VITO TANZI: POPULISMO FIGLIO DELL’IGNORANZA ECONOMICA

23 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 23 mag – “Il populismo in economia si fonda sull’ignoranza economica e il ruolo che questa gioca nella politica economica dei diversi paesi non ha ricevuto tutta l’attenzione che merita. Che io sappia, nessuna istituzione o “think tank” ha costruito un indice del grado di alfabetizzazione (o di ignoranza) economica della popolazione dei diversi paesi. Se un simile indice esistesse, vi scopriremmo probabilmente grandi differenze tra paesi. Ad esempio, i cileni avrebbero un punteggio più alto degli argentini, e gli olandesi o finlandesi più alto dei francesi e degli italiani”. E’ quanto scrive, su lavoce.info, l’economista Vito Tanzi, già direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica del Fondo Monetario Internazionale. Tanzi non si riferisce a una conoscenza formale dell’economia, ma “a una comprensione intuitiva dei suoi concetti base, come il legame tra salari e produttività, il ruolo di profitti e prezzi nell’allocazione delle risorse, il concetto di costo-opportunità, il ruolo della concorrenza, e così via”. “Di norma – prosegue Tanzi – sono stati gli accadimenti storici, i buoni esempi e le buone politiche a sviluppare le conoscenze e conomiche, mentre l’educazione formale delle scuole non ha giocato un ruolo significativo. Ogni volta che i ministri difendono le cattive politiche, danno un contributo a mantenere la popolazione nell’ignoranza economica, così generando una significativa esternalità negativa. Forse la lezione più importante che il Cile ha insegnato al mondo nell’ultimo ventennio è che i suoi portavoce economici, eminenti economisti, hanno fatto crescere notevolmente la cultura economica della popolazione cilena. Ciò ha facilitato l’attuazione di buone politiche economiche, quasi eliminandole dal dibattito pubblico. C’è da sperare che accada lo stesso anche nei paesi europei, e in particolare in Francia e Italia, dove politici “economicamente colti” sono più che necessari. I ministri di questi paesi hanno una grande responsabilità: attraverso quello che dicono devono riuscire a far crescere il grado di alfabetizzazione economica, non di ignoranza”.