WALL STREET: ALERT UTILI, PECHINO NON BASTA

10 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Gli indici americani non sono riusciti a conservare i guadagni realizzati nella prima parte della giornata ed hanno archiviato la sessione in territorio negativo. A spingere al rialzo i listini nelle prime ore era stato l’avanzamento delle commodities, schizzate sulla scia del piano di stimolo fiscale annunciato dalla Cina, ma le deboli prospettive societarie hanno ben presto dissolto l’ottimismo iniziale, gravando sulla performance giornaliera. In rialzo di oltre 200 punti in avvio di seduta, il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0.81% a 8871, l’S&P500 ha ceduto l’1.27% a 919, il Nasdaq l’1.86% a 1616.

Le condizioni del mercato americano continuano a preoccupare gli operatori, impensieriti dall’aggravarsi della crisi che potrebbe seriamente danneggiare i profitti aziendali per ancora diversi mesi. A soffrire in modo evidente e’ stato il colosso dell’auto General Motors in seguito ai commenti negativi degli analisti di Deutsche Bank secondo cui l’azienda potrebbe subire un collaso entro la fine dell’anno qualora non dovessero essere erogati i fondi a sostegno da parte del governo. Piombando al minimo assoluto degli ultimi 62 anni, il titolo ha perso circa un quarto del proprio valore.

Tra i titoli finanziari, pesante Goldman Sachs che ha ceduto il 12% in seguito alle dichiarazioni del gruppo bancario Barclays secondo cui a causa del “credit crunch” il gruppo newyorchese potrebbe riportare la prima perdita trimestrale da quando quotata. Nella spirale ribassista anche il colosso Internet Google penalizzato dalle prospettive di stagnazione degli introiti pubblicitari (Barclays ha tagliato le stime sui ricavi del trimestre in corso).

“Il mercato non ha alcun indizio su quanto lunga e grave potra’ essere la recessione” ha affermato John Wilson, responsabile equity di Morgan Keegan. “C’e’ ancora un grande senso di timore tra gli operatori”. Gli analisti fanno notare che il presidente eletto Barack Obama potrebbe eriditare la peggiore recessione economica dal 1982, mettendo maggiore pressione all’ala democratica del Paese circa la creazione del team economico. L’indice S&P500 e’ ancora in ribasso del 38% dall’inizio dell’anno.

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Tra le altre news societarie, tonfo per la catena retail dell’elettronica Circuit City costretta a presentare domanda per l’ingresso in amministrazione controllata. In controtendenza il gruppo assicurativo AIG grazie all’accordo con il governo americano sull’iniezione di nuovi capitali e sull’abbassamento del tasso d’interesse sui prestiti. Nel terzo trimestre la societa’ ha riportato una perdita netta pari a $24 miliardi. Il titolo ha guadagnato +8.06%.

La banca europea HSBC Holding ha riportato un incremento degli utili trimestrali, la rivale Banco Santander ha invece annunciato un incremento di capitale per $9.25 miliardi attraverso la vendita diretta di azioni. Numeri positivi da McDonald’s sulle vendite comparate di ottobre, subito dopo la chiusura sara’ la catena di coffee shop Starbucks a riportare la trimestrale. Tra le news di M&A, NRG Energy ha rifiutato la proposta di acquisto effettuata da Exelon.

In Europa i listini sono riusciti a conservare parte dei guadagni, mentre la seduta si e’ chiusa in buon progresso per gli indici asiatici spinti dal piano di stimolo fiscale cinese per un valore di $586 miliardi annunciato nell’arco del weekend. Dalla banca svizzera UBS fanno sapere tuttavia che “il piano dovrebbe compensare parte della debolezza generata dal debole outlook sulle esportazioni, ma e’ difficile pensare ad un effetto positivo di lungo termine”.

Sugli altri mercati, in lieve progresso il petrolio. I futures con consegna dicembre sono avanzati a quota $62.41 al barile, in rialzo di $1.37. Sul valutario, poco variato l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di lunedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.2730. Vendite sull’oro: i futures con consegna dicembre sul metallo prezioso hanno guadagnato $12.30 a $746.50 l’oncia. Avanzano infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.76% dal 3.78% di venerdi’.

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