Wall Street al top di meta’ 2008

7 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

La prima seduta della settimana si chiude all’insegna degli acquisti per Wall Street, che prosegue il rally con cui negli ultimi 5 giorni di contrattazioni aveva messo a segno i maggiori guadagni da due mesi.

Il Dow ha chiuso la sesta seduta consecutiva in rialzo spinto dalla performance di Bank of America. Si tratta della striscia di tempo piu’ lunga da tre mesi. L’indice ha chiuso con un +0,57% a 12.161,55 (+69,4 punti). Il Nasdaq ha registrato un incremento dello 0,53% a 2.783,99 (+14,69 punti) mentre l’S&P 500 ha segnato un +0,62% a 1.319,05 punti (+8,18).

A sostenere i listini e’ stato il settore finanziario (+0,90%), seguito da risorse di base e industriali. In rosso soltanto le telecom.

“Molti analisti sostengono che serva una correzione prima di un ulteriore allungo, ma credo ci sia ancora spazio per crescere”, ha spiegato a Reuters Ron Kiddoo, direttore finanziario di Cozad Asset Management.

“Gli investitori continuano a muovere fondi dall’obbligazionario all’azionario mentre dati macro suggeriscono che l’economia domestica sta continuando a migliorare”, ha aggiunto a Marketwatch Fred Dickson, strategist di Davidson.

Circa il 72% delle societa’ quotate sull’indice benchmark di Wall Street ha registrato conti superiori alle stime di mercato. “Le persone credono che il numero delle aziende che batte le previsioni potrebbe calare, ma non credo che sia cosi'”, ha specificato Kiddoo. “Tra utili societari e M&A (segno che le aziende sono sottovalutate), oggi sono davvero mancate le cattive notizie” ha concluso.

Gli analisti di UBS hanno alzato il target 2011 per l’S&P 500 del 7,5% a 1.425 da 1.325 alla luce di un migliore outlook per l’economia e delle trimestrali.

Il Nasdaq-Omx, la societa’ di borsa che gestisce il listino tecnologico, ha guadagnato terreno nonostante l’annuncio nel weekend di invasioni di pirati informatici nelle proprie reti di computer. I fatti risalgono all’anno scorso.

“L’hackeraggio e’ un problema globale destinato a farsi sentire sempre di piu’. E’ difficile difendersi contro i pirati informatici. Ci sono certamente le preoccupazioni ma cio’ non avra’ impatto sulla visione degli investitori in merito alle opportunita’ offerte dall’azionario” ha commentato Joe Battipaglia, strategist di Stifel Nicolaus.

L’unico dato della giornata e’ stato quello del credito al consumo di dicembre, a quota $6,1 miliardi dopo il +$2 miliardi di novembre. Si tratta del terzo mese consecutivo al rialzo. Il credito “revolving” (+$2,3 miliardi) e’ cresciuto per la prima volta dall’agosto 2008 dopo 26 mesi consecutivi di declino. Quello non revolving (+$3,8 miliardi) e’ invece aumentato per la quinta volta non consecutiva.

Seduta mista per le materie prime. Bene quelle industriali (+1,5%), trascinate dal +4,3% del cotone. Male quelle energetiche (-1,5%), condizionate dal -4,5% del gas naturale, tornato sui minimi di dicembre in vista di previsioni meteo piu’ miti per le prossime settimane.

I futures con scadenza marzo del petrolio hanno segnato un calo dell’1,7% a $87,48 al barile mentre, almeno per oggi, gli operatori non hanno dato retta alle tensioni politiche in Egitto, la cui borsa riaprira’ la settimana prossima mentre le banche sono tornate operative gia’ ieri. Giornata incolore per i metalli preziosi: i contratti con consegna aprile dell’oro hanno chiuso piatti a $1.348,20 all’oncia. I derivati con scadenza marzo dell’argento hanno corso dell’1,4% a $29,35 all’oncia.

Sul fronte valutario l’euro ha chiuso a quota $1,3587, in rialzo dello 0,04% dopo avere visto i minimi intraday in area $1,35. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,6440% (massimi di giornata a 3,6740%) dal 3,652% di venerdi’.

Si ricorda la chiusura positiva dei mercati europei. Il mercato del reddito fisso fa capire che comunque le tensioni sul debito sovrano non si sono spente: in rialzo il differenziale di rendimento tra Bund tedesco a 10 anni e l’equivalente di Italia, Spagna e Portogallo. Invariato rispetto alla seduta di venerdi’ lo spread con l’Irlanda, in calo quello con la Grecia.