WALL ST: INDICI IN FORTE RIBASSO A META’ SEDUTA

10 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Sui mercati americani prosegue l’ondata di vendite, favorita dalle preoccupazioni sui tassi d’interesse e sulla situazione in Medio Oriente. A meta’ seduta, il Dow Jones perde l’1.21% a 9995 e il Nasdaq l’1% a 1898.

I principali indici azionari Usa nel corso della mattinata hanno sfondato importanti livelli di supporto. Da sottolineare che il Dow Jones e’ sceso sotto la soglia dei 10000 punti per la prima volta in cinque mesi.

Il clima negativo dei mercati appariva evidente ancora prima dell’apertura. Il Wall Street preannunciava la “tempesta perfetta” che stava per investire le borse, per effetto di due fronti in collisione: ripresa economica e aumento dei tassi di’interesse.

Il rapporto brillante sull’occupazione Usa, pubblicato venerdi’ scorso, ha alimentato le attese degli operatori per una stretta creditizia da parte della Federal Reserve. La banca Centrale Usa, secondo numerosi analisti, potrebbe alzare il costo del denaro, al momento all’1% (minimo di 46 anni), gia’ in occasione del meeting di giugno.

Le aspettative di un aumento dei tassi hanno colpito in modo pesante anche le borse asiatiche ed europee. Il Nikkei 225 (-4.85%) ha registrato il peggiore ribasso dall’11 settembre 2001, giorno dell’attentato terroristico a New York. Molto negative anche le piazze europee, con ribassi ben superiori ai due punti percentuali.

Alimentano il selloff dei listini gli sviluppi della difficile situazione in Medio Oriente. Gli scandali sul trattamento dei prigionieri in Iraq continuano a sollevare un vespaio di polemiche, esacerbando il clima dei mercati.

Passando alla cronaca societaria, da segnalare il forte ribasso della blue chip Citigroup, che perde quasi il 4%. Il colosso bancario ha annunciato che paghera’ quasi $5 miliardi per chiudere i contenziosi giudiziari legati ai casi WorldCom ed Enron. La notizia ha scatenato le vendite sull’intero comparto bancario.

Sugli altri mercati, il dollaro e’ in forte progresso sull’euro, con il cambio tra le due valute sceso a $1.1833. L’oro, ai minimi di 7 mesi, viene trattato a $375.7 all’oncia.

In calo, inoltre, il petrolio, scambiato a $39.32 al barile, dopo aver raggiunto i massimi di 14 anni nei giorni scorsi. Ad influire sul prezzo del greggio, le dichiarazioni del ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, che ha definito “essenziale” un incremento della produzione da parte dell’OPEC. Sostanzialmente stabili i titoli di Stato, con il rendimento del Treasuy a 10 anni al 4.77%.

BORSA: WALL STREET ANCORA GIU’, DOW JONES SOTTO 10.000/ANSA

10 Maggio 2004 18:16 ROMA (ANSA)

(ANSA) – ROMA, 10 MAG – La borsa statunitense, dopo aver tanto tergiversato da parecchie sedute a questa parte, sembra oggi aver deciso di imboccare con decisione la strada del ribasso, con il Dow Jones in particolare sceso sotto i 10.000 punti per la prima volta da cinque mesi esatti, cioé dal 10 dicembre 2003. Gli addetti ai lavori imputano alla prospettiva di un rialzo dei tassi d’ interesse la ragione delle difficoltà in cui si trova il mercato azionario, ma questa non può essere la sola causa della crisi, che invece probabilmente va ricondotta ad un ‘mix’ di fattori.

Il rialzo del costo del denaro è infatti inevitabile, stante la decisa accelerazione dell’ economia statunitense; inoltre, una volta deciso dalla Fed, sarà minimo, presumibilmente di un quarto di punto. Insomma, appare difficile far risalire soltanto alle conseguenze derivanti dalla stretta monetaria l’ attuale grave impasse in cui si trova da tempo la Borsa. Più verosimilmente, invece, il mercato è alle prese con un ‘mix’ di fattori negativi, che vanno dall’ impennata dei prezzi petroliferi (saliti di circa il 50% rispetto ad un anno fa!), all’ acuirsi delle tensioni geopolitiche, con riferimento agli sviluppi sempre più drammatici della situazione in Iraq ed al recente attentato in Cecenia.

Oggi, fra l’ altro, la Borsa sembra non riuscire a beneficiare nemmeno del ribasso, sia pure contenuto, del prezzo del petrolio, dando invece maggiore importanza al sabotaggio dell’ oleodotto nell’ Iraq meridionale, che ha comportato l’ interruzione delle esportazioni. Nel quadro generale di decisa ripresa dell’ economia americana, soltanto la Borsa continua così ad annaspare, mentre anche il mercato del lavoro – che pure parecchi grattacapi ha dato fino a poco tempo fa – fornisce segni tangibili di miglioramento.

Una situazione, quella del mercato azionario, che sembra stridere con la realtà dei fondamentali, ma che pure ha senz’ altro una sua ragione di essere e che probabilmente è legata anche agli squilibri che accompagnano la pur innegabile fase di espansione del ciclo economico statunitense.

La seduta odierna a New York registra innanzitutto il ribasso di Citigroup, colosso dei servizi finanziari che lascia sul terreno 1,47 dollari, a 45,25 dollari, per via del maxi-accantonamento da 4,95 miliardi di dollari che dovrà servire a fronteggiare gli oneri del contenzioso legato agli scandali WorldCom ed Enron, in cui l’ istituto – secondo le controparti – avrebbe avuto un ruolo attivo. Vanno male amche i petroliferi, sulla scia del ribasso odierno dei prezzi del greggio, con Exxon che perde 1,33 dollari, a 41,92 dollari, e ChevronTexaco 2,55 dollari (a 89,10).

Il comparto del credito è scosso dalla notizia relativa all’ acquisizione da parte di SunTrust Banks, ottava banca statunitense, di National Commerce, per un controvalore di quasi sette miliardi di dollari fra contanti e scambio di azioni. In Borsa SunTrust cede 4,67 dollari, a 62,21 dollari, mentre National Commerce è in ribasso di 30 cents, a 31,5 dollari.

Fra gli altri titoli, Boeing perde 42 cents, a 42,98 dollari, in relazione alle incertezze legate ad una commessa da 23 miliardi di dollari da parte dell’ Air Force. Fra i telefonici, Sprint perde invece 31 cents, a 17,45 dollari, appesantita dalla notizia relativa ad un piano per eliminare 2.550 posti di lavoro, ossia 550 in più del previsto, per contenere i costi. Sprint è la terza compagnia telefonica nelle chiamate interurbane.

In controtendenza infine McDonalds’, che guadagna 24 cents, a 26,95 dollari, dopo aver comunicato che le vendite negli Stati Uniti sono aumentate del 13,5% ad aprile, mentre più complessivamente il fatturato globale è cresciuto del 10,5% e quello europeo del 5%. Tutto questo come conseguenza delle nuove tipologie di menù introdotte dalla maggiore catena di ristorazione mondiale. Attorno alle 18.10 ora italiana l’ indice Dow Jones perde l’ 1,48% a 9.967,80 punti, il Nasdaq composite l’ 1,59% a 1.887,44 e lo S&P 500 l’ 1,37% a 1.083,61.