sui subprime sono stati
short. La stella più luminosa, al solito, è quella di
Warren Buffett: le sue Berkshire Hathaway sono
volate ai massimi storici. Ma le note positive finiscono
qui. E s’impone una regola: in Borsa l’unica
certezza è non avere certezze.

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Tutti i sistemi, di qualsiasi tipo
(discrezionali-fondamentali,
quantitativi o pure basati sull’intelligenza
artificiale) incontrano,
per dirla con il gestore-filosofo
Nassim Nicholas Taleb,
il «cigno nero» che non dovrebbe
esistere in natura, ma purtroppo
esiste. E suona a monito
un po’ sinistro il fatto che, collegandosi
al sito di Bear Stearns,
fino a pochi giorni fa si poteva
leggere che «l’esclusivo software
(BearXplorer®) a disposizione
dei clienti permette di valutare
l’impatto di oltre 60 fattori di
rischio… per evitare acquisti incauti
e perdite repentine». Evidentemente,
il software non ha
funzionato, non è stato consultato
o il 61° fattore ha tradito le
lodevoli attese.

Fra le vittime eccellenti della
crisi non mancano i celebrati
money manager. È il caso di James
Simmons, uno dei gestori
hedge più pagati (il 4% di spese
gestione più il 40% di commissione
di performance), che col
suo Renaissance Institutional
Equities Fund ha realizzato dal
1989 in poi una performance
media del 30% annuo. Le sue
scelte di gestione sono fondate
su sistemimatematici esperti, dove
vengono analizzati «il controllo
del rischio, le stime sulla varianza
e la co-varianza con sistemi
predittivi proprietari» con il
contributo di 180 cervelloni delle
migliori facoltà scientifiche Usa. Ebbene, tutto ciò non ha impedito
ai clienti del fondo Renaissance
di incassare un –8,7% nella
prima settimana di agosto.

Fra i risparmiatori italiani una forte
delusione è arrivata, invece, dal
fondo Jp Morgan Highbridge Statistical
Market Neutral, che in Italia
aveva riscosso un fortissimo successo
grazie all’idea di base con la
quale era stato proposto da legioni
di promotori e private banker tricolori.
Un fondo a ritorno assoluto capace
di realizzare, indipendentemente
dall’andamento del mercato,
performance superiori a un fondo
monetario. Qualcosa nei modelli
matematici deve essere andato
storto in questa tempesta di piena
estate: nelle ultime settimane, questo
fondo ha visto, infatti, le quotazioni
passare nei momenti peggiori
da 104 fino a 95 con buona pace di
Evan Dick, il gestore che guida il
team di Highbridge e del suo sogno
democratico: «Rendere disponibili
ai molti i migliori prodotti finanziari
finora riservati solo ai pochi».

Ora
questo gestore,con un passato alla
Nasa, ammette «il fondo si è ritrovato
ad avere posizioni dalla parte
sbagliata». In questo pazzo mercato,
come sottolinea Evan Dick, salgono
i titoli sopravalutati e scendono
i titoli sottovalutati: la cosa peggiore
che può capitare a un gestore
long/short.

Il mercato non ha rispetto per
nessuno, nemmeno per i billionari
come Jeff Larson. Nelle scorse settimane
ha dovuto ammettere ai suoi
investitori di aver sbagliato previsioni,
chiedendo scusa per questo
devastante errore. I suoi fondi Citadel,
infatti, hanno perso fra il 50 e il
60%, bruciando in un mese 1,5 miliardi.
Tra i clienti, Harvard. Che ha
perso 350 milioni di dollari.

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