WALL ST. PARTE IN CALO, BANCHE ANCORA POSITIVE

11 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il mercato azionario americano apre le contrattazioni sotto pressione, dopo otto sedute positive su nove, che hanno consentito alla Borsa newyorchese di guadagnare circa il 4%. I rialzi hanno spinto l’S&P 500 di poco sotto i livelli piu’ alti di 52 settimane, che – toccati a meta’ gennaio – si stanno rivelando pero’ una resistenza difficile da superare sul breve termine.

Il Dow cede lo 0.12% a quota 10555.01, il Nasdaq lo 0.3% in area 2351.95, mentre l’S&P 500 lascia sul campo lo 0.21% a 1143.15 punti. Sui listini si fa sentire inoltre il rafforzamento graduale del dollaro, che e’ stato piatto nella primissima parte di mattinata prima di registrare una modesta accelerazione. Per i finanziari si prospetta invece ancora una volta, sarebbe la decima consecutiva, una seduta positiva.

L’ultima serie di dati macroeconomici non ha avuto un particolare impatto sul mercato. Le richieste di sussidio di disoccupazione settimanali sono calate, ma meno di quanto ci si aspettasse. Il disavanzo della bilancia commerciale si e’ ristretto a $37.3 miliardi in gennaio, un dato piu’ positivo dei $41 miliardi stimati in media dagli economisti e inferiore anche ai $40.2 miliardi di deficit del mese precedente.

Dalla Cina intanto sono invece arrivate notizie preoccupanti. I prezzi al consumo sono cresciuti sui massimi di 16 mesi, alimentando i timori circa una pronta stretta monetaria nel Paese, considerato da molti il principale trascinatore dell’economia mondiale fuori dalla recessione.

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Spinto dal rialzo dei prezzi degli alimentari, l’indice CPI cinese ha fatto infatti un balzo del 2.7% in febbraio, salendo sui massimi di 16 mesi. Nel frattempo la produzione industriale e’ cresciuta e il numero di nuovi prestiti e’ risultato superiore alle stime.

Gli analisti ritengono che tali dati non siano da considerare una lettura rassicurante. Tenuto conto inoltre dell’intensita’ dell’espansione monetaria di Pechino, la Banca Centrale del Paese si vedra’ probabilmente costretta ad apportarare presto una stretta monetaria.

Intanto giungono buone notizie dal comparto bancario: Citigroup (+0.5%) ha annunciato i termini della collocazione di titoli privilegiati, che e’ consistita in 80 milioni di asset da $2 miliardi ad un rendimento di 8.5%, meno dell’8.875 che i trader si aspettavano. Questo significa che la domanda e’ stata molto piu’ alta del previsto. Inoltre, secondo il Financial Times, se gli asset di Citicorp crescono di circa il 5% l’anno, come alcuni dirigenti si aspettano che succeda, la divisione potrebbe guadagnare circa $20 miliardi entro la fine del 2012, un netto incremento rispetto ai livelli attuali.

Fari puntati anche su Devon Energy (+3%), che ha venduto gli asset brasiliani, nel golfo del Messico e nell’Azerbaijan a BP per $7 miliardi e ha comprato i progetti petroliferi di BP in Canada per $500 milioni.

Sempre restando in ambito energetico, il colosso petrolifero Exxon Mobil ha annunciato i piani riguardanti le spese di capitale, precisando che molto dipendera’ da come progrediranno i singoli progetti depending. Ad ogni modo le previsioni sono per un profilo di investimenti pari a circa $28 miliardi nel 2010 e nel range di $25-$30 miliardi di media ogni anno sino al 2014.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio sono in cauto ribasso. I futures con consegna aprile cedono $0.09 attestandosi a quota $82 al barile. Sul valutario la moneta unica viaggia a quota $1.3643 (-0.2% circa). L’oro lascia sul campo $2.70 in area $1105.40 l’oncia. In lieve flessione i Titoli di Stato, con il rendimento sul benchmark decennale che si attesta al 3.7350%, in progresso di 15 punti base rispetto alla chiusura di ieri.