WALL ST: NASDAQ SOTTO I 2000 PUNTI, ALERT ECONOMIA

2 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Sulla borsa americana sono tornate a prevalere con forza le vendite. L’approvazione al Senato del piano di salvataggio non e’ bastata a distendere il clima a Wall Street. Il Dow Jones ha ceduto il 3.22% a 10482, l’ S&P500 il 4.03% a 1114, il Nasdaq ha chiuso con una perdita del 4.48% a 1976. Gli ultimi dati giunti dal fronte macro hanno evidenziato un deterioramento delle condizioni economiche che hanno rafforzato i timori di recessione. Inoltre, l’aumento dei costi sui prestiti e’ cresciuto ai massimi dell’anno, sollevando altre preoccupazioni sugli investimenti aziendali e sulla spesa dei consumatori.

A fare da volano ai Sell fino dai primi minuti della giornata e’ stato il rilascio dell’aggiornamento sulle richieste di sussidio da parte dei disoccupati che hanno segnalato un ulteriore infiacchimento del mercato del lavoro. Nel settore privato si e’ registrata inoltre una perdita di 9000 posti a settembre, mentre venerdi sara’ rilasciato il rapporto occupazionale, per cui e’ stimata una perdita (la nona consecutiva) di oltre 100 mila posti di lavoro nel settore non agricolo.

Male anche l’aggiornamento sugli ordini alle fabbriche, ad agosto risultato in calo del 4%, oltre le attese pari a -3%. Dopo aver messo in ginocchio le banche, la crisi del credito ha iniziato a produrre effetti negativi anche per le aziende. L’indice del settore industriale ha ceduto piu’ del 6%, Caterpillar e Alcoa sono risultati tra i peggiori componenti del Dow Jones con ribasso superiori al 7%.

Tra le blue chip a vestire la maglia nera e’ stata pero’ General Electric, in calo di oltre il 9%, dopo che l’azienda ha prezzato l’offerta di azioni a sconto ($22.50) rispetto all’ultimo prezzo di chiusura. Gli investitori non hanno trovato conforto neanche nella notizia dell’investimento da parte del miliardario Warren Buffett, il quale si ritrova subito con una perdita secca in portafoglio. Oltre ai $3 miliardi d’investimento in azioni privilegiate, l’oracolo di Omaha ha anche acquisito i diritti per l’esercitazione dei warrants relativi all’acquisto di azioni comuni (ad un prezzo di $22) per un valore complessivo di altri $3 miliardi.

Vendite anche sulla catena di hotel Marriott Internationl ha lanciato un profit warning sui risultati del prossimo anno fiscale, per il calo del turismo nel mondo dovuto alla crisi. Nel comparto hi-tech male eBay, penalizzata da un downgrade priem dell’apertura, giu’ anche i colossi Google e Apple.

Tra gli altri titoli in evidenza, alcune note positive sono emerse da una delle banche finite nel ciclone dei mutui subprime, troppo poco pero’ per arginare le vendite sui listini. UBS ha affermato che dopo quattro trimestri di perdite tornera’ presto a generare profitti grazie alla considerevole riduzione dell’esposizione sul business dei mutui residenziali e commerciali. Nonostante il trend generale negativo l’azione del gruppo svizzero e’ riuscita a mettere a segno un +5.70%.

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Lunedi’ sera il Senato americano ha approvato il piano di salvataggio varato dal Tesoro per la stabilizzazione dell’industria finanziaria (leggi il testo integrale in pdf). La votazione alla Camera, che ha gia’ respinto la versione originale del programma, e’ prevista per venerdi’. Date le attuali condizioni economiche molti operatori restano pessimisti sulla direzione dell’economia, indipendentemente dall’approvazione o meno del pacchetto di misure preparato dall’amministrazione Bush che potrebbe rivelarsi insufficiente a rilanciare l’attivita’ economica. A smorzare i toni e’ stato pero’ l’ex capo della Fed Alan Greenspan
che si e’ detto fiducioso sulla ripresa.

Nel tentativo di garantire maggiore protezione agli investitori, in un clima ancora di elevata incertezza, la SEC (l’organo di controllo della borsa Usa) ha annunciato l’estensione del divieto di ‘short selling’ sui titoli del settore bancario almeno fino al prossimo 17 ottobre, o comunque fino a tre giorni successivi l’approvazione del piano Paulson.

Un altro elemento di preoccupazione e’ rappresentato dall’aumento dei costi sui prestiti schizzato ai massimi di gennaio. “Gli istituti di credito non concedono piu’ alcun prestito persino alle banche, figurarsi ai singoli individui” ha commentato Frank Ingarra, money manager di Hennessy Advisors. “Potremmo essere all’inizio di una recessione piuttosto severa”.

Sugli altri mercati, in ribasso il petrolio: i futures con consegna novembre hanno ceduto $4.56 a $93.97 al barile. Sul valutario, ancora in calo l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di giovedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.3796. Ondata di vendite sull’oro. I futures con consegna dicembre sul metallo prezioso hanno perso $43.00 a $844.30 l’oncia. Positivi infine i Titoli di Stato Usa: il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.6460% dal 3.7680% di mercoledi’.

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