Un Pac(co) di soldi

25 Ottobre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Carmine Covino, process and behaviour management

Esiste una formula, un sistema di accantonamento efficace, per rag­giungere l’autosufficienza finanziaria? Risposta: sì, è la strategia “Dollar cost averaging” (Dca), ma per tutti è: il “piano di accumulo di capitale” (Pac). Approfondiamone insieme funzionamento e poten­zialità.

Premessa: un piano di accumulo è, innanzitutto, una strategia; è un metodo che consente di stare sui mercati attivamente, versando a rate flussi di risparmio ricorrenti, senza impegnare somme rilevan­ti in un’unica o più soluzioni. In pratica, compro porzioni di economie, più o meno ogni mese.

Punto di forza del Pac è -manco a farlo apposta – la volatilità (negativa); che i mercati esprimono in un dato orizzonte. Il trucco è, quindi: comprare quante più unità di economia “a sconto”. Vale la pena sottolineare che, l’orizzonte temporale da attribuire a questa strategia, DEVE necessariamente essere lungo: almeno 12-15 anni.

Detto ciò, lancio una provocazione, una sfida: è possibile ottenere, in 12-15 anni, una rilevante crescita del capitale, senza già essere bene­stanti, e solo con pochi euro al giorno?

Dunque, facciamo finta di trovarci all’alba del 1° gennaio 2007, poco più di 15 anni fa; ben prima di importanti eventi che hanno segnato (nel bene e nel male) questi ultimi tre lustri. Supponiamo che io disponga di 15 mila euro totali; diciamo che 12.500 li tengo disponibili per ogni evenienza; decido di investire 2.500 euro, a cui aggiungo parte dei miei risparmi, trimestralmente: 350 euro, un “sacrificio” di circa 5 euro al giorno.

Nel ribadire che, la volatilità, è un punto di forza del Pac, il segmento di economia su cui si sceglie di investire è il settore hi-tech; nello specifico, un Etf sul Nasdaq denominato in USD.

In questo modo, su un orizzonte lungo, la divisa USA diventa una asset class in più (ma anche un’altra variabile) che può aggiungere ulteriore valore al piano.

Riepilogo: 12.500 euro su c/c; 2.500€ per avviare il Pac; 350 euro da versare ogni trimestre (praticamente, rinuncio alle sigarette; non una pessima idea, in effetti).

Il Pac dopo 15 anni e mezzo

Dal 2007, a settembre 2022, è stato versato un totale di 26.220 euro di cui, 3.820 euro, è la quota che copre l’inflazione nei 15 anni (1,14% media USA). Il valore delle quote al 30/09/2022 è pari a 108.405 dollari (111.405 euro). Tradotto vuol dire che – in termini nominali – il capitale versato si è riva­lutato più di 4 volte; al netto dell’inflazione, “solo” 3 volte circa.

Valentina Magri | Wall Street Italia

Un’obiezione pertinente: come si è comportato il Pac nei ribassi maggiori di questi 15 anni?

La risposta è ben illustrata dall’immagine che segue; quattro sono stati i più pesanti drawdown di settore: 2007-2009, 2011, 2020 (pandemia) e 2022, tutt’ora in corso.

In tre di questi 4 eventi, il Pac ha riportato un risultato migliore (o leg­germente migliore) rispetto al “fratello maggiore”, l’S&P-500, indice rap­presentativo di un paniere di aziende più ampio e diversificato. In un caso, invece (l’attuale flessione ancora in corso), i risultati sono invertiti.

Valentina Magri | Wall Street Italia

 

 

Le implicazioni

E’ molto semplice: già a fine 2009, a termine del più violento drawdown – che ha richiesto ben 16 anni di recovery period del Nasdaq- il controvalore delle quote era già ampiamente superiore all’importo versato sino ad allora, con un quasi +55% nell’esercizio 2009 (prego, guardare le righe evidenziate in rosso).

L’ovvia considerazione è che: “Il rendimento del mercato NON è ne­cessariamente lo stesso dell’investitore…” (nel bene e nel male).
Nel complesso, ad oggi (ottobre 2022) il Pac registra un interesse composto (Cagr) del 27% medio annuo nominale (24% al netto dell’inflazione) ed un “Mwrr[1] (money weighted rate return, unico parametro che conti davvero) del 14,7% al lordo di imposte sui profitti. Vero è che, alla data del 31-12-2021, il controvalore del Pac ammontava a circa 160.000 dollari (circa 180.000 euro).

Domanda: è forse un segnale che ci deve preoccupare? No, per nulla! Significa solo che, quel piano, ha ancora un potenziale di valore da esprimere, che incorpora anche quello stornato da dicembre 2021, in cui l’euro era anche più forte rispetto al dollaro americano.

E i costi?

Pochi centesimi da spendere – una tantum – per negoziare l’attivo, e qualche euro per i versamenti aggiuntivi.

E la parcella? Zero! Sono un inguaribile ottimista; punto alla scommessa più grande: guadagnarmi la massima fiducia in modo da poter dimostrare la mia efficacia anche sulla futura ricchezza e sulla ap­provazione di amici o referral di chi assisto.

Conclusione

Col piano di accumulo trasformo la volatilità (negativa) in valore. Vale a dire che, sfruttando i drawdown, il pac diventa un “acceleratore” del rendimento; per cui, approfittando dei “saldi”, accorci sia i tempi di recupero che le potenziali minusvalenze.

Con un piano di accumulo, quindi, compri il (tuo) tempo come se fosse (quasi) sempre il “Black Friday”; cioè, “in strenna”!

 

P.S. S’era detto che il cliente avrebbe sacrificato sigarette e caffè, o cornetto e cappuccino, per portare a termine il piano… Beh, nonostante le esigue somme, ha rinunciato solo ad una parte dei suddetti prodotti; mentre invece si ritrova 111 mila in più che allora non avrebbe mai im­maginato di raggiungere, e con la ragionevole probabilità che, questa somma, in futuro potrebbe essere ancora più alta…

 

Nota a margine su criteri di interpretazione, ed attribuzione per:

Cagr calcolato sul versamento iniziale di 2.500 euro;
Twrr calcolato sull’intera somma versata (26.220 euro);

[1]        Tasso di rendimento di un portafoglio, ponderato per il capitale effettivamente investito.