VIOLATI I MINIMI, ALERT
DA PANIC-SELLING

23 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Maurizio Milano e’ responsabile Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella.
Questo documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come
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(WSI) – Ancora una settimana difficile per le Borse. Il mercato azionario, sia negli Usa che in Europa, prosegue in un movimento laterale da oltre 3 mesi, e nell’ultima ottava si è portato al test della parte bassa di tale range.

La volatilità implicita rimane molto al di sotto dei picchi registrati durante l’affondo ribassista di ottobre-novembre 2008, ma non è più ridiscesa sui livelli pre-crisi di fine settembre, a conferma di una situazione ancora difficile. Prosegue quindi la fase di incertezza, con gli indici sospesi tra la voglia di mettere a segno per lo meno un rimbalzo tecnico e le incognite sull’evoluzione della crisi finanziaria ed economica che frenano sul nascere ogni velleità rialzista. Se gli indici rompessero i minimi degli ultimi mesi si rischierebbe una ripresa delle vendite, con una nuovo panic-selling, che spingerebbe gli indici su livelli che non di vedevano da tre lustri. Per ridurre la probabilità di questo scenario occorre una pronta risalita degli indici dai livelli critici di supporto in fase di test.

Sull’S&P500 le tensioni diminuirebbero al di sopra di 835 ma solo il superamento di 875/95 fornirebbe un segnale di moderata positività: gli acquisti per le prossime settimane riprenderebbero poi in modo convinto solo su chiusure al di sopra dei massimi del 6 gennaio a 935, al momento prematuro. La perforazione dei minimi 2008 in area 740/50 porterebbe al test del supporto psicologico a quota 700. Ancora più debole l’indice Dow Jones Industrial, che rompe il minimo del 21 novembre 2008 a 7450 e si spinge verso 7250, molto vicino al minimo toccato nell’ottobre 2002 a 7200. La rottura di tale livello provocherebbe una nuova ondata di vendite, con obiettivo 7000 ed estensioni verso 6550. Per avere un segnale di tenuta è necessaria una veloce risalita sopra 8000, ma un segnale positivo verrebbe solo dal superamento di 8300: gli acquisti riprenderebbero poi con maggiore convinzione sopra 8600/800, per un nuovo test di 9000/100, il cui superamento, prematuro, è necessario per avere un segnale di rimbalzo di più ampio respiro. Un po’ meno debole il Nasdaq Composite, che scende comunque al di sotto di 1440, livello che sosteneva le quotazioni da inizio dicembre. La perforazione di tale livello (da confermare) provocherebbe una discesa verso il forte supporto in area 1385-1400 e quindi a testare i minimi in area 1250/95. È necessaria una veloce risalita sopra 1535 per dare un segnale di tenuta. Un segnale di rimbalzo si avrebbe solo sopra 1600, con conferma su chiusure sopra 1650, al momento prematuro.

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Da un punto di vista settoriale prosegue la dinamica fortemente ribassista del comparto finanziario, seguito dal settore auto e dall’immobiliare, che rimangono i comparti più vulnerabili. Difendono le posizioni i settori difensivi, come l’alimentare, o anti-ciclici come le telecomunicazioni ed il settore salute, tuttavia il quadro è sconfortante: negli ultimi 2 mesi tutti i settori dell’SP500 sono in territorio negativo, ad eccezione del comparto salute, con perdite pari addirittura al 62% per il comparto bancario e pari al 43% per l’auto. Solo una ripresa di questi due comparti darebbe al mercato la spinta per mettere a segno un rimbalzo tecnico. Un segnale positivo verrebbe poi da un calo della volatilità implicita, con discese del Vix (volatilità SP500, ora sotto alla resistenza a 51-52) al di sotto di 41. Un assestamento del Vix al di sotto del Vxn (volatilità Nasdaq) è necessario per avere una segnale che stanno diminuendo le tensioni sul settore finanziario. Fino ad allora non ci sono le condizioni per un rimbalzo degno di nota, neppure per un bear-market rally.

I listini europei denotano una debolezza ancora più marcata delle borse Usa, con il DJEurostoxx50 che scende verso il supporto psicologico a quota 2000 e registra quindi nuovi minimi. Solo una pronta risalita ed un assestamento al di sopra di 2200/50 darebbero un segnale di tenuta, altrimenti si rischia una discesa verso 2000 e quindi a testare i minimi del 12 marzo 2003 a 1848. Per un segnale di moderata positività occorre il superamento di 2360-2400, ma gli acquisti per le prossime settimane tornerebbero in modo convinto solo sopra 2500-2625, prematuro. In questo quadro desolante, il listino italiano riesce a distinguersi in negativo. L’SPMib tocca un nuovo minimo a ridosso di 15500: un segnale di assestamento si avrebbe sopra 17200 ma un rimbalzo scatterebbe solo col superamento di quota 19000, prematuro.

Sul fronte valutario, dovrebbe proseguire la stabilizzazione in atto del cambio euro/dollaro, nell’intervallo 1,2500-1,3000, mentre il dollaro potrebbe apprezzarsi contro yen se riuscirà a superare la resistenza a 95 (in fase di test).

Sul comparto obbligazionario, dopo i forti rialzi delle ultime settimane, sono possibili di prese di beneficio. Un segnale di perdita di spinta si avrebbe su discese del Bund (prezzo corrente a ridosso di 125) al di sotto di 123,75 e quindi sotto 121,55, con obiettivo 120 e quindi il forte supporto in area 116-118. Sul Treasury (decennale Usa, prezzo corrente a ridosso di 122) le prese di beneficio scatterebbero con la rottura del supporto a 121, con possibili discese verso 117.

Sul fronte petrolio/commodities, è probabile che la fase di stabilizzazione in essere da fine dicembre – che interrompe una forte discesa iniziata dai picchi di metà luglio 2008 – prosegua anche per le prossime settimane. Apprezzamenti del petrolio e delle altre materie prime scatterebbero solo nel caso parta un rimbalzo dell’azionario. Il forte rialzo dell’oro, sostenuto dal clima di generale incertezza, ha portato al test dei massimi del marzo 2008 a ridosso dell’area 1000-1033: le tensioni diminuirebbero sotto 900 ma un segnale distensivo affidabile si avrebbe solo su discese al di sotto di 845, prematuro.

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