WALL ST: SELL MASSICCI, INDICI AI MINIMI DI 5 ANNI

19 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street ha archiviato la seduta in pesante perdita pressata dagli ultimi dati macroeconomici, dalla debolezza dei settori automobilistico e finanziario, e dalle dichiarazioni della Federal Reserve che hanno evidenziato un deterioramento delle condizioni economiche fino almeno alla meta’ del 2009. Il Dow Jones ha ceduto il 5.07% a 7997, l’S&P500 il 6.11% a 806, il Nasdaq e’ arretrato -6.53% a 1386. L’indice industriale e’ ancora sopra i minimi intraday di 7882 toccato lo scorso 10 ottobre, lo S&P500 lo ha sforato, mentre il Nasdaq e’ sceso sotto la soglia dei 1400 punti per la prima volta da maggio 2003. Tutti i componenti del Dow Jones hanno chiuso in negativo, male GM, tonfo (-23%) di Citigroup.

Dai dettagli sull’incontro del FOMC svoltosi lo scorso ottobre, in cui fu deciso un taglio del costo del denaro di mezzo punto percentuale, e’ emerso che la contrazione economica potrebbe durare almeno fino alla meta’ del prossimo anno e che i rischi al ribasso per la ripresa potrebbero persistere addirittura per un periodo piu’ lungo. I governatori della Banca Centrale hanno pertanto affermato che potrebbero essere necessarie nuove misure di politica monetaria il che ha spinto gli operatori a dare ormai quasi per certo un taglio dei fed funds di un altro mezzo punto percentuale nel meeting di dicembre.

Per Bill Gross, manager di Pimco (il principale fondo obbligazionario al mondo), la semplice diminuzione del costo del denaro potrebbe rivelarsi insufficiente ad evitare l’aggravarsi della crisi, ed e’ pertanto auspicabile l’implementazione di nuove misure da parte della Fed per stimolare l’economia.

Negativo il contributo degli aggiornamenti macroeconomici. Il tonfo dei prezzi al consumo (dopo quello registrato nei prezzi alla produzione) ha seriamente sollevato preoccupazioni su una fase di deflazione dell’economia che potrebbe spingere le aziende a tagliare ulteriormente i costi. Inoltre resta debole il mercato immobiliare: i nuovi cantieri edili sono scesi al peggior livello dalla Seconda Guerra Mondiale, le licenze di costruzione sono piombate ad un nuovo minimo storico. Martedi’ era stato rilasciato un rapporto che ha evidenziato un crollo della fiducia dei costruttori ai minimi assoluti.

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Sul fronte societario, riflettori ancora puntati sulla disperata ricerca da parte delle societa’ auto di Detroit di fondi governativi necessari per sopravvivere alla crisi. General Motors ha ceduto l’11% dopo aver toccato un minimo da 66 anni a $2.52, pesante (-25%) il titolo Ford. Gli amministratori delegati delle rispettive aziende sono apparsi in un’audizione al Congresso Usa per convincere i senatori repubblicani a concedere parte dei fondi resi disponibili da Washington con il piano di salvataggio di 700 miliardi. Sono stati presi di mira dai politici sia democratici che repubblicani, che li hanno accusati di “incapacita’” e perfino di scelte di mercato “idiote”. Non tira buona aria per il salvataggio delle tre big in crisi.

Nei giorni scorsi il presidente eletto Barack Obama aveva espresso pareri favorevoli al concedimento dei prestiti, l’amministrazione Bush (con in testa il segretario al Tesoro Usa Henry Paulson) insiste invece sul fatto che il denaro stanziato per la TARP non e’ destinato all’industria dell’auto. I manager di GM, Ford e Chrysler hanno ammonito il Congresso sul possibile disastro cui potrebbe andare incontro il settore, gli investitori sono spaventati dalle conseguenze sull’economia di un eventuale fallimento anche di uno solo dei produttori di Detroit.

Giornata da dimenticare per Citigroup che ha lasciato sul terreno il 23% circa ad un minimo di $6.45, peggior livello degli ultimi 13 anni. La banca ha annunciato in settimana tagli al personale per oltre 50.000 unita’. Alcuni analisti hanno segnalato la possibilita’ di ulteriori svalutazioni fino a $3 miliardi per il trimestre in corso, anche questi legati ai pignoramenti immobiliari ed ai mutui subprime.

Nel settore hi-tech, giu’ tutti i colossi, da Microsoft a Google, passando per Intel. Crollo del 20% per Yahoo! dopo che l’ad di Microsoft Steve Ballmer ha annunciato che non ha piu’ alcuna intenzione di acquistare YHOO.

Gli utili aziendali continuano a risultare in calo, le prospettive sui risultati futuri sono sempre piu’ grigie. L’agenzia TrimTabs nota che che nell’ultima settimana i nuovi programmi societari di riacquisto di azioni proprie sono ammontati ad un valore medio di $400 milioni al giorno, in ribasso del 90% rispetto allo scorso anno. Il fatto sarebbe da spiegare con il crollo generale del free cash flow per molte aziende.

Sugli altri mercati, in ribasso il petrolio. I futures con consegna dicembre sono arretrati a quota $53.62 al barile, in ribasso di $0.77. Sul valutario, in ritracciamento l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di martedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.2525. Limitati acquisti sull’oro: i futures con consegna dicembre sul metallo prezioso hanno guadagnato $3.30 a $736.00 l’oncia. In progresso i Titoli di Stato Usa. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.3910% dal 3.5350% di martedi’.

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