WALL ST: MAI S’E’ VISTA UNA BORSA COSI’ DIFFICILE

14 Febbraio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Sospinti dai segnali incoraggianti provenienti dal fronte macroeconomico, nonche’ da considerazioni di ordine tecnico, gli indici azionari hanno chiuso la settimana in rialzo, interrompendo il trend discendente che durava da piu’ di un mese.

L’incertezza sugli sviluppi delle questioni geopolitiche e il riemergere di nuove minacce terroristiche hanno tuttavia esercitato una notevole azione dissuasiva sulle decisioni di investimento degli operatori.

“Il grosso dilemma che affrontano gli investitori e’ capire se nei mercati sia prevalente un rischio di ribasso o un potenziale rialzo”, ha dichiarato Michael Sheldon, chief market strategist di Spencer Clarke.

“[Gli investitori] cercano di mettere al lavoro il proprio denaro – ha aggiunto Sheldon – ma procedono, giustamente, con molta cautela dal momento che la questione irachena continua a pendere sui mercati”.

E l’incognita Iraq e’ stata indicata come la principale causa inibitrice della ripresa economica Usa anche dal Governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan. In un discorso tenuto al Congresso, il n.1 della banca centrale Usa ha dichiarato che l’economia americana non necessita di ulteriori stimoli fiscali e monetari.

L’atteso rapporto del capo degli ispettori Onu Hans Blix al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha poi deluso le aspettative di chi sperava nel delinearsi di una soluzione, diplomatica o militare che fosse, della crisi irachena. Alla fine del suo intervento, Blix ha chiesto ulteriore tempo per stabilire se Saddam Hussein abbia adempiuto o meno agli obblighi di disarmo sanciti dalle Nazioni Unite.

Dopo essere sceso sotto l’importante soglia psicologica dei 7.700 punti, il Dow Jones ha invertito la rotta nel finale della settimana riuscendo a chiudere a quota 7.908,8, in rialzo di 44,57 punti (+0,57%) rispetto a venerdi’ scorso. Dall’inizio dell’anno l’indice industriale e’ in calo di 432,83 punti (-5,19%) e rispetto a un anno fa segna un ribasso di 1.994,24 punti (-20,14%).

L’S&P 500 ha guadagnato 5,2 punti (+0,63%) chiudendo a quota 834,69. Dalla chiusura del 31 dicembre 2002 l’indice ha registrato un ribasso di 44,93 punti (-5,11%), mentre su base annua la perdita e’ di 269,29 punti (-20,14%).

Con un incremento del 2,16% (+27,7 punti) il Nasdaq questa settimana ha registrato il guadagno piu’ consistente, portandosi a quota 1.310,17. Dall’inizio dell’anno l’indice tecnologico ha perso 25,34 punti (-1,9%), mentre rispetto allo stesso periodo del 2002 e’ in calo di 495,03 punti (-27,42%).


































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Valori al 14/2/2003 Variazioni ultima
settimana
Variazioni da inizio anno Variazioni ultimi 12 mesi
DJIA 7908,8 +44,57
(+0,57%)
-432,83 (-5,19%) -1.994,24 (-20,14%)
S&P500 834,89 +5,2
(+0,63%)
-44,93 (-5,11%) -269,29 (-24,39%)
Nasdaq 1310,17 -27,7 (+2,16%) -25,34 (-1,90%) -495,03 (-27,42%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

IL MERCATO AZIONARIO

Un notevole sostegno agli indici azionari questa settimana e’ arrivato dai semiconduttori (SOX +7,37%), nonostante il pessimismo espresso sul comparto da JP Morgan e le previsioni sconfortanti di Merrill Lynch sulla spesa in IT.

La notizia dell’ingresso di Intel (INTC – Nasdaq, +7%) nel mercato dei chip per telecomunicazioni e’ riuscita ad oscurare la debole trimestrale di Applied Materials (AMAT – Nasdaq). Particolarmente positiva, inoltre, la performance di Nvidia (NVDA – Nasdaq, +23%), sospinta dai buoni risultati sugli utili e dai giudizi positivi delle banche d’affari.

Il bilancio positivo pubblicato da Dell Computer (DELL – Nasdaq, +10%), che ha registrato un aumento degli utili del 32%, ha fatto da catalizzatore agli acquisti dei titoli Hardware (GHA,+4%). Molto buona, tra le altre, la performance di Hewlett-Packard (HPQ – Nyse,+8%), premiata da una nota di Merrill Lynch.

La settimana si e’ invece conclusa con il segno negativo per gli operatori telefonici (XTC,-0,5%). In particolare, il mercato non ha esitato a bocciare i piani di acquisizione annunciati da SBC Communications (SBC – Nyse, -7%).

Passando alla “old economy”, ha ceduto terreno il comparto farmaceutico (DRG,-1.2%), gravato dai problemi legali di Pharmacia (PHA – Nyse) e GlaxoSmithKline (GSK – Nyse). Stando alle accuse sollevate da otto Stati americani, le due case farmaceutiche avrebbero pagato medici e farmacisti per favorire i propri prodotti. E’ invece riuscita ad azzerare le perdite Johnson & Johnson (JNJ – Nyse), il cui piano di acquistare la societa’ biotech Scios (SCIO – Nasdaq) per $2,4 miliardi ha suscitato reazioni contrastanti tra gli operatori.

I titoli assicurativi sono riusciti a segnare un progresso (+2%) grazie soprattutto alle previsioni incoraggianti di AIG International (AIG – Nyse,+6%). La prima societa’ di assicurazione al mondo, ricordiamo, era stata tra le principali responsabili del crollo registrato dal comparto la settimana scorsa.

Ancora in ambito finanziario, si segnala la perdita di Charles Schwab (SCH – Nyse,-2,5%) e il tonfo del broker elettronico Instinet (INET – Nasdaq,-18%), entrambe penalizzati da risultati trimestrali deludenti. E’ riuscita invece ad avanzare Merrill Lynch (MER – Nyse, +2,5%), favorita da una nota positiva di Prudential. L’indice DJ_SCR ha chiuso in sostanziale pareggio rispetto a venerdi’ scorso.

Tra le altre Blue Chip che hanno movimentato i mercati, si segnalano la debacle di General Motors (GM – Nyse,-8,5%), colpita dalla raccomandazione “sell” di Banc of America, e le difficolta’ di McDonald(MCD – Nyse,), il cui titolo ha raggiunto i livelli piu’ bassi degli ultimi otto anni.

Hanno invece sostenuto il Dow Jones la performance di Coca-Cola (KO – Nyse, +3,2%) e Wal-Mart (WMT – Nyse,+5%) e DuPont (DD – Nyse,+1%).

I DATI MACROECONOMICI DELLA SETTIMANA

  • Sussidi di disoccupazione. Le nuove richieste di sussidi sono scese di 18.000 unita’, a quota 377.000. Si tratta del secondo calo settimanale consecutivo, un segnale che il mercato del lavoro Usa si sta lentamente stabilizzando.
  • Vendite al dettaglio. Il dato di gennaio ha registrato un calo dello 0,9%. Escludendo la componente auto, tuttavia, le vendite retail sono aumentate dell’1,3%, contro il +0,5% atteso dal mercato.
  • Prezzi import/export. I prezzi all’importazione di gennaio sono aumentati dell’1,5%, influenzati in particolare dal rincaro dei prodotti energetici. I prezzi export sono invece saliti dello 0,4%.
  • Produzione industriale. Il dato di gennaio ha registrato un aumento dello 0,7%, contro il +0,3% previsto dagli economisti. Si tratta dell’incremento piu’ elevato dal luglio 2002. La capacita’ di utilizzo degli impianti e’ salita al 75,7% dal 75,2% del mese precedente.
  • Fiducia Michigan – Prel.. L’indice sulla fiducia dei consumatori si e’ attestato a quota 79,2 punti, il livello piu’ basso da 9 anni. Hanno inciso, in particolare, le preoccupazioni sul mercato del lavoro e sulla situazione internazionale.

IL MERCATO DEI BOND

I Treasury hanno mantenuto anche questa settimana il loro appeal di investimento sicuro in tempi di incertezza. La scadenza a 10 anni e’ finita sotto il 3,90% di rendimento, una soglia che non era ancora stata violata dall’inizio dell’anno.

Gli operatori del CBOT (Chicago Board of Trade) continuano a comprare contratti future sui titoli di Stato, facendo crescere l’”open interest” a ritmi notevoli. Nella sessione di ieri (giovedi’) l’open interest sulla scadenza a 10 anni e’ cresciuto di 55.000 contratti (+6%) mentre la scadenza a 30 anni e’ cresciuta di 36.000 contratti (+7%).

La giornata di oggi, che chiude in anticipo (alle 14.00) per la festivita’ del President Day di lunedi’ prossimo, ha visto come protagonista la scadenza a 2 anni. Segno che gli operatori hanno scelto lo strumento piu’ conservativo per affrontare il lungo weekend.

  • Tasso a 13 settimane (IRX – CBOE)
  • Tasso a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso a 10 anni (TNX – CBOE)
  • Tasso a 30 anni (TYX – CBOE)

Sul fronte corporate, da segnalare un allargamento degli spread verso i titoli di Stato. Ad essere maggiormente colpiti sono stati i titoli speculativi (quelli con rating sotto la tripla B). Lo speculative grade index dell’agenzia Standard&Poor’s, che misura lo spread medio tra il rendimento delle obbligazioni societarie e quello dei corrispondenti Treasury, e’ passato da 1.243,4 punti di lunedi’ a 1.281,1 di venerdi’.

IL MERCATO DELLE VALUTE

Il cambio dollaro-euro rimane confinato in un trend laterale gia partito dalla settimana scorsa. Il minimo di questa settimana e’ stato toccato a $1,067 mentre il massimo ha segnato quota $1,0857.

Per quanto sia troppo presto per abbandonare le prospettive di un ulteriore rafforzamento della moneta europea, l’attuale andamento potrebbe continuare ancora nel corso della prossima settimana, in attesa di segnali piu’ chiari sul fronte internazionale.

Discorso analogo vale per il cambio dollaro-yen, che e’ rimasto stabilmente sopra quota 120 yen. Il segnale che si percepisce e’ che le operazioni condotte dalla Banca del Giappone a sostegno del dollaro per il momento sono state efficaci.

CONCLUSIONI

Il rilancio dell’economia americana continua ad essere ostacolato dagli sviluppi della crisi irachena, responsabile del rallentamento della spesa dei consumatori e degli investimenti delle aziende.

Sebbene Greenspan abbia messo in guardia sulla pericolosita’ di un deficit di bilancio troppo elevato, l’elemento interessante che emerge dal suo discorso e’ la “promozione” del piano della Casa Bianca di eliminare la doppia tassazione sui dividendi.

Per Greenspan, infatti, la mossa riuscira’ ad apportare una notevole boccata di ossigeno agli asfittici mercati finanziari americani. A questo punto, percio’, a parte le tensioni internazionali, sara’ il testo definitivo della legge, dopo la sua approvazione al Congresso, a determinare la direzione che seguiranno i listini azionari.

Per il momento gli operatori navigano a vista. Sono ancora troppe le incognite per poter assumere posizioni significative. Senza dimenticare, come ha ammonito lo stesso Governatore della Fed, che l’economia Usa potrebbe dover affrontare ulteriori problemi anche dopo la soluzione delle tensioni internazionali.

* Americo Pietropaolo e’ analista finanziario di Wall Street Italia