VOLATILITA’: COME RIDURRE RISCHI E PERDITE

12 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – A poco più di due mesi dal lancio del Vontobel Climate Protection Index Open End ( +15% il brillante risultato prodotto dal certificato , la cui emissione è valsa alla banca svizzera il riconoscimento come terzo miglior emittente debuttante agli ultimi Italian Certificate Awards dello scorso 22 maggio) , Bank Vontobel torna sul mercato Sedex con la quotazione di 4 nuovi certificati benchmark senza scadenza.

Per questa occasione la struttura “aperta” è stata applicata ad una famiglia di indici, cosiddetti di nuova generazione, concepiti per ridurre i rischi di perdite nelle fasi di maggiore volatilità del mercato azionario. Gli indici Managed Risk, sviluppati in collaborazione con l’esperto di modelli quantitativi SwissQuant Group, permettono di investire nei principali mercati azionari o di materie prime con l’obiettivo di raggiungere una migliore performance rispetto all’indice di riferimento.

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La strategia, ponderata mensilmente sulla base di un criterio ben definito, viene attuata investendo in un indice azionario Total Return ( lo S&P500 per chi intende puntare sull’azionario americano, il Dj Eurostoxx 50 o lo S&P/MIB per l’area europea e lo S&P GSCI per l’asset class delle commodity) e contemporaneamente nel mercato monetario, remunerato al Libor o Euribor a 1 mese meno uno spread di 25 basis points. Se il rischio di mercato misurato dall’indice di volatilità sale, viene incrementata la componente di investimento monetario, viceversa in caso di riduzione della volatilità viene incrementata l’esposizione azionaria dell’indice.

L’approccio di investimento dei Vontobel Managed Risk index si basa sull’osservazione che nelle fasi di maggiore volatilità i mercati azionari e delle commodity presentano una performance peggiore. Ipotizzando di essere rimasti investiti sul mercato azionario americano negli ultimi 8 anni, ma con un’esposizione molto ridotta dal mese di dicembre 2000 ( ovvero dal mese successivo al primo picco di volatilità superiore al 30%) al mese di novembre 2003, ( primo mese vissuto con una volatilità inferiore al 15%) si sarebbe ottenuto un risultato decisamente migliore.

Ma al di là della lettura soggettiva del sentiment di mercato, che avrebbe permesso all’investitore di ridurre/aumentare il peso dell’esposizione azionaria del proprio portafoglio, l’allocazione strategica delle due componenti, quella in azioni e quella monetaria, sarebbe stata ottimale seguendo le indicazioni fornite da quello che Vontobel definisce il budget di rischio ( Target Value at Risk).

Vediamo di cosa si tratta: l’indicatore VaR è una misura di rischio probabilistica basata su metodi statistici che calcola la perdita massima che una posizione può raggiungere in un determinato orizzonte temporale. Il Target VaR viene fissato, in fase di definizione delle caratteristiche dell’indice e resta fisso per tutta la durata del certificato, in modo tale da garantire con il 95% di probabilità (l’intervallo di confidenza che aiuta a definire la precisione dei valori ottenuti) che la perdita mensile dell’indice non sarà superiore al target prefissato ( ad esempio un Target VaR del 3% per l’indice che investe sul mercato americano implica che la perdita mensile del Vontobel Managed Risk TR S&P500 Index non sarà maggiore del 3%).

Una volta fissato il budget di rischio, viene misurato con cadenza mensile, l’effettivo Value at Risk dell’indice sottostante: maggiore sarà la volatilità e maggiore sarà il Value at Risk. Dividendo il budget di rischio per l’effettivo VaR dell’indice si otterrà la percentuale di esposizione nell’indice di riferimento.

Per investire sui 4 indici, Bank Vontobel ha emesso e quotato in Svizzera nel mese di marzo e dal 28 maggio in Italia altrettanti certificati senza scadenza. I Vontobel Managed Risk Open End sono partiti al Sedex con quotazioni comprese tra i 65 euro del certificato a stelle e strisce ( soggetto al rischio cambio come quello sull’indice di commodity GSCI) e i 102 euro del certificato agganciato all’indice delle blue chip italiane.

In particolare , per la componente monetaria particolarmente elevata in un momento in cui basta un niente per far ripiombare gli indici azionari verso il basso ( -4,42% il bilancio settimanale della scorsa ottava per l’indice S&P/MIB) merita di essere seguito il Managed Risk Open End Italia: l’ultimo ribilanciamento noto dell’indice Managed Risk, relativo al 2 maggio, presentava una componente azionaria del 30% a fronte di quella monetaria del 70%. Il risultato di un’allocazione così difensiva è la perdita di un solo punto e mezzo percentuale nella peggior settimana vissuta dall’indice di Piazza Affari negli ultimi 4 mesi.

La gestione dell’investimento azionario, soprattutto nelle fasi di maggiore volatilità, richiede un’adeguata preparazione tecnica prima che psicologica. Per questo l’approccio fornito da un indice Managed Risk permette di eliminare la componente emotiva che porta sovente ad intervenire sul portafoglio in maniera controproducente.

In tema di rischi, quelli presentati dal certificato sono praticamente nulli essendo l’Open End una struttura semplice che ha come unico obiettivo la replica lineare del sottostante. Pertanto i rischi devono essere valutati in relazione all’indice su cui si investe tramite il certificato. La metodologia applicata da Bank Vontobel sui suoi indici si basa sui segnali forniti da un indicatore, il VaR , concepito in maniera da rendere facilmente individuabile il criterio di allocazione delle due componenti, quella azionaria e quella monetaria. Per la gestione dell’indice è prevista una commissione mensile, detratta quotidianamente dal valore del certificato, pari allo 0,08% per i sottostanti azionari e dello 0,12% per l’indice di commodity.

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