Wall Street: azionario ancora in ritirata, rally del dollaro

15 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La notizia del mancato accordo in Grecia per formare un governo di coalizione e il ritorno alle urne considerato sempre più probabile mettono uno stop a Wall Street, che era orientata a chiudere in territorio positivo. In linea con i cali delle borse europee, gli indici azionari Usa registrano un’altra giornata negativa.

In chiusura lo S&P500 perde -7,69 punti (-0,57%), a quota 1.330,66 punti. In calo anche il Dow Jones, che arretra di 63,35 punti (-0,50%), a 12.632,00 punti, mentre il Nasdaq cede -8,82 punti (-0,30%), a 2.893,76.

Avversione al rischio testimoniata dal dietrofront repentino dell’ euro che, subito dopo la notizia della Grecia, ha sfondato al ribasso quota $1,28 e che cede nei confronti del dollaro a quota $1,2730; la moneta unica contro lo yen a JPY 102,08, mentre il rapporto dollaro/yen a JPY 80,19. Da segnalare che l’euro non ha chiuso nei confronti del dollaro sotto quota $1,28 dalla metà di gennaio.

Passa così in secondo piano l’entusiasmo per il dato positivo relativo al Pil tedesco, cresciuto cinque volte tanto le attese, con +0,5% nei primi tre mesi del 2012, rispetto al trimestre precedente. Gli analisti attendevano un più modesto +0,1%.

Indicazioni contrastate, tra l’altro, sono arrivate dallo stesso fronte economico Usa. Guardando ai dati resi noti negli Stati Uniti, è stato sicuramente sorprendente l’indice Empire State NY – che misura l’andamento del settore manifatturiero dell’area di New York -, balzato a maggio a 17,1 punti, contro i precedenti 6,6 di aprile.

L’indicatore è stato decisamente migliore delle attese, che parlavano di un incremento limitato a 8,4 punti. Tuttavia, non è di buon auspicio la componente che misura le aspettative di business a sei mesi che, a dispetto dell’ottima performance dell’indicatore, è scesa a 29,3 a maggio, rispetto ai 43,1 di aprile.

Deludenti poi le vendite al dettaglio, che ad aprile sono salite di appena lo 0,1%, contro il +0,7% precedente (dato che è stato rivisto tra l’altro al ribasso dal +0,8% inizialmente reso noto a marzo), peggio delle previsioni. Da segnalare l’importanza del dato economico, visto che negli Stati le spese per consumi incidono sulla performance del prodotto interno lordo fino al 70%; i numeri appena resi noti indicano dunque un probabile rallentamento della congiuntura economica.

L’indice dei prezzi al consumo, importante termometro dell’inflazione negli Usa, è rimasto praticamente fermo ad aprile, per la prima volta dallo scorso dicembre, e in linea con le attese. La componente core è avanzata dello 0,2%, anche in questo caso in linea con il consensus. Su base annua, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 2,3%, così come anche la componente core.

Rese note anche le scorte di magazzino delle aziende, che a marzo sono salite dello 0,3%, il linea con il consensus.

Contemporaneamente è stato comunicato il sentiment dei costruttori di abitazioni, che nel mese di maggio è balzato a 29 punti rispetto ai 24 punti di aprile, meglio delle stime. Il dato ha testato il record dal maggio del 2007, anche se rimane ben al di sotto del livello, pari a 50, che indica un maggiore ottimismo da parte della categoria dei costruttori.

Sotto i riflettori i finanziari, dopo la decisione di Moody’s rivedere al ribasso il rating di 26 banche italiane. A breve dovrebbe seguire un simile giudizio per le banche degli altri paesi europei. Tra i titoli bancari, Bank of America -0,68%, JPM +1,26%, nonostante lo scandalo di quest’ultima, colpita di recente buco da $2 miliardi. Citigroup -1,24%, Morgan Stanley -1,12%, American Express -0,82%.

Tra i singoli titoli, forte rialzo di Groupon, con +3,71% dopo che la società ha registrato utili superiori alle attese degli analisti nel primo trimestre. Avon Products giù -9,74%, dopo la decisione di Coty di ritirare l’offerta da $10,7 miliardi per la società. Il titolo è il peggiore scambiato sullo S&P 500. Tra gli hi-tech, occhio al Philadelphia Semiconductor Index.

Sul fronte societario, la vera protagonista è comunque Facebook che, complice la forte domanda riscontrata in attesa dell’Ipo, ha alzato la forchetta del prezzo di collocamento a $34-$38 per azione.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio ancora in calo a $93,98 al barile, mentre le quotazioni dell’oro arretrano a $1.557,10.

Lo S&P GSCI, l’indice di riferimento delle commodities che misura la performance di 24 materie prime, è sceso del 7,4% dall’inizio di maggio, dopo i ribassi di marzo e aprile. Di fatto, gli investitori hanno ritirato 260 milioni di dollari dai relativi fondi ETF. Il petrolio scende per la nona volta in dieci sedute sul New York Mercantile Exchange, mentre a Londra il rame ha testato il minimo degli ultimi quattro mesi, a $7.763,50 la tonnellata.

Il clima di generale incertezza sui mercati è confermato dalla fuga verso i Treasury, con i tassi a cinque anni che sono scesi in giornata fino allo 0,70%, al livello minimo di chiusura di fine gennaio, pari allo 0,71%. Al momento i tassi sono in rialzo allo 0,74%. I rendimenti dei Treasury a 10 anni scendono all’1,766%.

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