WALL ST.: ONDATA DI SELL, INCERTEZZA RETAIL E DOLLARO

27 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Dopo la pausa per il ponte di Thanksgiving, le contrattazioni sulle borse americane sono riprese con una forte ondata di vendite. I catalizzatori dei sell sono vari: la debolezza del dollaro, il recupero del greggio, l’incertezza sul comparto retail (vendite al dettaglio) in un momento chiave dell’anno e inoltre la psicologia stessa del mercato: Wall Street saliva ininterrottamente da 4 mesi e forse un motivo anche non “fondamentale” per un ribasso, ci stava tutto. Il Dow Jones ha ceduto l’1.29% a 12121, l’S&P500 l’1.36% a 1381, il Nasdaq e’ arretrato del 2.21% a 2405. Si tratta del maggiore sell-off dal mese di luglio.

Una correzione dei mercati era attesa gia’ da tempo, data la palese condizione di ipercomprato che si era creata con il recente rally che ha portato gli indici a nuovi massimi di sei anni e mezzo. Non e’ ancora chiaro se il ritracciamento sia l’inizio di un trend ribassista, che potrebbe intaccare il classico rally di fine anno, o un piu’ semplice un movimento dettato da parziali prese di beneficio e da alcuni fattori minori. In ogni caso il calo a Wall Street e’ stato ampio e non episodico: 27 dei 30 titoli del Dow Jones hanno chiuso in rosso, e 78% del volume sia sul NYSE che sul Nasdaq era riferito a titoli in ribasso.

Di certo non ha portato giovamento ai listini il warning del colosso retail Wal-Mart ([[WMT]]), barometro dell’intero settore, che ha stimato un calo dello 0.1% sulle vendite comparate di novembre. Se il dato dovesse essere confermato, per l’azienda si tratterebbe del primo calo delle vendite “same-store” mensili degli ultimi 10 anni. Il titolo ha ceduto il 2.70% ed il fatto ha pesato sui titoli delle concorrenti tra cui Target ([[TGT]]), J.C. Penny ([[JCP]]) e Sears Holdings ([[SHLD]]).

Crescono intanto i dubbi sulle vendite retail mentre si avvicina il periodo dello shopping natalizio. I dati dello scorso venerdi’, noto come “Black Friday” e che ha datto avvio alla corsa agli acquisti, dimostrano un rialzo delle vendite del 6% rispetto allo scorso anno. Gli operatori si interrogano ora sulla sostenibilita’ di una crescita forte da qui alla fine dell’anno.

In assenza di dato macroeconomici, a pesare sull’andamento dei listini sono stati anche l’ulteriore debolezza del dollaro e il rimbalzo dei prezzi energetici. Gia’ scivolato ai minimi di 19 mesi nella mezza giornata di contrattazioni venerdi’ scorso, a causa di una nota diffusa dalla Banca Centrale Cinese secondo cui Pechino potrebbe diversificare le proprie riserve valutarie alleggerendo le posizioni in valuta americana, il biglietto verde ha esteso le perdite nei confronti dell’euro chiudendo ai minimi di 20 mesi, a quota 1.3130.

Nel comparto energetico, il greggio ha riguadagnato terreno, sostenuto dal calo del greenback e dalle dichiarazioni del ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, secondo cui sara’ necessario un nuovo taglio della produzione nel prossimo meeting dell’Opec fissato per il 14 dicembre. I futures con scadenza gennaio sono avanzati di $1.08 a quota $60.32 al barile.

Tornando al comparto societario, a livello settoriale le peggiori performance sono state registrate dai titoli delle compagnie aeree, le societa’ di brokeraggio e network; in rialzo le azioni delle societa’ petrolifere e minerarie.

In evidenza il forte calo del colosso Internet Google ([[GOOG]]), costretto ad incassare i commenti negativi pubblicati sul settimanale finanziario Barron’s, relativi all’elevata valutazione del titolo .

Considerevole calo anche per le case automobilistiche General Motors ([[GM]]) e Ford Motor ([[F]]). Quest’ultima ha annunciato che ricorrera’ ad un prestito di $18 miliardi per rispettare le scadenze fiscali di breve periodo e proseguire nel piano di ristrutturazione interna.

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Sugli altri mercati, in forte progresso l’oro. I futures con scadenza gennaio sono avanzati di $11.70 a $647.10 all’oncia. In lieve aumento i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 4.5380% dal 4.5680% di venerdi’.

BORSA: NY CEDE CON WAL-MART, DOLLARO DEBOLE E PETROLIO

BARILE OLTRE 60 DLR. MALE AUTO SU STIME MERCATO 2007 IN CALO

27 Novembre 2006 22:51 NEW YORK (ANSA) – Indici in pesante correzione a Wall Street, con perdite che superano il punto percentuale nella prima seduta di scambi a pieno regime dopo il ponte della Festa del Ringraziamento, sulla scia del dollaro debole (con l’euro schizzato a quota 1,3126), dei deludenti dati sulle vendite resi noti da Wal-Mart e del rialzo dei prezzi del petrolio, saliti dell’1,8%, a 60,31 dollari. Il Dow Jones perde l’1,29% (a 12.121,79 punti), segnando la flessione più ampia dal 13 luglio; il Nasdaq lascia sul terreno il 2,21% (a quota 2.405,92); lo Standard & Poor’s 500, per effetto del calo di oltre il 90% dei titoli che compongono il paniere, termina a 1.381,95 punti (-1,36%).

I mercati finiscono sotto pressione a causa dei timori di un rallentamento dei consumi degli americani e dell’economia più deciso di quanto previsto finora. Il colosso della grande distribuzione Wal-Mart (-2,69% a 46,61 dollari) ha comunicato una contrazione delle vendite mensili per la prima volta da oltre dieci anni (-0,1% a novembre rispetto allo scorso anno) gettando ombre sull’ andamento del periodo clou dello shopping come quello natalizio.

Gli investitori restano cauti in un avvio di settimana che appare condizionato dall’attesa di notizie macro: domani i dati sull’andamento del mercato immobiliare ad ottobre (vendite case esistenti) dovrebbero confermare la frenata del settore casa, mentre la fiducia dei consumatori a novembre è prevista in miglioramento. Ma l’attenzione è rivolta al Pil del terzo trimestre (seconda lettura) atteso in crescita a +1,8% dal +1,6% della prima stima.

Quanto ai singoli titoli, in una nota indirizzata ai clienti Merrill Lynch avverte che i deboli dati di Wal-Mart potrebbero “proiettare una lunga ombra sui profitti” delle aziende. A soffrire sono gran parte dei titoli del comparto ‘retail’, che scontano la prospettiva di un ridimensionamento dei guadagni – sull’onda delle offerte promozionali varate per attirare clienti – nel quarto trimestre, vale a dire nel periodo in cui viene generato un terzo dei profitti annuali. Tra i discount, si segnalano le perdite di Family Dollar Stores (-2,43% a 27,74 dollari) e Dollar General (-2,52% a 15,89 dollari). Giù anche J.Crew Group (abbigliamento) che perde il 7,09% (a 40,21 dollari) dopo che un analista di Cibc ha tagliato il giudizio sul titolo.

Nel comparto auto, cedono i Big Three, i tre colossi di Detroit, dopo un report del Wall Street Journal secondo cui nel prossimo anno ci sarà una contrazione del mercato statunitense con vendite sugli stessi livelli del 1998. General Motors, quindi, perde il 2,79% (a 30,36 dollari) e DaimlerChrysler il 2,51% (a 57,91 dollari), mentre Ford Motor cede il 4,23% (a 8,13 dollari) scontando l’annuncio sulla ristrutturazione del debito incentrato su un mega-finanziamento da 18 miliardi di dollari dando in garanzia anche gli stabilimenti americani e asset redditizi come Volvo e il braccio finanziario del gruppo, Ford Motor Credit. L’obiettivo della casa di Dearborn è quello di dotare il gruppo di liquidità sufficiente per far fronte a possibili sorprese del mercato. Per tutta risposta, Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno ribassato il rating sul debito non garantito di Ford.