Vincono le banche. Dietrofront governo sulle commissioni

6 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – Governo e maggioranza fanno dietrofront sull’abolizione delle commissioni bancarie sui prestiti. La retromarcia arriva dopo la protesta dell’Abi, i cui vertici avevano annunciato dimissioni di massa se il decreto sulle liberalizzazioni avesse contenuto la norma.

Governo e gruppi parlamentari stanno studiando come renderla “operativa”. La via più semplice, quella dell’emendamento (già pronto) al Dl all’esame della Camera, potrebbe trovare un ostacolo nei tempi stretti di approvazione del decreto. In alternativa, è già pronto un disegno di legge bipartisan, fatto di un solo articolo, che superi la previsione del decreto. La scelta del governo Monti e della maggioranza che lo sostiene è contestata soprattutto dall’Italia dei valori che oggi (ieri per chi legge), attraverso esponenti di Senato e Camera, l’ha definita “una porcheria”.

L’emendamento al Dl – Con l’emendamento “salva-banche”, alla norma introdotta in Senato, che stabilisce la nullità di tutte le commissioni bancarie in caso di concessione di linee di credito, viene aggiunto che tale previsione si applica solo “alle banche che non si adeguano alle norme sulla trasparenza ai sensi della delibera del Cicr, adottata ai sensi dell’art. 117/bis del Codice bancario”.

L’ostacolo dei tempi – La via dell’emendamento trova un ostacolo nei tempi tecnici dell’iter del Dl. La Camera concluderà l’esame del testo il 22 marzo e il decreto scade il 24: resterebbero dunque solo due giorni, inserendo le poche righe di modifica al decreto liberalizzazioni, per chiudere la terza lettura in Senato. Ma il governo teme che, approfittando di questa modifica, i deputati possano proporne delle altre, allungando i tempi del varo.

E’ stata ipotizzata la soluzione di spostare l’emendamento nel decreto Semplificazioni – ora alla Camera e poi in Senato – che verrebbe approvato qualche giorno dopo il dl liberalizzazioni. Qui, però, alla luce dell’appello recente di Napolitano, si pone un problema di estraneità della materia al dl Semplificazioni.

Il piano ‘B’. L’alternativa studiata in maggioranza sarebbe un disegno di legge bipartisan di iniziativa parlamentare, fatto di un solo articolo, appoggiato da tutti i gruppi di maggioranza, che avrebbe una corsia preferenziale nei due rami del Parlamento. Potrebbe viaggiare autonomamente dai vari decreti ed essere approvato in concomitanza con il dl sulle liberalizzazioni.

Il caso politico – La questione ha un riflesso politico immediato perché, dai farmacisti ai professionisti, le altre categorie hanno dovuto ingoiare qualche rospo dal dl liberalizzazioni, mentre cedere proprio sulle banche incrinerebbe l’immagine di “forte con i forti” che il governo e il premier cercano di accreditare. Tanto più se, davanti all’emendamento, i vertici dell’Abi (col il presidente Mussari in testa) domani (oggi) dovessero ritirare le dimissioni.

Durissima, nel merito, la reazione dell’Idv. Secondo Elio Lannutti, capogruppo in commissione Finanze al Senato, “è una vera porcheria ai danni dei cittadini la gara dei partiti di maggioranza a scrivere l’emendamento al dl semplificazioni per ripristinare le commissioni sui prestiti bancari dopo l’indegna sceneggiata delle dimissioni dei vertici Abi”. “E’ un’indecenza – aggiunge Lannutti – che chi ci ha scaraventato nella crisi, ossia il sistema bancario, adesso pianga perché gli venga restituito uno dei tanti privilegi di cui gode. Così la politica fa da zerbino ai poteri forti, banche e assicurazioni, che dal decreto liberalizzazioni non sono stati toccati”.

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