WALL ST IN FORTE CALO,
MA RECUPERA DAI MINIMI

31 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street prosegue in deciso calo al giro di boa, seppur al di sopra dei minimi di seduta. Al Nyse e’ ancora in effetto il blocco degli ordini automatici di vendita, una misura per evitare gli eccessi di ribasso. In salita i volumi di scambio rispetto alle ultime sessioni.

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La settimana – e il 12º giorno di guerra in Iraq – e’ iniziata all’insegna delle vendite per i mercati americani: gli investitori temono che una guerra ben piu’ lunga del previsto in Iraq possa destabilizzare l’economia mondiale e dare il colpo di grazia alla gia’ fragile congiuntura americana.

Ad alimentare tali preoccupazioni, la comunicazione dell’indice Chicago PMI di marzo, attestatosi a 48,4 punti e rivelatosi al di sotto delle previsioni di mercato (50). L’attivita’ manifatturiera, invece di migliorare, sta dunque peggiorando, dal momento che un valore sotto quota 50 indica contrazione: le prospettive dell’economia americana e di conseguenza degli utili societari , appaiono giorno dopo giorno sempre piu’ fosche.

Il listino industriale cede oltre 130 punti, ballando poco sopra gli 8.000, quota che oggi, per la prima volta dal 17 marzo scorso (su base intraday) ha sfondato al ribasso. Male anche il Nasdaq che cede circa 20 punti.Da segnalare che Dow Jones ed S&P 500, dopo i ribassi delle ultime sedute, sono nuovamente in perdita rispetto ai livelli di fine 2002.

Bisogna inoltre sottolineare che da quando la guerra e’ iniziata ad oggi, invece di aver messo a segno quel ghiotto rally che molti avevano preannunciato, gli indici Usa hanno ceduto terreno: oltre il 3,5% il Dow, circa il 3,8% il Nasdaq e quasi il 3% lo S&P 500.

Le difficolta’ incontrate dagli alleati in Iraq portano il dollaro ad indebolirsi ulteriormente, mentre il prezzo del petrolio fa un balzo in avanti, sia per i timori di un conflitto lungo che per il riaccendersi della violenza in Nigeria.

Il mercato torna invece a rifugiarsi in beni come l’ oro.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SULLA GUERRA

A 12 giorni dall’inizio dell’invasione, le forze alleate – attualmente a circa 80 km da Baghdad – continuano a bombardare la capitale irachena, ma il Comando Centrale ha fatto sapere che non ci sara’ un assalto nella citta’ neanche nei prossimi giorni. Gli americani sembrano aver sottovalutato la resistenza e le risorse dell’Iraq e si comincia a parlare di un conflitto che si protrarra’ nei mesi estivi, se non oltre.

“L’aspettativa sempre piu’ concreta che la guerra durera’ mesi, invece che settimane, sta allontanando gli investitori dall’azionario” ha detto David Brown, chief European Strategist per la banca d’affari Bear Stearns.

LISTINI, ECONOMIA, UTILI

Secondo Jack Ablin, chief investment officer per Harris Trust & Savings Bank, i titoli sono attualmente adeguatamente valutati, ma non convenienti. “Il fattore principale di cui bisogna tener conto e’ la guerra, insieme agli impatti che essa esercitera’ – sottolinea l’esperto – ma quando arrivera’ la stagione degli utili, la guerra’ sara’ usata come una scusa da parte di molte societa’, sia nel caso in cui I profitti saranno stati influenzati dalla guerra, sia nel caso contrario.”

E a proposito di profitti, in meno di due settimane ci troveremo nel pieno della stagione degli utili e il bilancio potrebbe risultare piuttosto deludente, proprio come quello del 2002. L’anno scorso e’ stato infatti pesantemente negativo per le aziende statunitensi, che hanno registrato in particolare una contrazione dei profitti pari al 66% rispetto all’ anno precedente.

Viste le poco rassicuranti prospettive dell’economia, quali saranno le prossime mosse della Federal Reserve ? Nella seduta odierna, i future sui fed fund scontano una possibilita’ quasi del 100% di un taglio dei tassi di interesse nel meeting che sara’ tenuto dal FOMC il prossimo 25 giugno. Sull’esito del meeting del 6 maggio, i future sui fed fund scontano oggi una probabilita’ pari all’ 81%.

IL FRONTE SOCIETARIO

Tra i titoli, in calo il colosso dell’intrattenimento e blue chip del Dow Jones Walt Disney (DIS – Nyse) dopo che la banca d’affari Goldman Sachs ne ha tagliato le stime sugli utili 2003-2004.
Male il gigante media/Internet AOL (AOL – Nyse) dopo aver
rivelato che l’organo di controllo della borsa Usa ha avanzato una “richiesta” di ulteriori spiegazioni per stabilire se sia corretto il riconoscimento di $400 milioni in ricavi pubblicitari venduti a Bertelsmann. Giu’ anche il colosso dei tabacchi e blue chip del Dow Jones Altria (MO – Nyse) che ha dichiarato di avere difficolta’ a emettere obbligazioni per un valore di $12 miliardi, per far fronte alla sanzione imposta la scorsa settimana dalle autorita’ giudiziarie dell’Illinois. L’agenzia di rating Moody’s ha inoltre tagliato il rating sul debito garantito del colosso.

Tra i settori, in forte ribasso i semiconduttori (SOX) dopo che la Semiconductor Industry Association (SIA) ha annunciato che le vendite globali sono diminuite del 3,3% a febbraio.

Performance negativa anche per il settore retail (RLX) dopo che il colosso Wal-Mart (WMT – Nyse) ha preannunciato per il mese in corso un andamento delle vendite nella catena abbastanza deludente, in quanto si collocherà nella fascia bassa delle previsioni.

Spia rossa anche per la difesa (DFX), dopo che un articolo del settimanale finanziario Barron’s ha avvertito che I fattori tecnici suggeriscono un ulteriore ribasso per il comparto.

Registra ribassi anche settore automobilistico (DJ_ATO) nonostante
numerosi analisti delle banche d’affari di Wall Street abbiano dichiarato che sia General Motors (GM – Nyse) che Ford (F – Nyse) presentano buone potenzialità di ripresa, a patto che continuino nel percorso di miglioramento dell’efficienza intrapreso.

Tra gli altri comparti, male software (GSO), Internet (GIN), networking (NWX), trasporto aereo (XAL), bancari (DJ_SCR), cartario, ristorazione, alluminio.

DA SEGNALARE

La banca d’affari Whachovia Securities ha fatto notare come le preoccupazioni relative alla guerra in Iraq stiano penalizzando il mercato delle sottoscrizioni in cui operano le societa’ di investment banking. Le IPO sono scese per la terza settimana consecutiva a quota $8,4 miliardi. Si tratta del livello piu’ basso dal settembre del 2002.

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