WALL ST: QUINTA SETTIMANA CONSECUTIVA IN CALO

27 Settembre 2002, di Redazione Wall Street Italia

Anche questa settimana a Wall Street sono prevalse le vendite. I continui profit warning, le preoccupazioni sulla ripresa economica e i venti di guerra sempre piu’ insistenti sono gli elementi che maggiormente hanno influenzato la direzione del mercato.

Gli indici hanno cosi’ chiuso in calo per la quinta settimana consecutiva. Per Dow Jones e Nasdaq si tratta del sesto mese consecutivo di perdite. A meno che nel quarto trimestre non si realizzi un rally sostenuto, il 2002 sara’ il terzo anno di ribassi per i listini americani.

Notizie positive arrivano, invece, dal mercato dei titoli di Stato: il rendimento sui Treasury, che segue un movimento inverso rispetto ai prezzi, e’ nuovamente sceso a livelli record. La debolezza di Wall Street non ha tuttavia impedito al dollaro di rafforzarsi nei confronti dell’euro.

Con un calo di 284 punti (-3,5%), il Dow Jones incassa la perdita settimanale piu’ pesante, portandosi a quota 7.701,45. Martedi’ 24 settembre l’indice industriale e’ sceso al livello piu’ basso degli ultimi 4 anni. Dall’inizio dell’anno il Dow ha ceduto 2.320 punti (-23%), e rispetto allo stesso periodo del 2001 il calo registrato e’ di 1.146 punti (-12%).

Lo Standard & Poor’s 500 in una settimana ha perso 18 punti (-2%), attestandosi a quota 827,37. Da inizio d’anno l’indice segna una perdita di 320 punti (-27%). Su base annua l’S&P 500 e’ in calo di 213 punti (-20%).

Il Nasdaq ha incassato una perdita settimanale di 22 punti (-1,8%), attestandosi a quota 1.199,16. Dall’inizio dell’anno l’indice high-tech e’ arretrato di 751 punti (-38%). La differenza rispetto al 2001 e’ di 299 punti (-20%). Martedi’ il Nasdaq ha chiuso al livello piu’ basso dal 1996.


































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Valori al 27/9/2002 Variazioni ultima
settimana
Variazioni da inizio anno Variazioni ultimi 12 mesi
DJIA 7.701,45 -284,57
(-3,56%)
-2.320,05 (-23,15%) -1.146,11 (-12,95%)
S&P500 827,37 -18,02
(-2,13%)
-320,71 (-27,93%) -213,57 (-20,52%)
Nasdaq 1.199,15 -21,94 (-1,80%) -751,25 (-38,52%) -299,65 (-19,90%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

I MERCATI AZIONARI:

Ancora in calo i semiconduttori. I giudizi negativi di numerose banche d’affari su alcune societa’ del settore hanno avuto la meglio sulle buone notizie di RF Micro Device (RFMD – Nasdaq) e ASML Holdings (ASML – Nasdaq): entrambe le societa’ hanno infatti alzato le stime sugli utili del terzo trimestre. L’indice SOX ha chiuso la settimana con una perdita del 2%.

Dopo la recente debacle, riescono a reggere i titoli software, con l’indice GSO quasi invariato rispetto alla scorsa settimana. Il numero uno mondiale Microsoft (MSFT -Nasdaq) si e’ dichiarato pessimista sulla ripresa dell’high-tech in Europa, e il titolo ha ceduto piu’ del 3%. La buone performance di Oracle (ORCL – Nasdaq) (+6%) e’ riuscita comunque a sostenere il comparto.

Continuano le difficolta’ per Electronic Data Systems (EDS – Nyse), colpita dalla nota negativa di Merrill Lynch. L’indice del comparto hardware GHA questa settimana ha ceduto piu’ del 5%.

Pesante la perdita del colosso delle infrastrutture per Internet Cisco Systems (CSCO – Nasdaq): la banca d’affari Credit Suisse First Boston ha rivisto al ribasso le previsioni sugli utili del 2003. Nortel Networks (NT – Nyse) ha lanciato un warning sugli utili trimestrali. L’indice dei titoli networking NWX ha perso il 13%.

Cattive notizie sono giunte dalla societa’ di fibre ottiche JDS Uniphase (JDSU – Nasdaq), che ha rivisto al ribasso le previsioni sugli utili del terzo trimestre. Tra i titoli tecnologici, infine, spicca il guadagno messo a segno da Nokia (NOK – Nyse) (+7%): il colosso dei cellulari e’ ottimista sulla crescita del settore nel 2003.

La trimestrale positiva di Goldman Sachs (GS – Nyse) ha contribuito a sostenere il comparto dei titoli finanziari: il DJ_FIN ha chiuso con una lieve perdita (-0,5%). Il comparto era stato in precedenza depresso dagli utili deludenti di Lehman Brothers (LEH – Nyse).

Sul Dow ha pesato la perdita di Philip Morris (MO – Nyse) (-10%): la holding del tabacco ha abbassato le previsioni sugli utili del 2002. General Electric (GE – Nyse) ha ceduto il 7%, nonostante la conglomerata abbia confermato le previsioni sugli utili trimestrali: i dubbi espressi da diverse banche d’affari hanno affossato il titolo.

Tra i titoli farmaceutici chiude in crescita Pfizer (PFE – Nyse), dopo la nota positiva di CSFB.

I DATI MACROECONOMICI DELLA SETTIMANA:

  • Sussidi di disoccupazione. La scorsa settimana, le nuove richieste per i sussidi sono state 406.000, pari a un calo di 24.000 unita’ dalla rilevazione precedente. Sebbene migliore delle attese, il dato si e’ attestato per la quinta settimana consecutiva sopra le 400.000 unita’, livello che gli economisti considerano indicativo di un mercato del lavoro in recessione.
  • Ordini di beni durevoli. Nel mese di agosto gli ordinativi sono diminuiti dello 0,6%. Escludendo la componente dei beni della difesa, l’indicatore e’ tuttavia in aumento per la quarta volta in 5 mesi: gli operatori sono meno pessimisti sulla ripresa del comparto manifatturiero.
  • Superindice. Il dato e’ in flessione dello 0,2%. Si tratta del terzo calo consecutivo. Il Conference Board, l’organizzazione di ricerca economica che redige il rapporto, ha dichiarato che l’economia USA sta crescendo, ma esistono rischi di rallentamento.
  • Fiducia Conference Board. L’indicatore sulla fiducia dei consumatori si e’ attestato a quota 93,3, in calo rispetto ai precedenti 94,5 punti. La componente relativa alle aspettative e’ pero’ in crescita.
  • Vendita di case esistenti. L’indicatore ha accusato un calo dell’1,7%, portandosi a 5,28 milioni di unita’. Il settore immobiliare non desta preoccupazioni tra gli economisti: le vendite sono ancora molto sostenute.
  • Prodotto interno lordo -def.. Nel secondo trimestre l’economia Usa e’ cresciuta ad un tasso annualizzato dell’1,3%. Il risultato, che rappresenta la revisione finale del dato, non ha suscitato particolare interesse nel mercato, gia’ in attesa delle cifre relative al terzo trimestre. Per il 2002 gli analisti prevedono una crescita economica di circa il 3%.

LE OBBLIGAZIONI:

La settimana e’ cominciata con un forte rialzo dei titoli di Stato, complici
la debolezza del mercato azionario, l’incertezza dell’economia e le preoccupazioni sul fronte geopolitico. Martedi’ i rendimenti dei Treasury a 5 e 10 anni hanno toccato rispettivamente il 2,70% e il 3,65%, i livelli piu’ bassi registrati dal 1958.

La decisione del FOMC (il braccio operativo della Federal Reserve) di lasciare i tassi invariati ai minimi di 41 anni, una parentesi positiva di Wall Street e la nuova asta del Tesoro di titoli a due anni per $27 miliardi hanno poi contribuito ad allentare la pressione rialzista. Il pronunciato calo del mercato azionario, avvenuto nella seduta conclusiva della settimana, ha poi definitivamente ridato vigore al reddito fisso.

Il rendimento sui bond a 5 anni e’ cosi’ passato al 2,71% nel tardo pomeriggio di venerdi’, contro il 2,84% della scorsa settimana. Il rendimento sul Treasury a 10 anni, benchmark della categoria, si e’ attestato al 3,66%, in calo rispetto al 3,78% di venerdi’ scorso. Questa e’ la sesta settimana consecutiva di crescita per i titoli del debito pubblico.

  • Tasso sui Treasury a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso sui Treasury a 10 anni (TNX – CBOE)

IL MERCATO VALUTARIO

Questa settimana il dollaro si e’ leggermente rafforzato nei confronti dell’euro. Nel tardo pomeriggio di venerdi’, sulla piazza di New York il biglietto verde veniva scambiato a $0,9804 per 1 euro, contro i $0,9813 della scorsa settimana.

La moneta Usa ha tratto immediato beneficio dall’esito delle elezioni politiche in Germania, che hanno visto l’attuale Cancelliere socialdemocratico Gerard Schroeder imporsi di misura sul candidato avversario. I dubbi degli operatori riguardano la capacita’ dell’attuale coalizione di governo tedesca di realizzare le riforme strutturali necessarie all’economia.

Anche la decisione del FOMC di lasciare i tassi invariati ha contribuito a sostenere il valore della moneta americana. Non ha sortito grosse sorprese, invece, la proroga di due anni concessa dalla Commissione Europea a Germania, Francia e Italia per il raggiungimento del pareggio di bilancio. I vincoli rigidi previsti dal Patto di Stabilita’ dei paesi aderenti alla moneta unica, le difficolta’ di bilancio delle principali economie europee e la fase di congiuntura internazionale hanno evidentemente diffuso tra gli operatori la sensazione che una simile mossa fosse inevitabile.

Lo yen si e’ rafforzato nei confronti del dollaro. Gli operatori restano tuttavia disorientati sulle vicende della scorsa settimana, segnata dall’insuccesso dell’asta dei titoli di Stato da parte del Tesoro e dalla decisione della Banca Centrale nipponica di acquistare azioni dalle banche commerciali. Nel tardo pomeriggio di venerdi’, $1 veniva scambiato a New York contro 122,62 yen, in calo rispetto ai 123,43 yen della scorsa settimana.

Il real brasiliano martedi’ ha toccato il livello piu’ basso mai raggiunto nei confronti del dollaro, con il cambio fissato a 3,78 real per $1. Pesano le preoccupazioni di una vittoria alle elezioni politiche da parte di Lula Da Silva: il candidato socialista ha annunciato la sua intenzione di rimuovere dall’incarico l’attuale Governatore della Banca Centrale Brasiliana, Arminio Fraga.

CONCLUSIONI

Il rally messo a segno a meta’ settimana dagli indici azionari Usa ha avuto durata effimera. I prezzi bassi delle azioni e le ricoperture di posizioni corte sono state i fattori principali che lo hanno alimentato.

Il quadro economico non sembra molto migliorato rispetto ai mesi scorsi. I dubbi sulla solidita’ della ripresa permangono. Non e’ fuori dall’empasse il mercato del lavoro e la fiducia dei consumatori e’ leggermente peggiorata.

Le societa’ americane, nonostante i processi di ristrutturazione fin qui effettuati, stentano a realizzare livelli di profitti sufficienti ad intraprendere piani di investimento e procedere a nuove assunzioni.

La decisione del FOMC di lasciare i tassi invariati all’1,75% (livello piu’ basso degli ultimi 41 anni), non ha contribuito a migliorare il clima.

La stessa banca centrale Usa si e’ dichiarata preoccupata sull’attuale congiuntura, prevedendo nel prossimo futuro maggiori rischi per l’economia. Tra questi, i pericoli legati alle questioni geopolitiche.