VITTIME
DEL MORALISMO

22 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Alla fine, per disperazione, troveranno la quadra e daranno a Prodi o a un altro questo mandato da segretario generale dell’Onu che è ormai la guida della Gad o della Fed, ultime sigle impazzite della crisi del centrosinistra. Ma non avranno risolto il problema tipico della politica: chi comanda? E il prodotto non sarà credibile. Non riuscirono a risolverlo nel ’96, il tutto sommato semplice teorema del potere, quando a comandare erano almeno in due (D’Alema e Prodi) e ne risultarono tre presidenti del Consiglio, un candidato alle elezioni politiche che non era uno dei tre, la disseminazione dei contrasti e la eterna, feroce, subdola battaglia dei capi, che dura ancora sette anni dopo. Né lo risolveranno mai, il problema della politica, finché resteranno imprigionati nel linguaggio e nella logica del moralismo, con il mito novecentesco dell’unità popolare tradita da leader che non sanno accogliere l’impulso mistico della folla. L’Ulivo e la Fed e la Gad sono nomi consumati che stanno per partiti, coalizioni di partiti fatte di interessi, nomenclature, culture, spinte politiche legate alla materialità della storia: comunisti, post-comunisti, comunisti rifondati, socialisti, democristiani di sinistra, girotondini, magistrati d’assalto e soprattutto la nota lobby, quella dell’editore e finanziere Carlo De Benedetti, che vuole dettare le regole e gli esiti della partita attraverso il suo giornale omnibus del politicamente corretto. E’ appunto l’Onu o forse l’Unesco, un luogo in cui le burocrazie transpartitiche si contendono il potere a colpi di idealità, ma trovano sempre un potere debole, revocabile a piacere dalle diverse nazioni politiche titolari di diritti sovrani e di veto.
E’ un caso unico al mondo, questo del centrosinistra italiano senza testa. Blair vive la politica dando battaglia, prima ha eliminato il vecchio Labour party, poi ha sfidato su tutto, dalla guerra alle tasse universitarie, la sinistra residua, e duella con Gordon Brown per la successione nella comune consapevolezza che si comanda uno per volta. Schröder ha fatto fuori Oskar La Fontaine, e il suo patto con Joschka Fischer si regge su una divisione dei ruoli determinata da chi ha la maggioranza dei voti. Anche i socialisti francesi litigano sulle cose che contano, per esempio l’Europa, e alla fine salterà fuori una leadership presidenziale. Solo nel nostro centrosinistra si agita ancora il fantasma idealista dell’unità senza contenuto, senza battaglia, senza scelta, unità burocratico-popolare in cui tutti devono trovare posto e al posto di comando non deve esserci nessuno. E’ chiaro che queste crisi tendenzialmente infinite sono il portato della nostra storia anomala, ma è anomala anche la storia di Berlusconi e della sua coalizione, dove alla fine, monarchia o repubblica, chi guida lo si sa. Se rinunciasse alla sua superiorità antropologica, goffamente riassunta nella formula “noi non abbiamo padroni”, il centrosinistra troverebbe una competitività politica.