WALL ST: SELL SENZA FINE, RECORD NEGATIVO DAL 1991

11 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street si e’ spinta nuovamente al ribasso nell’ultima sessione della settimana a causa dei rinnovati timori sull’industria del credito la cui crisi sembra ancora lontana dall’essere risolta. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’1.92% a 12606, l’S&P500 l’1.36% a 1401, il Nasdaq ha ceduto l’1.95% a 2439. Il listino tecnologico ha chiuso in ribasso in 9 delle ultime 11 sedute registrando una performance negativa dell’8% dall’inizio dell’anno e del 14% dai massimi di ottobre. Per i listini Usa si tratta della terza chiusura settimanale consecutiva in rosso; era dalla scorsa estate che non si assisteva ad una sequela negativa di tali dimensioni. Come prime due settimane dell’anno, i listini non erano mai stati tanto negativi dal 1991.


Non ha retto dunque l’entusiasmo originato nella seduta precedente dalle parole del presidente della Fed, Ben Bernanke, sulla continuazione di una politica accomodante da parte della Banca Centrale, e dall’acquisto del disastrato colosso dei mutui immobiliari Countrywide (CFC) da parte di Bank of America (BAC).

La settimana prossima vedra’ la comunicazione dei rapporti trimestrali delle maggiori banche d’affari; gli ultimi dati indicano pero’ che la forte esposizione sul rischioso business dei mutui subprime potrebbe continuare a pesare sui risultati delle banche e finanziarie coinvolte. Un rapporto diffuso in mattinata evidenzia come la banca d’affari Merrill Lynch (MER) potrebbe riportare perdite superiori al previsto nell’ultimo trimestre, fino a $15 miliardi. Anche il colosso del credito Citigroup potrebbe riportare svalutazioni superiori alle stime: si parla di un valore vicino ai $16 miliardi (contro le stime di $11 mld).

La notizia segue l’altrettanto allarmante annuncio del big delle carte di credito American Express (AXP), costretta a rivedere al ribasso le stime sui profitti trimestrali a causa del crescente tasso d’insolvenza sul ripagamento del debito dei propri clienti. Il titolo AXP ha ceduto piu’ del 10%, registrando il maggiore calo giornaliero di quasi 7 anni (17 settembre 2001, giorno di riapertura della borsa di New York dopo gli attacchi alle Torri Gemelle), trascinando al ribasso anche Mastercard (MA), arretrato della stessa percentuale. Giovedi’ nello stesso comparto delle carte di credito era stata Capital One (COF) a tagliare l’outlook sugli utili.

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A mettere maggiore pressione ai listini e’ stato anche il profit warning della societa’ di oggetti preziosi Tiffany & Co. (TIF), le cui vendite comparate nel mese di dicembre sono arretrate del 2%, soprendendo gli analisti che avevano invece previsto una crescita. “Sia American Express che Tiffany hanno una forte esposizione sui consumatori. Quella di oggi e’ una chiara indicazione di un rallentamento della spesa delle famiglie americane e dell’indebolimento generale dell’economia” ha affermato Sam Rahman, equity manager di Baring Asset Management.

All’interno del Dow Jones, i maggiori ribassi sono stati registrati, oltre che dal gia’ citato AXP, da McDonald’s (MCD), 3M Company (MMM) e Procter & Gamble (PG). Sono riusciti a chiudere in positivo Citigroup (C), supportato dalle voci di un’iniezione di nuovo capitale, Alcoa (AA), Altria (MO) e Merck (MRK).

Tra gli altri titoli, in calo RF Micro Devices (RFMD) dopo che il fornitore di Motorola (MOT) e Nokia (NOK) ha emesso un profit warning citando una ridotta domanda dai Paesi asiatici. In netto calo anche Juniper Networks a causa delle dimissioni del COO, passato al gruppo esecutivo di Microsoft (MSFT).

Per cio’ che riguarda i dati macro (che in tale contesto continuano a ricevere un’attenzione ridotta rispetto al solito), nel mese di novembre il deficit della bilancia commerciale Usa si e’ allargato del 9.3%, deludendo le attese degli analisti; i prezzi import sono risultati invariati a dicembre.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico ancora in calo il greggio. I futures con consegna febbraio hanno chiuso con un ribasso giornaliero di $1.02 a $92.90 al barile. Sul valutario, l’euro ha chiuso in lieve calo nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4775. In forte progresso l’oro che durante le contrattazioni ha toccato un nuovo record storico di $900 l’oncia. I futures con consegna febbraio hanno chiuso in progresso di $4.10 a $897.70 all’oncia. In rialzo infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.81% dal 3.8870% di giovedi’.

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