WALL ST: NASDAQ VERSO 1.700, DOW VICINO A 9.800

6 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

I mercati USA consolidano i forti ribassi del pomeriggio sotto il peso dell’high tech e le pressioni derivanti dal fronte macroeconomico.

Il Nasdaq segna una flessione di circa il 2%, mentre il Dow Jones rimane sotto quota 9.900 punti.

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A guidare i forti ribassi e’ il Nasdaq Composite che si avvicina pericolosamente alla soglia psicologica dei 1.700 punti.

Come accaduto nella seduta di mercoledi’, anche oggi l’indice dei tecnologici e’ sceso ai minimi dell’aprile scorso e secondo alcuni analisti potrebbe raggiungere quota 1.456,34-1.370,61 in autunno, qualora sfondasse il canale tra 1.706,10 e 1.700,20.

Secondo molti analisti a Wall Street, gli investitori iniziano a dubitare che i big dell’high tech possano essere in grado di registrare bilanci anche solo in linea con le aspettative del mercato, visto che molte banche d’affari stanno gia’ abbassando le stime su utili e fatturato di alcuni colossi americani ed europei.

E’ il caso oggi di Intel (INTC – Nasdaq) – protagonista di una nota ribassista di Merrill Lynch – che aggiornera’ gli investitori sull’andamento di meta’ trimestre dopo la chiusura delle contrattazioni.

Joe Osha, l’analista di Merrill Lynch che ha redatto il rapporto sul colosso dei semiconduttori, ha infatti ridotto le aspettative sulle vendite da $6,5 miliardi a $6,3 miliardi, giustificando le nuove stime con la delusione delle vendite che hanno preceduto il rientro scolastico negli USA. Secondo i dati raccolti da Thomson Financial/First Call, gli analisti di Wall Street si attendevano un fatturato di $6,4 miliardi e utili – esclusi gli oneri straordinari – di 10 centesimi per azione.

Sotto pressione anche il settore dei server dopo che Manugistics (MANU – Nasdaq) ha lanciato un ‘profit warning’ sul prossimo trimestre.

Non riescono a dare fiducia ai mercati neanche i commenti estremamente positivi di Lehman Brothers su Yahoo! (YHOO – Nasdaq). La banca d’affari ha infatti inviato una nota alla clientela sostenendo che il prezzo del titolo e’ “un’opportunita’ d’acquisto da non perdere”.

Yahoo! ha chiuso mercoledi’ le contrattazioni a $10,64, il livello minimo delle ultime 52 settimane.

Sul fronte macroeconomico, e’ risultata minima e limitata al mercato dei titoli di stato USA la reazione al dato sui nuovi sussidi di disoccupazione, scesi di 3.000 unita’ nella settimana conclusasi il primo settembre e portandosi, quindi, a 402.000. Gli analisti a Wall Street si attendevano un calo a 398.000 unita’.

Da notare che il dato di due settimane fa e’ stato rivisto a 405.000 unita’ dopo essere stato comunicato a 399.000.

Una panoramica piu’ chiara sul mercato del lavoro statunitense e lo stato di salute dell’economia USA verra’ fornita venerdi’ con i dati relativi alla disoccupazione in agosto (vedi tabella seguente per dati storici).


Luglio

4,5%

4,5%

Giugno

4,5%

4,5%

Maggio

4,4%

4,4%

Aprile

4,5%

4,5%

Marzo

4,3%

4,3%

Febbraio

4,2%

4,2%

Gennaio

4,2%

4,2%

Per ora sulla situazione dell’economia sembra che i membri della Federal Reserve siano ancora divisi.

Da una parte William McDonough, governatore della Fed di New York e vice presidente del Federal Open Market Committee (FOMC), sostiene che sia altamente improbabile che l’economia americana cada in un periodo di recessione nella seconda meta’ dell’anno; dall’altra, invece, William Poole, governatore della Fed di St. Louis, ritiene che gli ultimi dati economici non forniscano alcuna speranza, dato che l’economia americana non sta crescendo affatto.

Non aiutano poi i dati relativi all’indice dei manager americani responsabili degli ordini di acquisto per le aziende non manifatturiere (NAPM settore servizi), che per agosto segna un calo a 45,5 contro i 48,9 di luglio.

Il dato e’ in netto contrasto con quello sul NAPM comunicato martedi’ scorso, salito per agosto in maniera esponenziale.

“Qualora il settore servizi continuasse il declino – e’ stato il commento a caldo di Chris Low, capo economista di First Tennessee Capital Markets – il recupero del settore manifatturiero non potra’ essere sostenuto”.