Wall Street ai massimi di due anni: dollaro sotto pressione

7 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il mercato apre con guadagni di quasi l’1%, con l’S&P salito ai nuovi massimi di due anni. Anche le materie prime si stanno mettendo in mostra, con il petrolio ai massimi di 26 mesi dopo che Obama e repubblicani hanno raggiunto un compromesso sul rinnovo di tagli fiscali e sussidi di disoccupazione.

Alle 15.45 circa il Dow Jones avanza dello -0.67% a quota 11438.17, il Nasdaq dello 0.84% in area 2616.60 e l’S&P dello 0.83% in area 1233.28.

Facendo slittare di 2 anni l’aumento delle tasse per i ricchi, il presidente ha pero’ cosi’ deluso i democratici. Due pesi e due misure: prolungate di 13 mesi le indennita’ ai disoccupati. Richieste tutte le materie prime: rame e oro su nuovi massimi.

La fiducia tra gli investitori e’ di conseguenza cresciuta, mentre il dollaro e’ messo sotto pressione, cosi’ come i prezzi dei Treasuries. Nel dettaglio, il biglietto verde cede lo 0.5% contro le sei principali valute rivali, e il rendimento del benchmark decennale si porta al 3.05%, che equivale ai massimi da luglio.

L’incertezza rimane abbastanza alta (il Vix, misura della paura che aleggia sui mercati, scambia in area 18 punti), anche perche’ i timori per un contagio della crisi del debito sovrano europeo non se non sono andati dalle sale operative.

Dopo una seduta interlocutoria, oggi il mercato azionario ha intenzione di guadagni visti in dicembre. Insieme ai listini scambiano in rialzo anche petrolio, oro e altre commodity. Tra i singoli titoli, Citigroup avanza del 4% sulla scia della notizia secondo cui il governo ha raggiunto un accordo per vendere la quota restante nella banca. Bene anche Google, favorito dai commenti degli analisti.

Anche le borse europee stanno estendendo i guadagni della prima parte di seduta (Stoxx 50 in progresso dell’1.8%), con il DAX tedesco che al momento avanza dell’1.14%, spinto all’insu’ dai materiali di base (oltre +2%). I colossi dei beni al consumo sono invece l’unico settore in rosso.

In Francia il CAC avanza di oltre il 2% e tutti e 40 le azioni componenti l’indice di Parigi sono in progresso. Tra i migliori Total, BNP Paribas e Sanofi-Aventis. Il paniere londinese FTSE e’ in rialzo dell’1.27% favorito dai guadagni di Rio Tinto, BHP Billiton, BP e Royal Dutch Shell.

Il merito degli acquisti e’ decisamente il clima più tranquillo che si respira nel mercato dei titoli di stato. Lo spread tra Btp-Bund viaggia a 167 punti dai 164 di ieri, quello della Spagna a 237 dai 234 di ieri, quello del Portogallo a 315 da 312.

Da segnalare comunque che il Bund decennale tedesco viaggia con un rendimento compreso tra il 2,88% e il 2,90%. In un mese, nonostante la Germania sia considerata il paese finanziariamente piu’ sicuro, il rendimento del Bund e’ salito di ben 65 punti base. Inoltre, per la prima volta in un anno, il rendimento dei titoli di stato tedeschi a lunga scadenza sta per superare l’equivalente americano. Da ciò si può arrivare a evincere che la Germania è a rischio, forse anche più degli Usa.

Si spiega così forse la decisione della cancelliera Merkel di osteggiare la proposta di Tremonti e Juncker relativa all’emissione di Eurobond.

Restano comunque sullo sfondo i timori per la crisi debitoria della zona euro, oltre alla preoccupazione per un’imminente stretta monetaria in Cina. Secondo il quotidiano China Securities Journal la Banca centrale cinese avrebbe preso la consuetudine di alzare i tassi immediatamente prima della diffusione dei dati sui prezzi al consumo, in agenda per lunedì.

Occhi puntati oggi -oltre che sull’Ecofin- anche sull’Irlanda, con il governo di Brian Cowen che oggi tenterà di far approvare il bilancio 2011. In caso di fumata nera si innescherebbe una reazione a catena di eventi negativi, primo fra tutti il mancato avvio del pacchetto di salvataggio a favore del paese deciso dall’Unione europea.

Secondo Peter Dixon, strategist di Commerzbank ha senso che a questo punto dell’anno si veda qualche acquisto a New York, a prescindere dalle notizie economiche. I rialzi possono infatti essere attribuiti anche ad una serie di prese di posizioni in vista della fine dell’anno. “Nel complesso i numeri trimestrali per il 2011 sembra che saranno favorevoli e gli investitori agiscono di conseguenza, preparati ad un altro anno di buona crescita degli utili”.

Ieri nella serata americana il presidente Barack Obama ha offerto i dettagli di un compromesso preliminare stretto con l’opposizione riguardante il prolungamento delle agevolazioni fiscali a tutti gli americani nei prossimi due anni, concesso in cambio dell’ottenimento del rinnovo dei sussidi di disoccupazione a milioni di persone.

Si puo’ parlare di “resa” di Obama, che dopo la vittoria repubblicana al Congresso delle elezioni di poche settimane fa, si e’ trovato in un certo senso costretto a dare l’ok agli incentivi fiscali che erano stati promossi dal suo predecessore Bush. Tale resa sul fronte fiscale “alleggerisce il peso che grava sulle spalle della politica monetaria, da cui ci si attende una funzione di stimolo della ripresa dell’economia”, afferma in un’intervista a Bloomberg David Forrester, currency economist di Barclays Capital, precisando che in Europa “c’e’ disaccordo tra gli esponenti di politica monetaria, il che sta aumentando l’incertezza”.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico, ifutures sul petrolio con consegna gennaio sono in rialzo dello 0.78% a quota $89.92 il barile dopo aver toccato i massimi di oltre due anni. I contratti con consegna febbraio dell’oro sono in rialzo dello 0.78% sopra $1427 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro e’ in progresso dello 0.59% a quota $1.3386. Quanto ai Treasury, il rendimento del decennale vale 3.05%, forte di un’accelerazione di 13 punti base.