Vino: con meno import scoppia bolla esterofila, italiani più nazionalisti

9 Aprile 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Dopo anni di continua crescita del vino straniero in Italia, scoppia la bolla esterofila con un crollo del 24 per cento del valore delle importazioni nel 2009 e gli italiani che si dimostrano addirittura piu’ nazionalisti dei francesi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della storica visita del Presidente della Repubblica Napolitano al Vinitaly che evidenzia una clamorosa inversione di tendenza nei consumi a favore del prodotto Made in Italy che può contare su 320 Doc, 48.Docg e 118 Igt,, a partire dalla più piccola Doc d’Italia, il Vin santo di Vigoleno, esposto allo stand della Coldiretti e prodotto nel territorio della provincia di Piacenza, che conta appena 3000 mini bottiglie da 0,375 litri, per una produzione annua di 1200 litri ottenuti da soli 5 ettari di vigneti. Le importazioni di vini e spumanti stranieri – sottolinea la Coldiretti – sono scese ad un valore di appena 250 milioni di euro (330 milioni nel 2008) con la Francia che crolla a 158 milioni di euro (222 milioni nel 2008), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al 2009 che evidenziano peraltro un valore delle esportazioni Made in Italy nel mondo di 3,5 miliardi di euro. Il crollo delle importazioni di vini stranieri – sottolinea la Coldiretti – colpisce principalmente i concorrenti francesi ma anche la Spagna che ha visto addirittura dimezzare il valore delle proprie spedizioni nel Belpaese, mentre rimangono residuali gli arrivi da Australia e Sudafrica. A scomparire dalle tavole degli italiani sono però soprattutto le produzioni dei francesi che, anche se rimangono il principale fornitore dell’Italia, registrano un crollo delle spedizioni in Italia del 29 per cento sia in valore che in quantità, per effetto della debacle dello champagne. In Italia e nel mondo – precisa la Coldiretti – sono infatti crollate le esportazioni di champagne francese (-22 per cento) e aumentano peraltro quelle di spumante italiano (+ 2 per cento) che nel 2009 mette a segno uno storico sorpasso nei brindisi a livello mondiale: sulla base dei dati consuntivi divulgati dalla federazione degli esportatori del settore transalpini sono state spedite all’estero 8,87 milioni di casse da 12 bottiglie (106 milioni di bottiglie) mentre lo spumante Made in Italy ha fatto segnare il record storico di 203 milioni di bottiglie. La scelta dei consumatori italiani consolida un settore che, con un aumento del 50 per cento in dieci anni, dà opportunità di lavoro in Italia a 1,2 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio, con ogni grappolo raccolto in campagna che è in grado di attivare ben 18 diversi comparti, secondo uno studio della Coldiretti. A crescere in modo esponenziale sono state le attività indotte che si sono estese negli ambiti piu’ diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi) che potenzialmente possono offrire da 2,4 a 3,2 milioni di tonnellate di biomasse ogni anno. In Italia ci sono – precisa la Coldiretti – 250mila aziende agricole con vigneti che offrono occupazione a circa 200mila lavoratori dipendenti, dei quali 20mila extracomunitari: nel solo distretto di Montalcino lavorano immigrati di 44 diverse nazionalità. Di queste ben 21.600 aziende agricole vendono direttamente il proprio vino ai consumatori mentre le altre lo cedono alle 35mila aziende imbottigliatrici presenti in Italia che impiegano operai, agronomi, enologi, responsabili di marketing, informatici e wine manager. Sono però le attività legate all’indotto meno tradizionali ad avere avuto una vera esplosione negli ultimi dieci anni con la nascita del fenomeno dell’enoturismo che ha realizzato nel 2009 un fatturato di 1,8 miliardi di euro “muovendo” sei milioni di turisti con un incremento del 20%, anche grazie a 150 strade del vino e oltre 500 città del vino. In grande espansione – precisa la Coldiretti – è anche l’industria della cosmetica e del benessere con il moltiplicarsi di centri di vinoterapia e l’arrivo di nuovi e curiosi prodotti per la cura del corpo, dal sapone al Sagrantino alla crema di bellezza alla Barbera fino al dopobarba all’Amarone. La capacità di individuare esperienze imprenditoriali creative che valorizzano lo storico legame del vino con il territorio e la tradizione sembra essere la ricetta del successo di molte attività correlate come dimostrano alcuni degli esempi esposti dalla Coldiretti al Vinitaly: alla bottiglia in pietra lavica per il Lacrima Christi del Vesuvio, dalle gelatine di Chianti al vino che cambia con il segno zodiacale fino a quello biodinamico che si può gustare solo dopo dieci anni dalla vendemmia.