Wall Street avanza: S&P ai massimi pre-Lehman

24 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Seduta poco variata ma positiva per Wall Street con l’indice S&P 500 che chiude ai massimi dal giugno 2008, prima cioe’ del collasso di Lehman Brothers: ha segnato un rialzo di 2,28 punti a 1.365,74 (+0,17%). Il Dow Jones ha concluso piatto con un calo di 1,74 punti a 12.982,95 (-0,01%). Il Nasdaq e’ cresciuto di 6,77 punti a 2.963,75 con un incremento dello 0,23%

Detto questo, le nuove indicazioni in ambito macroeconomico, nel complesso positive, non entusiasmano, ma evitano allo stesso tempo al mercato di subire perdite.

Alle 17.30 italiane il Dow si riporta sopra quota 13.000, e scambia in progresso dello 0,13%. In progresso anche il Nasdaq (+0,32%) e il paniere allargato (+0,29%). Gli indici si avvicinano ai livelli di prezzo visti nel 2008, prima del crack di Lehman Brothers.

I guadagni moderati giungono all’indomani del raggiungimento di un traguardo importante per Wall Street: l’indice S&P500 viene infatti dal suo risultato migliore degli ultimi 10 mesi. Oggi, tuttavia, sta incontrando qualche difficolta’ a spingersi oltre.

Intanto continua il rincaro dei prezzi del petrolio, saliti ai massimi degli ultimi nove mesi in area $108 al barile. A favorire le contrattazioni del greggio (contratto WTI) e’ anche l’indebolimento del dollaro, che perde circa lo 0,4% nei confronti delle sei valute rivali principali.

Tra le blue chip si mettono in evidenza Apple (+0,7%), Wal-Mart (+0,3%) e Procter & Gamble (+0,7%), che fanno meglio dei rispettivi settori.

Sullo sfondo la stagione della trimestrali che ormai volge al termine: il gruppo assicurativo AIG (in rialzo del 5%), Gap (in calo del 4,5%), e JC Penney (-0,6%) hanno tutte riportato utili superiori alle previsioni.

Intanto in rialzo anche Omnivision Technologies e Salesforce.com, dopo l’annuncio di risultati oltre le attese, mentre la lettera si abbatte su Crocs e Deckers Outdoor, colpevoli di non averle centrate.

Delle 434 società nell’indice S&P500 che dal 9 gennaio hanno riportato i risultati d’esercizio, sono 296 (68%) quelle che sono riuscite a battere le stime degli analisti.

Intanto si fa sentire la tensione sul fronte geopolitico: in un’intervista esclusiva concessa all’emittente CNBC, il segretario del Tesoro Usa Timothy Geithner ha avvertito che l’Iran rappresenta una minaccia alla crescita economica mondiale.

In calendario macro, i numeri sulla fiducia dei consumatori calcolati dall’Universita’ del Michigan (dato rivisto) hanno visto un rialzo a sorpresa sopra i livelli di 75 punti. L’aggiornamento mensile sulle vendite di case nuove ha evidenziato invece un calo, seppur moderato, in gennaio, pari al -0,9%. Si tratta del primo stop dopo quattro mesi consecutivi in progresso. I dati di dicembre, tuttavia, sono stati rivisti al rialzo.

Le attese sul Michigan sono per una lettura di 73, rispetto a dati provvisori di febbraio su 72,5. Riguardo all’immobiliare, le stime sono per 315.000 nuove vendite a gennaio, contro 307.000 a dicembre.

“La fiducia dei consumatori Usa è migliorata continuamente dalla metà del 2011 e il mercato punta in un proseguimento del trend”, si legge nella nota di Connall Mac Coille, economista di Davy. “Anche la vendita di nuove case dovrebbe registrare un miglioramento, vista la bontà delle ultime rilevazioni sul mercato immobiliare. Entrambi avranno il potenziale di rafforzare il sentiment positivo che circola sull’economia Usa”.

Sembrano passare in secondo piano al momento le rilevazioni sulla crescita economica tedesca, con una contrazione dello 0,2% nel quarto trimestre del 2011, con minori esportazione e consumi. Gli analisti credono comunque che nel corso di quest’anno il paese dovrebbe riprendere forza.

Domani si terrà in Messico l’importante meeting tra i ministri delle Finanze e i banchieri centrali dei paesi G20, per discutere su nuovi fondi al Fondo monetario internazionale, da utilizzare per combattere la crisi in Europa.

Sul fronte valutario, focus in particolare sull’euro che rimane positivo nei confronti del dollaro con oltre +0,5% a $1,3460; rapporto dollaro/yen a 80,55 (+0,70%), mentre la moneta unica avanza +0,98% nei confronti dello yen, a JPY 108,02. Di fatto, l’euro è al massimo di due mesi e mezzo nei confronti del biglietto verde, e al record degli ultimi tre mesi e mezzo contro lo yen.

Per terminare la panoramica sui mercati, occhi puntati ai prezzi del petrolio: i futures sul greggio scambiati a New York +0,39%, a $108,25 al barile. Da segnalare le attese rialziste degli analisti riguardo all’oro nero, condizionate anche dalle continue tensioni geopolitiche, che nelle ultime ore riguardano l’avvertimento lanciato da Israele sull’Iran.

Le quotazioni del petrolio si sono avvicinate a $109 al barile nelle contrattazioni asiatiche. Il rialzo va avanti ormai da 7 giorni: si tratta dell’arco temporale di guadagni del petrolio più duraturo da gennaio. Sempre in tema di commodities, le quotazioni dell’oro scendono -0,27%, a $1.781,50 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano al 1,979%, in contrazione di 0,5 punti base.