WALL ST. GIU’, RIAFFIORANO I TIMORI DA RECESSIONE

21 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia

I listini azionari scivolano di circa due punti percentuali a meta’ giornata, appesantiti dai segnali di una persistente debolezza del mercato del lavoro e dell’attivita’ manifatturiera nell’area di Philadelphia. Gli ultimi dati macro hanno alimentato le paure che l’economia potrebbe riprendersi piu’ lentamente di quanto sperato, infliggendo un duro colpo al morale degli investitori che cercavano di ottenere nuovi catalizzatori in grado di allungare il rally del mercato iniziato circa due mesi fa.

Il taglio del rating sull’outlook del credito della Gran Bretagna da parte di Standard & Poor’s ha sollevato forti timori sulla possibilita’ che l’agenzia prenda simili provvedimenti anche nei confronti degli altri Paesi del G7. L’agenzia ha confermato il rating di tripla A (il livello piu’ alto di giudizio sul merito di credito), ma ha rivisto da “Stable” a “Negative” il giudizio sull’outlook, citando un potenziale livellamento tra debito governativo e produzione interna.

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Non aiutano nemmeno le parole di Alan Greenspan, che in un’intervista a Bloomberg ha avvertito che la crisi finanziaria non e’ ancora finita. L’ex numero uno della Federal Reserve ha segnalato che le banche hanno ancora bisogno di ingenti quantita’ di capitali, lasciando intendere che le cifre emerse dai risultati degli stress test governativi non sarebbero sufficienti.

Ad essere presi di mira sono in particolare i giganti industriali, energetici e tecnologici. IBM lascia sul campo oltre il 2%, cosi’ come Apple. Boeing arretra di oltre il 4%. Perdono almento il 5% AK Steel Holdings, Schlumberger e Deere & Co., trascinando i comparti industriale e delle commodity in fondo ai listini, sulla scia delle preoccupazioni di un aggravarsi della recessione.

All’interno del settore bancario tiene bene Bank of America (+1.5%), il Financial Times scrive che la banca americana intende ripagare 45 miliardi di dollari ricevuti sotto forma di fondi governativi entro la fine dell’anno. Mentre Regions Financial fa un tonfo di oltre il 15% dopo aver venduto titoli ad un prezzo scontato.