WALL STREET AFFOSSATA DA CHICAGO

30 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Avvio di seduta all’insegna delle vendite, con massici sell su tutti i fronti, per via dei deludenti dati da Chicago, da cui viene evidenziata una nuova frenata nel settore manifatturiero, con l’indice PMI peggiore rispetto allo scorso mese e rispetto alle attese. Il consensus del mercato era per un progresso a 52 punti, l’indice ha chiuso a 46.1. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 79 centesimi al giorno, provalo.

Alla borsa di New York il clima e’ peggiorato all’improvviso, nonostante le cifre cifre migliori del previsto relative al PIL, con il governo che ha rivisto al rialzo il dato relativo al secondo trimestre. L’economia americana ha subito una contrazione dello 0.7% (quindi sempre in recessione), ma meno grave del -1% che si aspettavano gli economisti. Hanno deluso pero’ anche i numeri del rapporto occupazionale del settore privato diffuso dall’ADP, che confermano la continua incessante pedita di posti di lavoro in America.

Intanto il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le stime sulle perdite che la crisi finanziaria dovrebbe provocare nei prossimi tre anni, da qui fino al 2010, di $600 miliardi a $3400 miliardi, sottolineando che l’economia globale sta crescendo piu’ del previsto. Prendere con ottimismo questa comunicazione e’ pura follia, visto che il “buco” e’ di 3.4 trilioni di dollari, una cifra pari al Pil di decine di paesi minori.

Il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq sono tutti comunque in netto rialzo nel mese di settembre, tradizionalmente un mese nero per i listini americani. E il paniere delle blue chips fino a ieri era in poszione giusta per registrare un record nel trimestre: fino alla chiusura di martedi’ il Dow aveva guadagnato 1295.20 punti, il record e’ di 1338.81 punti, stabilito nel quarto trimestre del 1998. Se non fosse che oggi le vendite hanno cambiato lo scenario. Sia il Dow Jones che l’indice allargato S&P 500 hanno avuto la loro migliore percentuale di guardagni dagli ultimi tre mesi del 1998, mentre il Nasdaq si e’ reso protagonista della migliore prova dal secondo trimestre del 2003.

Sul fronte societario il gigante dell’abbigliamento sportivo Nike ha annunciato un risultato fiscale migliore delle attese degli analisti e i titoli correvano nel pre-borsa del 7% circa, per poi perdere terreno. Sotto i riflettori anche il produttore di farmaci svizzero Novartis AG, con i titoli ben comprati grazie alla promozione a Buy da Hold di Citigroup. Precipita invece la societa’ erogatrice di prestiti commerciali CIT Group (-40%), che sta pensando di consegnare la quota di controllo agli obbligazionisti. Sotto pressione anche Toyota Motor, che ha lanciato un alert tecnico: i clienti possono riscontrare problemi di sicurezza al pedale di accelerazione in circa 3.8 milioni di vetture.

Hewlett-Packard, nel frattempo, ha annunciato che potrebbe fondere le divisioni che si occupano di stampanti e PC. Wynn Resorts (casino’ di super-lusso a Las Vegas) ha fissato il prezzo dell’IPO in Asia sulla parte alta della forchetta stimata, mentre si e’ conclusa la disputa legale tra Johnson & Johnson e Boston Scientific, con quest’ultima che versera’ a J&J $716.3 milioni. Bank of America vendera’ la sua divisione di asset-management a Ameriprise per circa $1 miliardo. I titoli Goldman Sachs registravno in pre-apertura un progresso dell’1% dopo che due societa’ di brokeraggio — Bernstein and KBW — hanno rivisto al rialzo l’outlook per il colosso bancario. Ma dopo la campanella la musica e’ cambiata.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico avanza il greggio. I futures con consegna novembre registrano un +$0.74 a quota $67.45 al barile. Sul valutario, l’euro e’ in progresso nei confronti del dollaro a quota $1.4608. In rialzo l’oro, con i futures con scadenza dicembre che guadagnano $8.80 a quota $1003.20 l’oncia. In calo i prezzi dei Titoli di Stato Usa: il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 3.3100% dal 3.2920% di ieri.