Voci dimissioni Tremonti, spread BTP/Bund vola a 245, ai massimi

8 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Mentre Piazza Affari e’ sotto l’attacco, soprattutto con ordini provenienti da Londra concentrati su Btp, azioni, titoli bancari e Cds, si rincorrono per l’ennesima volta le voci sulle dimissioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Voci che il governo cerca disperatamente di stemperare, annunciando con un comunicato della presidenza del consiglio un incontro lungo e cordiale a Roma tra Tremonti e Berlusconi.

Ma i mercati finanziari globali fanno pagare all’Italia tutte le notizie che si sono succedute negli ultimi giorni. Non e’ passata inosservata la richiesta di arresto nei confronti di Marco Milanese, parlamentare del PDL e strettissimo collaboratore del ministro dell’Economia per oltre un decennio. Nelle banche mondiali e hedge funds globali e’ evidente che nel governo italiano regna il caos, con i ministri economici che si danno del “cretino” a vicenda in un video che ha fatto il giro del mondo, e lo stesso presidente del consiglio che di Giulio Tremonti dice: “Non fa gioco di squadra e si crede un genio. E da solo, dove va?”

Per questo il listino italiano e’ stato colpito da un pesante sell off. Banche di nuovo sotto tiro. Il BTP a 10 anni e’ schizzato al 5,324%, nuovo massimo storico dall’introduzione dell’euro. Banche di nuovo sotto tiro. Il mercato in sostanza sfiducia l’Italia:

“Se si parla di un default in Grecia con il contagio che si diffonde all’Irlanda, Portogallo e Spagna allora l’Italia e’ la prossima fermata” ha detto a Bloomberg Charles Diebel, capo delle stretegie di mercato di Lloyds Bank Corporate Markets a Londra. “L’Italia ha un debito pubblico enorme” (an awful lot of debt”).

Altissima quindi la tensione sia nello scenario politico italiano e di riflesso sul mercato dei titoli di stato. I BTP scontano pesantemente il clima di incertezza, e l’Italia è sempre più attaccata dagli speculatori. Il rendimento BTP a 10 anni, il benchmark del titolo pubblico italiano e uno dei titoli piu’ liquidi del mercato mondiale, ha toccato nella tarda mattinata il massimo storico a quota 5,314%, con il prezzo crollato a 96,120. Ogni aumento dei tassi e’ un aggravio per le casse dello stato, in interessi sul debito pubblico.

In borsa l’indice Ftse Mib e’ arrivato a cedere -2,3%, trascinato in basso dal crollo delle banche. In una intervista a Reuters, un trader conferma: “E’ in corso un attacco sull’Italia, questo è chiarissimo. E Unicredit soffre perchè è l’unica banca che non ha fatto un aumento di capitale”. Unicredit e’ stata sospesa per eccesso di ribasso, quando perdeva -7%.

In ogni caso occhi tutti puntati sul nuovo record testato dallo spread BTP/Bund, volato a 245 punti base. “”Si è innescato un meccanismo di stop loss, i titoli più penalizzati sono il 5 e il 10 anni” dice un trader, sottolineando come in questo momento “l’Italia sia maggiormente sotto pressione rispetto alla Spagna”, afferma un trader intervistato da Reuters. Il rendimento del BTP a dieci anni è schizzato al 5,324% al massimo storico dall’introduzione dell’euro, mentre sono sui nuovi massimi di periodo anche i CDS (credit default swaps) sul debito pubblico italiano (ultimi prezzi per gli abbonati a Insider, in Target News).

In concomitanza con questi movimenti cede anche l’euro, che abbandona la soglia di $1,43 nei confronti del dollaro, pagando le preoccupazioni sulla stabilitù delle banche europee ma anche il crollo, oltre che dei BTP, dei titoli governativi greci, irlandesi e spagnoli. Ci si convince che, prima o poi, l’Eurozona dovrà fare i conti con il suo primo default sui debiti sovrani. la moneta unica è così orientata a chiudere la settimana registrando la peggiore performance su base settimanale in un mese.

“Ci troviamo in una fase più acuta della crisi del debito sovrano, a giudicare dall’intensità dell’aumento dei rendimenti dei bond dei paesi periferici e dall’allargamento degli spread – ha commentato Stephen Gallo, responsabile dell’analisi del mercato forex presso Schneider di Londra – Il mercato sta cercando scuse per vendere l’euro. E il mercato è anche disperato nel cercare scuse secondo cui questi aumenti dei tassi da parte della BCE stiano rendendo la situazione peggiore e non migliore”.

L’euro perde così fino al minimo a $1,4227 estendendo le sue perdite all’1,7%.
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Da Libero. it

Si capisce che a Roma, e da lì per li rami, sta venendo giù tutto. Si capisce che nel Palazzo è in corso una guerra per bande feroce quanto mai per la conquista del potere, fatta di dossier, intercettazioni, soffiate. Si capisce che i vertici delle istituzioni, da Palazzo Chigi ai ministeri più importanti, dalla Giustizia, all’Economia, sono destabilizzati e delegittimati.

Ma si capisce anche che le divisioni attraversano tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, in una sorta di guerra di tutti contro tutti. E se nel Centrodestra la lotta tra la corrente di Letta è quella di Tremonti è all’ultimo sangue, di là quella tra Bersani e Veltroni non è un rito del tè. Mentre nella Lega lo scontro tra maroniani e non è al’insegna del mors tua vita mea, e nell’Idv dipietristi e demagistrisiani lottano per il controllo del partito.

Merda nel ventilatore, a palate. E senso di impotenza e di pericolo da parte dei cittadini. Visto l’impazzimento di una classe dirigente irresponsabile e in via di implosione, il rischio è che neanche il Quirinale mantenga in mano il pallino e possa organizzare una plausibile via d’uscita. E in tutto questo regolamento di conti mefitico e sanguinoso e tuttavia magari inevitabile e forse anche catartico, il guaio è che la stabilità finanziaria dell’Italia è a rischio. E trascina con sé i conti dello Stato ma anche i risparmi dei privati.

Siamo sull’orlo del burrone, ma non si vede chi possa fermare la macchina impazzita che corre verso il precipizio. Le forze più serie e responsabili della società civile, quelle non intruppate e fintamente indipendenti, dovrebbero trovare la forza per emergere, fare ret ee contrastare il default. Rimane poco tempo, il momento è grave, facciamo qualcosa tutti insieme per rinsavire. (da Libero.it)

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L’estrema tensione che si avverte da giorni sul mercato dei titoli di stato italiani è dimostrata anche oggi; il differenziale tra i rendimenti del BTP e quelli del Bund tocca un nuovo record dall’introduzione dell’euro per la seconda sessione consecutiva, e balza più di 10 punti base, segnando un nuovo record fino a 234,5 punti base. E’ allarme rosso per l’Italia, ufficialmente sotto attacco nei mercati dei bond.

Di fatto, il mercato sta continuando a bocciare la manovra del governo: e sono i titoli di stato italiani che scontano il clima crescente di sfiducia sul sistema paese.

Intervistato da Class Cnbc Niccolò Pini, gestore di Banca Ifigest, commenta il nuovo record del differenziale con la componente speculativa che è in atto contro l’Italia, e non solo dunque con i problemi strutturali dell’economia. D’altronde, non è affatto una novità: in tutte le parti del mondo i commenti anti-italiani si sprecano, tanto che si parla sempre di più del rischio che l’Italia sia la prossima pedina a cadere nel difficile mondo dei Piigs.

Arriva a tal proposito l’ultimo giudizio del Financial Times, che nella giornata di ieri ha ricordato che “il pesante fardello del debito del paese – il 120% circa del Pil – lascia l’Italia alla mercé dei volubili mercati dei bond”. Nella giornata di ieri, d’altronde, i rendimenti sui bond decennali hanno testato il massimo dal 2008.

“Le misure di austerity annunciate mercoledì dal ministro dell’economia Giulio Tremonti avevano come obiettivo quello di rafforzare la credibilità fiscale del paese – continua l’FT – ma le circostanze che hanno accompagnato la creazione della manovra hanno distratto da questo obiettivo”.

Il quotidiano britannico fa riferimento di fatto all’introduzione della norma pro-Fininvest e alle polemiche che ne sono seguite. E “nonostante questo, Berlusconi ha anche detto che (tale disposizione) potrebbe essere reinserita. Questi tentativi di manomissione non sono certo il modo di ottenere la fiducia dei mercati”.

L’articolo in conclusione ricorda che nel primo trimestre di quest’anno, l’economia italiana è cresciuta di appena lo 0,1%. E sentenzia: “incrementare questo livello sarebbe il modo migliore per aumentare la credibilità fiscale italiana”.