WALL ST. PIEGATA, IL DOW JONES TORNA A 10.000

4 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Pesante sell-off per la borsa americana, indebolita dai timori relativi al debito sovrano di alcuni Paesi europei e dalla difficile situazione del mercato del lavoro statunitense, fattori che potrebbero ostacolare la ripresa economica a livello globale. Il Dow Jones ha ceduto il 2.61% a 10002, l’S&P500 il 3.11% a 1063, il Nasdaq e’ arretrato del 2.99% a 2125. Durante i minuti finali delle contrattazioni l’indice industriale ha violato l’importante supporto psicologico: non accadeva dal 6 novembre.

Nel settore delle valute l’euro e’ scivolato ai minimi livelli da maggio; nel comparto energetico il greggio ha ceduto oltre il 5% (maggior calo degli ultimi 6 mesi), mentre tra i metalli l’oro ha registrato la peggiore prova giornaliera dal 2008. In forte rialzo i Titoli di Stato Usa, con il rendimento sul decennale in calo di 93 punti base.

Gia’ prima dell’avvio delle contrattazioni le tensioni in arrivo dall’Europa non avevano aiutato gli investitori. Grecia, Portogallo e Spagna continuano ad alimentare preoccupazioni sulla loro salute finanziaria tanto che i CDS (tutti in forte aumento nel vecchio continente), hanno toccato livelli record per proteggersi da un eventuale default del Portogallo.

I dati macro americani deludenti hanno fatto il resto. A far montare le vendite e’ stata ancora una volta la difficile condizione che continua a caratterizzare il mercato del lavoro. Con grande sopresa degli analisti, le nuove richieste di sussidio sono cresciute nell’ultima settimana toccando i massimi di meta’ dicembre. Venerdi’ mattina, prima dell’apertura delle borse, sara’ comunicato il rapporto occupazionale di gennaio per cui gli economisti stimano una crescita di 15 mila posti di lavoro, ma sono molti a sostenere che le attese verranno deluse. Tra gli altri dati, a risultare sotto le stime e’ stata anche la produttivita’ nell’ultimo trimestre del 2009.

“Basta dare uno sguardo agli ultimi numeri” ha affermato Diane Garnick, investment strategist di Invesco. “I disoccupati non spendono. Cio’ significa che la crescita a cui abbiamo assistito non e’ sostenibile, almeno fino a che le aziende non riprendono ad assumere. E poi ci sono molte incertezze a livello globale. Non sarei sorpresa di vedere un drammatico incremento della volatilita’ sui mercati”.

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A livello settoriale, pesante l’intero comparto finanziario, con lo spider di riferimento (XLF) in ribasso del 4% circa. Morgan Stanley ha lasciato sul terreno il 4.5%, JP Morgan il 4.69%, -4% per Wells Fargo, Bank of America ha ceduto il 5%, danneggiata anche dalla causa civile intentata dal procuratore generale dello stato di New York, Andrew Cuomo. L’accusa e’ di avere dato indicazioni fuorvianti agli investitori su Merrill Lynch all’epoca dell’acquisizione alla fine del 2008.

Tra le societa’ in calo per i deboli risultati societari si distinguono la societa’ di carte di credito Mastercard e il gruppo specializzato in lavoro interinale MonsterWorldwide. Il titolo della prima ha perso il 10.29%, l’altro ha chiuso con un ribasso giornaliero del 12.36%.

Nel settore dell’auto, ancora guai per Toyota. Il titolo ha inanellato una serie negativa di sedute in seguito ai difetti ai freni dell’ultimo modello ibrido Prius. L’ente di controllo americano sulla sicurezza stradale ha anche avviato un’indagine formale.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico pesante il petrolio. I futures con scadenza marzo hanno ceduto $3.96 a $73.02 al barile. Sul valutario euro in netto ribasso nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di giovedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di $1.3736. Vendite sull’oro. I contratti con scadenza agosto sono arretrati di $48.00 a $1064.00. Positivi infine i Titoli di Stato. Il rendimento sui Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.6100% dal 3.7030% di mercoledi’.