WALL ST: SEDUTA NERVOSA, INTERVIENE WASHINGTON

20 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

L’azionario Usa ha chiuso la settimana in calo, ma ben sopra i minimi di seduta, in una giornata segnata dalle preoccupazioni sulle sorti del settore finanziario, il cui salvataggio si teme possa portare alla nazionalizzazione delle principali banche del Paese. Il Dow Jones ha chiuso in ribasso dell’1.34% a 7365.67, ben sopra i minimi di 11 anni toccati in seduta, per un calo settimanale del 6.2%. Dopo aver testato punte al ribasso del -3%, sui minimi di quasi 12 anni, l’S&P registra una flessione giornaliera dell’1.14% a 770.50, mentre le perdite settimanali sono pari a -6.9%. Nasdaq -0.11% a 1441.23 nella seduta, ma -6.1% nell’ottava.

Nel pomeriggio i principali listini hanno esteso le perdite dopo che il senatore Christopher Dodd ha confermato quello che il mercato temeva, vale a dire che potrebbe essere necessario nazionalizzare alcuni istituti finanziari. Ma a confortare il mercato sono arrivate nell’ultima ora le dichiarazioni del segretario dell’ufficio stampa della Casa Bianca, Robert Gibbs, secondo cui per l’amministrazione “il sistema bancario privato sembra la strada piu’ giusta da seguire”. Il governo possiede una considerevole quantita’ di azioni in diverse banche tramite il programma TARP (Troubled Asset Relief Program).

Particolarmente bersagliati per tutta la seduta i finanziari e in particolare le banche su cui si rincorrono da tempo voci di una nazionalizzazione. Nonostante abbiano smentito l’ipotesi di finire in mani statali, Bank of America ha lasciato sul campo il 3% (risalendo tuttavia dal -30% intraday) e Citigroup oltre venti punti percentuali, contribuendo insieme a Wells Fargo al calo del benchmark bancario Kbw, che dall’inizio dell’anno ha bruciato quasi meta’ del proprio valore. Il Ceo di Bank of America ha fatto sapere in un memo che l’istituto non ha piu’ bisogno del sostegno del governo e che puo’ sopravvivere benissimo con i propri mezzi.

“Ora l’attenzione di tutti e’ rivolta alla questione della nazionalizzazione. Bank of America e Citi saranno nazionalizzate per un breve periodo prima di poter tornare ad essere privatizzate”, dice Angel Mata, managing director di listed equity trading per Stifel Nicolaus Capital Markets, a Baltimore.

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Intanto, le condizioni economiche ancora allarmanti spingono gli investitori a rifugiarsi nell’oro, che oltrepassa la soglia dei $1000 l’oncia. Il massiccio piano di stimolo varato dal governo ha acceso nuovi timori legati all’inflazione sul lungo termine e il metallo giallo viene considerato l’asset con le maggiori probabilita’ di mantenere un valore alto se il dollaro dovesse tornare ad indebolirsi. L’oro ha archiviato la seduta a $1002.20 l’oncia (+$25.70).

Tra le altre societa’, General Electric, che ha un’importante divisione finanziaria, ha temporaneamente testato i livelli piu’ bassi dal 1995, per poi chiudere in calo di quasi l’8%. I titoli Chevron, depressi dal nuovo calo del petrolio, hanno perso il 2.5% circa. A tenere meglio e’ stato il settore tecnologico, dove si e’ continuata a notare una certa richiesta per alcuni dei principali titoli. Intel ha chiuso in rialzo dello 0.79%, Microsoft dello 0.5%, +0.62% per Apple, Yahoo! e’ avanzato dell’1.34%.

Pesante ribasso per le General Motors, scivolate temporaneamente del 23%, sui minimi di 70 anni, nella giornata in cui la Casa Bianca e il Tesoro hanno tenuto la prima riunione per valutare i piani di ristrutturazione del colosso di Detroit e di Chrysler. Deludente la trimestrale della societa’ retail per la casa Lowe’s. I profitti sono scesi dell’11% nel quarto trimestre, a livelli inferiori alle attese; le stime sui risultati del trimestre in corso non sono state inoltre sufficienti a rispettare il consensus.

Limitato l’impatto dell’unico dato macro presente in calendario. I prezzi al dettaglio hanno registrato il maggiore rialzo degli ultimi sei mesi, attestandosi agli stessi livelli stimati dagli analisti.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico cede terreno il petrolio dopo il balzo del 14% della vigilia. I futures con consegna marzo hanno ceduto $0.54 a $38.94 al barile. Sul valutario, in progresso l’euro nei confronti del dollaro a quota 1.2843. Corrono sui timori di inflazione a lungo termine i Titoli di Stato Usa: il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 2.7720%.