WALL STREET:
E’ IN ARRIVO
UN GRANDE CRASH?

25 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Robert McHugh Ph.D. e’ presidente e CEO di Main Line Investors, Inc., un investment advisor della Pennsylvania. Le opinioni e analisi presentate in questa introduzione (l’intero articolo e’ disponibile solo per gli abbonati) sono rese a puro titolo informativo, per fine di educazione del pubblico sul mercato finanziario e non impegnano in alcun modo Wall Street Italia.

(WSI) – Mentre gli hedge funds e gli speculatori istituzionali sono alla ricerca di qualche altra mania finanziaria, sperando come al solito che gli ultimi idioti entrino in modo che loro invece possano uscire al momento giusto prima dell’inevitabile collasso, con il Nasdaq ancora al di sotto di oltre il 60% rispetto al massimo storico, l’indice Dow Jones Industrials ha toccato venerdi’ 22 ottobre un minimo intraday che e’ esattamente 1000 punti al di sotto del massimo dell’anno stabilito il 19 febbraio 2004, e si trova adesso a -6.7% per il 2004.

Il 22 ottobre 2004 rappresenta la soglia “phi”, secondo la tecnica di Fibonacci, che noi avevamo scelto come target gia’ molti mesi fa. Rappresenta un bottom, anche se forse minore. Il DJIA sta toccando la parte bassa del suo trend-channel discendente che comincio’ a febbraio 2004; per cui non sarebbe soprendente che possa verificarsi un piccolo rimbalzo da qui al 2 novembre, giorno delle elezioni presidenziali Usa, quando si chiarira’ lo scenario politico americano.

Ma la verita’ e’ che non solo ci sono troppe analogie con il crollo dell’indice giapponese Nikkei, ma anche che uno sfondamento deciso della parte bassa della curva da parte del DJIA darebbe il segnale che un crash del mercato azionario sta per verificarsi.

Questo scenario e’ importante perche’ adesso non e’ certo il momento di andare long, solo perche’ secondo la scuola di Fibonacci siamo arrivati alla data fatidica “phi” che segnala il raggiungimento di un bottom. E’ un primo bottom. Il segnale che il Dow Jones Industrials potrebbe imbarcarsi verso una situazione pericolosa, ci sarebbe se l’indice violasse con decisione la parte inferiore del trend-channel al ribasso, scendendo sotto quota 9650. Cio’ innescherebbe un panic selling, un flagrante sfondamento tipo crash rispetto a un calo ordinato del mercato.

I grafici (vedi chart a fondo pagina) parlano chiaro. I prezzi hanno raggiunto il periodo in cui erano quando capito’ il crash dell’ottobre 1987 (il fatto poi che esattamente 75 anni fa, il 24 ottobre 1929, sia la data in cui avvenne il grande crollo di Wall Street che diede il via alla Grande Depressione e’ invece piu’ una malaugurata concidenza che altro).

Altri grafici mettono a raffronto invece il calo del Dow Jones Industrial Average dal 2000 al 2004 con il calo del giapponese Nikkei dal 1996 al 2004. Il percorso e’ rimarchevole e impressiona per la sua estrema chiarezza.

L’analisi approfondita di questi grafici e il commento delle implicazioni che tali percorsi logici possono avere per i portafogli degli investitori privati, istituzionali, gestori di fondi e trader e’ spiegato con dovizia di particolari in Target News, una delle 12 sezioni riservate agli abbonati a INSIDER. Se non sei gia’ abbonato, clicca sul
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Nota: Wall Street Italia invita i piu’ qualificati analisti tecnici e graficisti italiani a dare il loro contributo, con un commento su cosa sta accadendo sulle borse americane. Pubblicheremo in Prima Pagina i migliori articoli che ci arriveranno via email (vedi qui sotto).