Wall Street: ancora Buy

11 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Dopo tre ore e mezzo di contrattazioni Wall Street prosegue sulla via del rialzo, sostenuta da materie prime (+1,34%) e settore energetico (+1,61%). Da poco il Tesoro Usa ha effettuato l’asta da $32 miliardi di titoli a tre anni: il rendimento si e’ attestato all’1,027% (era atteso all’1,034%), con una domanda superiore di 3,06 volte l’offerta (era stata di 2,91 volte quella dell’asta precendete mentre la media per i Treasury a 10 anni e’ di 3,16 volte.

Il Wall Street Journal spiega che, fino a quando le tensioni legate al debito sovrano Ue non verranno allentate, a beneficiarne saranno gli Stati Uniti: gli investitori potrebbero essere sempre piu’ propensi a favorire le emissioni considerate piu’ sicure. Aspetto che potrebbe aiutare proprio Washington ad assorbire l’ondata di debito che verra’ riversata sul mercato fino a venerdi’. Il rendimento del Treasury decennale e’ passato al 2,5% di agosto al 3,3% circa attuale. Uno degli elementi che verra’ guardato sara’ il livello di partecipazione degli investitori esteri alle aste Usa: a novembre era stato raggiunto il 43% per poi scendere al 21% il mese scorso.

L’attenzione resta sulle numerose aste in calendario nei prossimi giorni, Europa inclusa. Lisbona domani tentera’ di vendere 1,25 miliardi di titoli a 5 e 10 anni. La domanda cruciale e’: a quale costo? Il rendimento del decennale e’ passato in un anno da sotto il 4% a oltre il 7%. Giovedi’ tocchera’ alla Spagna.

Intanto la Grecia ha venduto oggi 1,95 miliardi di titoli a 6 mesi con un rendimento del 4,90% (contro il 4,82% dell’asta precedente) con un rapporto tra domanda e offerta pari a 3,4, meno del 5,15 dell’ultimo appuntumento con il mercato per il medesimo tipo di bond.

L’Italia ha venduto 7 miliardi di titoli a 1 anno con un rendimento del 2,067% (massimo del dicembre 2008) e un bid to cover ratio di 1,63. I due dati si confrontano rispettivamente con il 2,014% e con una domanda superiore all’offerta di 2 volte osservati nell’asta precedente.

Tornando al mercato azionario, i listini americani guardano alle trimestrali domestiche (Alcoa scivola nonostante il ritorno all’utile, da dicembre segnava +25%) ma sullo sfondo restano le tensioni sul debito sovrano europeo, oggi allentatesi. Il merito va a due fattori.

Il primo: il Giappone, come la Cina, si e’ detto pronto a scendere in campo per comprare titoli di stato dell’Eurozona. La volonta’ e’ quella di comprare circa il 20% dei bond che verranno emessi nel mese in corso. “E’ opportuno per il Giappone, in quanto una delle principale economie, compri bond europei per sostenere la fiducia” in Europa, ha riferito a Dow Jones Newswires il ministro giapponese delle finanze Yoshihiko Noda.

Il secondo: il primo ministro portoghese, Jose Socrates, ha negato che Lisbona abbia bisogno di un salvataggio e lo ha fatto fornendo dati preliminari sul deficit di bilancio 2010, inferiore a quanto promesso alle autorita’ di Bruxelles. Il deficit 2010 sembra essersi attestato sotto il target del 7,3% del Pil. Il che significa che il paese ha tagliato il suo deficit di oltre il 2% dai massimi 2009, pari al 9,3%.

La conseguenza e’ stato un restringimento degli spread tra i rendimenti dei titoli di stato dei paesi periferici e il Bund tedesco. Intanto i governi dell’Unione Europea starebbero pensando a incrementare il fondo di salvataggio da 440 milioni di euro, segno che il fondo stesso potrebbe rivelarsi troppo piccolo se la crisi dovesse esplodere dalla Grecia e Irlanda anche alla Spagna. Nessuna decisione – riferisce il Wall Street Journal – e’ stata ancora presa e difficilmente si giungera’ a una conclusione nell’incontro dei ministri delle finanze Ue della settimana prossima.

In tutto questo gli operatori si interrogano: ma cosa sta facendo la Bce?.

Tornando agli Stati Uniti, per la prima volta dopo cinque mesi consecutivi in rialzo, la fiducia tra le piccole aziende americane a dicembre e’ tornata a scendere. Il National Federation of Independent Business optimism index e’ calato a 92,6 da 93,2 di novembre, quando furono toccati i massimi dall’inizio della recessione nel dicembre 2007. Questo sta a significare che una ripresa reale richiedera’ tempo.

Ecco la sintesi della giornata sulle borse europee. Il FTSE a Londra ha segnato +1,0%, +1,2% per il DAX a Francoforte, su dell’1,6% per il Cac a Parigi, rialzo dell’1,5% per l’IBEX a Madrid, sugli scudi il PSI porteghese: +2,4% mentre il FTSE/MIB a Milano ha messo a segno +1,40%.

Le principali borse asiatiche hanno chiuso in generale in rialzo grazie al rimbalzo di settore recentemente venduti.
Il Nikkei in Giappone (ieri chiuso) ha ceduto lo 0,3% appesantito da IT (_1%) e telecom (-0,8%). L’Hang Seng a Hong Kong ha visto un +1% grazie a industriali (+3,4%) ed energetici (+1,7%). Lo Shanghai Composite in Cina ha registrato un incremento dello 0,4% con telecom (+2%), energetici e finanziari (+1%). Il Sensex in India e’ scivolato dello 0,1%: beni discrezionali (+1,5%) e finanziari (+0,9%) hanno controbilanciato la debolezza di IT (-2%) ed energetici (-1,3%).

Si segnala il rally della borsa in Bangladesh dopo il tonfo di ieri. L’indice generale del Dhaka Stock Exchange ha visto un +15,6%.

In Usa, i volumi sono per ora nella media (NYSE 418 milioni, Nasdaq 876 milioni di titoli passati di mano), con i titoli in rialzo che sono in numero maggiore rispetto a quelli in ribasso (1901/988 sul NYSE, 1709/825 sul Nasdaq) e con i nuovi massimi che si confrontano con i nuovi minimi in rapporto di 218 a 5 sul NYSE e 197 a 9 sul Nasdaq.

Tra i settori, si distinguono in rialzo: Palladium-PALL +3.8%, Silver Miners-SIL +3.3%, Sugar-SGG +3.2%, Cotton-BAL +3.2%, Metals and Mining-XME +2.8%, Copper Miners-COPX +2.7%, Jr. Gold Miners-GDXJ +2.7%, Taiwan-EWT +2.6%, Coal-KOL 2.5%, Oil Services-OIH +2.5%, Steel-SLX +2.3%. Mostrano invece debolezza:
Volatility-VXX -2.7%, Indonesia-IDX -1.4%, Long Treasuries-TLT -1.1%, Retail-XRT -1.0%, Airlines-FAA -1.0%, AUD-FXA -0.9%, Yen-FXY -0.7%, Swiss Franc-FXF -0.9%, Telco-IYZ -0.6%, Transports-IYT -0.5%

Sugli altri mercati i futures sul petrolio con consegna febbraio del petrolio salgono del 2% a $91,09. Il derivato con scadenza febbraio dell’oro segna +0,62% a $1.382,60. Sul fronte valutario, l’euro sale dello 0,10% a $1,2965. Quanto ai Treasury, i titoli a dieci anni mostrano un rendimento al 3,3570% contro quota 3,304% di ieri.