Volatilità ancora alta sul mercato dei cambi. Come sfruttare il momento

15 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ieri abbiamo vissuto una giornata che ci piace definire come di semi-tregua, dopo l’altissima volatilità vista nelle sessioni di trading precedenti. Ma non illudiamoci, restiamo pronti a reagire ad aumenti di volatilità che lentamente dovranno diventare una situazione da sfruttare da qui a fine anno per incamerare una buona quantità di profitti.

Si, perché ci stiamo sempre più rendendo conto che si sta verificando un fenomeno a cui dobbiamo ancora assegnare un’etichetta, ma che nella sua logica risulta molto semplice da essere spiegato.

Secondo le più accreditate teorie economiche, una valuta dovrebbe muoversi nei confronti di un’altra riflettendo la forza o la debolezza dell’economia del Paese che ha emesso quella moneta, ed i fondamentali macroeconomici insieme con i fattori geopolitici impattano sul valore relativo della divisa, che nel medio periodo raggiunge livelli spiegabili dai fattori appena citati.

Nella realtà stiamo assistendo ormai da mesi alla traslazione degli effetti che si dovrebbero verificare nel medio periodo a periodi estremamente più brevi, che a volte durano anche soltanto qualche ora. Questo, lo sappiamo, è paradossale, però è un dato di fatto e non possiamo far altro che accettarlo e prenderne atto, cercando, come sempre, di sfruttare la situazione a nostro favore.

Quello che ci viene trasmesso dal comportamento estremamente nervoso del mercato è l’idea che nessuno – e quando diciamo nessuno intendiamo veramente nessuno (includiamo nel discorso anche banche centrali ed istituzionali) –ha la minima idea di dove possa andare il mercato da qui a qualche mese, e qualsiasi notizia o dato sono buoni per impartire una direzione al mercato, che va effettivamente a spostare i propri equilibri di breve di percentuali considerevoli,se confrontate con la volatilità storica di alcuni cambi.

Questa eccessiva volatilità, rischia (ed in alcuni casi lo sta già facendo) di trasmettere i propri effetti sui margini aziendali delle imprese importatrici ed esportatrici a livello globale, che si trovano a dover combattere con un tasso di cambio che non permette di effettuare coperture agevoli e che entra a far parte in tutti sensi dei fattori competitivi da tenere in considerazione nel momento in cui ci si va a confrontare con i concorrenti su scala internazionale, ma che diventa allo stesso modo un fattore di vitale importanza per la sopravvivenza stessa dell’azienda.

Si trovano in questa situazione soprattutto le aziende che lavorano con Svizzera e Giappone, che vedono le proprie valute molto forti nei confronti delle altre divise, questo poiché nel momento in cui assistiamo a forti fasi di avversione al rischio esse vengono acquistate a mani basse dagli operatori.

Ora però abbiamo raggiunto livelli davvero importanti e le due banche centrali hanno ammesso di aver considerato l’idea di un intervento sotto il 79 per UsdJpy e su EurChf/UsdChf, visti i livelli massimo toccati dal franco nei confronti dei due principali partner commerciali.

Ieri, come detto, la BoJ ha a nostro parere alzato il telefono per chiedere qualche prezzo, la reazione c’è stata e per ora ha riportato i prezzi sopra 79 figura, ci sarà un intervento concreto? Questo non lo sappiamo, ma dobbiamo stare in guardia su entrambi i fronti. Interventi stand-alone secondo noi non produrrebbero effetti duraturi nel tempo, però andrebbero a girare il mercato in maniera violenta nel breve, potenziale scenario in cui non dobbiamo perdere soldi e magari dobbiamo farne qualcuno.

Arriviamo ora all’ultima sezione di analisi tecnica, per questa settimana.
L’eurodollaro ha mostrato un calo della volatilità mostrata i giorni precedenti: vedremo successivamente come questo sia valido generalmente per tutte le major.

I prezzi non sono più stati in grado di oltrepassare il livello di massimo precedente di 1.4275 incominciando a evidenziare una tendenza negativa nel breve. Questa è delimitata da una linea di tendenza che transita a 1.42 per le prossime ore. Allo stesso modo è possibile individuare un livello di supporto, statico questa volta, che ci fornisca un‘idea di un possibile arresto del cambio nelle prossime ore: 1.4110.

Tracciandole entrambe su un grafico a candele orarie abbiamo definito una precisa figura a rettangolo, per di più che giunge al termine di una salita, confermando la possibilità di vedere una rinnovata price action favorevole alla moneta unica, qualora si dovesse assistere alla rottura della resistenza. L’obiettivo, in questo caso, potrebbe risultare molto interessante, dato che la teoria indica almeno 150 punti di break out.

Non è ancora chiaro cosa sia successo ieri mattina. Facciamo riferimento all’impennata del dollaro, nei confronti dello yen, di una figura in qualche istante. Nessuna Banca Centrale ha confermato l’intervento: forse è stato sufficiente, per loro, chiedere un prezzo “eventualmente” disponibile a qualche banca collaboratrice.

Ad ogni modo il cambio UsdJpy ha ripreso la propria fase di tranquillità con oscillazioni che non sono andate oltre i 40 pips. Per l’immediato continuiamo a valutare 79.60 e 78.50 come i due maggiori livelli di attenzione, mentre restringendo la nostra analisi al breve (magari un grafico a 5 o 10 minuti) ci rendiamo conto come potrebbe risultare interessante l’area compresa fra 79.25 e 78.85.

La conseguenza di quanto appena osservato è un cambio EurJpy piuttosto laterale da ieri mattina. Le conferme di ulteriore ripresa, in questo caso, potrebbero giungere con il definitivo superamento di 112.85, in grado di riportare i prezzi a 113.50. Il livello di resistenza intermedia individuato trae origine da una serie di massimi compiuti in settimana e “quasi” confermati dalle media mobile di lungo su grafico orario.

Il cable non fa eccezione al momento di riflessione del mercato. In questo caso però la vicinanza al livello indicato da tempo come una possibile svolta rialzista ha un bel peso. Facciamo riferimento al livello dinamico di resistenza che transita a 1.6180 e che sarebbe in grado, a distanza di qualche settimana, di riportare la tendenza principale del cambio da favorevole al dollaro a favorevole per la sterlina.

Sempre parlando di sterlina non possiamo evitare di vedere come evolve la situazione sul cambio EurGbp. Per una volta ancora abbiamo potuto notare, ieri in mattinata, come la resistenza che si trova a 0.8835 sia la più sentita dalla price action di breve. I tentativi di rottura, su base oraria, hanno raggiunto quota dieci (con la tolleranza di 5 pips). Abbiamo altresì notato come vi sia stata una conferma del precedente minimo, 0.8760, nonostante a ruolo di supporto chiave si candidi ancora 0.8725.

Il cambio GbpJpy a breve potrebbe fornire uno spunto importante. Questo potrà avvenire con il superamento della resistenza di 128.15, confermata dal massimo del cambio visto ieri.

Osserviamo ora il dollaro australiano, contro il biglietto verde, dove possiamo notare nonostante il calo delle ultime ore, una sostanziale vicinanza al livello di resistenza più interessante per un cambiamento non solamente nel breve periodo. Pensiamo infatti ancora che 1.0780 possa fornire quello spunto necessario al cambio per rivedere il massimo di maggio che si trova poco al di sotto di 1.09.

Che sia un momento di riflessione è testimoniato anche dal franco svizzero. Siamo in un momento di pausa che permette alla moneta elvetica di consolidare sui massimi.

Il cambio EurChf non si allontana dal nuovo minimo, 1.1490 di due giorni fa, per più di mezza figura. Appaiono lontani i livelli che potrebbero favorire una ripresa dell’euro. Pensiamo a 1.1670, dove transita la linea di tendenza negativa dell’ultimo spunto ribassista e dove transita le media mobile di lungo su grafico orario. Ovviamente il minimo storico recente potrebbe risultare interessante come supporto.

Il cambio UsdChf, in una condizione simile a quella appena vista, si trova però maggiormente vicino ad un primo livello di conferma rialzista: pensiamo a 0.82 figura. Anche in questo caso 0.8080 potrebbe avere un ruolo di supporto.

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