VIDAZA(R) riceve ulteriore approvazione dall’FDA ad includere la sopravvivenza complessiva nell

22 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

Celgene Corporation (Nasdaq:CELG) ha annunciato in data odierna che VIDAZA (azaciditina) ha ricevuto un’ulteriore approvazione da parte della Food and Drug Administration statunitense (FDA), a riflettere i nuovi livelli di sopravvivenza complessiva ottenuti nello studio sulla sopravvivenza AZA-001 in pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche ad alto rischio (SMD). Tale estensione dell’indicazione va a integrare l’autorizzazione concessa dall’FDA nel 2004 con la quale VIDAZA è diventato il primo farmaco approvato negli USA per il trattamento di pazienti affetti da tutti i cinque sottotipi di SMD secondo il sistema di classificazione Francese-Americano-Britannico (FAB). VIDAZA è inoltre il primo ed unico farmaco a mostrare un incremento della sopravvivenza statisticamente e clinicamente significativo in pazienti con SMD ad alto rischio. “La sopravvivenza complessiva specificata nell’approvazione allargata dell’FDA risulta estremamente importante per i pazienti con SMD ad alto rischio, un gruppo con opzioni limitate e con una sopravvivenza mediana di circa 15 mesi con le terapie classiche,” ha commentato il Dott. Pierre Fenaux, Ph.D., dell’Università di Parigi e capo investigatore dello studio sulla sopravvivenza AZA-001. “VIDAZA è efficace anche in una vasta gamma di sottogruppi di SMD, inclusi i pazienti con AML (leucemia mieloide acuta) secondo la classificazione della WHO (World Health Organization), il maggiore sottogruppo del nostro studio.” L’approvazione si basa sul significativo miglioramento della sopravvivenza complessiva ottenuto nello studio su VIDAZA (AZA-001), il maggiore studio internazionale randomizzato controllato di fase III mai condotto nelle SMD ad alto rischio. La sopravvivenza complessiva mediana nei pazienti trattati con VIDAZA è risultata di 24,5 mesi rispetto ai 15 mesi ottenuti con regimi di terapia convenzionali, dimostrando un beneficio di oltre 9 mesi aggiuntivi con un p-value stratificato nel log-rank test di 0,0001. Il rapporto di rischio degli effetti di tale terapia è stato dello 0,58 (intervallo di confidenza al 95%, fra lo 0,43 e lo 0,77). L’incremento della sopravvivenza è stato rilevato in tutti i sottogruppi significativi di pazienti, inclusi quelli di età superiore ai 65 anni, i gruppi con prognosi sfavorevole quali coloro affetti da leucemia mieloide acuta (secondo la classificazione del WHO) che costituivano il 31% dei pazienti arruolati, e in pazienti con citogenetica ad alto rischio. Nello studio, il tasso di sopravvivenza di due anni nei pazienti con SMD ad alto rischio trattati con VIDAZA è quasi raddoppiato raggiungendo il 50,8 percento rispetto al 26,2 percento con le terapie tradizionali. I pazienti trattati con VIDAZA hanno ricevuto la terapia per una media di nove cicli. “I dati clinici ottenuti in questo studio randomizzato controllato di fase III hanno dimostrato che i pazienti con SMD ad alto rischio trattati con VIDAZA ricevono un beneficio significativo in termini di sopravvivenza, un parametro di importanza critica nella valutazione dell’efficacia di un farmaco,” ha affermato il Dott. Lewis Silverman del Mount Sinai Medical Center di New York. Il Dott. Silverman è stato il principale autore e l’investigatore capo del primo studio per l’approvazione di VIDAZA (CALGB 9221) e uno degli autori e investigatori dello studio internazionale sulla sopravvivenza AZA-001. “Inoltre, il profilo di efficacia e sicurezza di VIDAZA tiene conto di una terapia a lungo termine, mettendo in rilievo la capacità di proseguire il trattamento fino alla progressione della malattia per ricavarne un beneficio ottimale.” Nello studio AZA-001, le reazioni avverse più comuni nei pazienti con SMD ad alto rischio trattati con VIDAZA sono state trombocitopenia (69,7%), neutropenia (65,7%) ed anemia (51,4%). “La decisione dell’FDA riflette l’incremento della sopravvivenza senza precedenti ottenuto con VIDAZA nei pazienti affetti da SMD ad alto rischio,” ha commentato il Dott. Mohamad A. Hussein, capo del dipartimento di ematologia di Celgene, precedentemente nel H. Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute. “VIDAZA costituisce un ulteriore esempio delle terapie innovative per le patologie critiche del sangue sviluppate da Celgene, le quali consentono ai pazienti di vivere per anni, invece che per settimane o per mesi. La decisione di oggi rafforza la capacità della nostra azienda di fornire VIDAZA e le nostre altre terapie ai pazienti che ne hanno bisogno in tutto il mondo.” IMPORTANTI INFORMAZIONI SULLA SICUREZZA VIDAZA è controindicato in pazienti con una nota ipersensibilità all’azacitidina o al mannitolo e in pazienti con tumore maligno epatico avanzato. Nello studio 1 (uno studio randomizzato controllato in aperto condotto in 53 siti negli USA che ha messo a confronto la sicurezza e l’efficacia di VIDAZA per via sottocutanea insieme a terapia di supporto rispetto alla sola terapia di supporto (“osservazione”) in pazienti affetti da uno dei cinque sottotipi FAB di sindromi mielodisplastiche) e nello studio 2 (uno studio multicentrico in aperto a braccio singolo su 72 pazienti affetti da AREB, AREBt, LMMC, o AML), le reazioni avverse più comuni verificatesi nella somministrazione per via sottocutanea sono state nausea (70,5%), anemia (69,5%), trombocitopenia (65,5%), vomito (54,1%), piressia (51,8%), leucopenia (48,2%), diarrea (36,4%), eritema del sito di iniezione (35,0%), costipazione (33,6%), neutropenia (32,3%), ed ecchimosi (30,5%). Altre reazioni avverse sono state vertigini (18,6%), dolori al torace (16,4%), neutropenia febbrile (16,4%), mialgia (15,9%), reazione del sito di iniezione (13,6%), e malessere (10,9%). Nello studio 3, le reazioni avverse più comuni nella somministrazione per via intravenosa sono state petecchie (45,8%), debolezza (35,4%), rigidità (35,4%), e ipocalemia (31,3%). Nello studio 4 (lo studio sulla sopravvivenza AZA-001), le reazioni avverse più comuni sono state trombocitopenia (69,7%), neutropenia (65,7%), anemia (51,4%), costipazione (50,3%), nausea (48,0%), eritema del sito di iniezione (42,9%), e piressia (30,3%). Le reazioni avverse di grado 3/4 più comuni sono state neutropenia (61,1%), trombocitopenia (58,3%), leucopenia (14,9%), anemia (13,7%) e neutropenia febbrile (12,6%). Poiché la terapia con VIDAZA è associata ad anemia, neutropenia e trombocitopenia, si dovrebbe effettuare un conteggio completo dei globuli del sangue per monitorare la risposta e la tossicità almeno prima di ogni ciclo di terapia. Poiché l’azacitidina è potenzialmente epatossica in pazienti con preesistenti deficienze epatiche gravi, è necessario esercitare cautela in pazienti affetti da patologie epatiche. Inoltre, l’azacitidina e i suoi metaboliti sono prevalentemente escreti attraverso i reni. Pertanto il rischio di reazioni tossiche al farmaco può aumentare in pazienti con deficienze nelle funzionalità renali. Si può rendere necessario il monitoraggio delle funzioni renali in pazienti anziani, poiché essi più facilmente presentano una diminuzione di tali funzioni. VIDAZA può causare danni al feto se somministrato in donne incinte. Le donne in età fertile dovrebbero essere informate dei rischi potenziali al feto. Gli uomini dovrebbero evitare di generare durante la terapia con VIDAZA. Le madri dovrebbero astenersi dall’allattare al seno o in alternativa interrompere la terapia, dopo una valutazione dell’importanza di essa per la madre. Informazioni su VIDAZA VIDAZA è stato, nel maggio 2004, il primo farmaco a essere approvato dall’FDA negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (SMD). L’FDA ha approvato VIDAZA, il primo di una nuova classe di farmaci chiamati farmaci di demetilazione, per il trattamento di tutti i cinque sottotipi di SMD, che comprendono sia pazienti a rischio basso, sia a rischio elevato. Tali sottotipi, secondo la classificazione Francese-Americana-Britannica (FAB), includono: l’anemia refrattaria (AR) o l’anemia refrattaria con sideroblasti ad anello (ARSA), se associate a neutropenia o trombocitopenia o alla necessità di trasfusioni; l’anemia refrattaria con eccesso di blasti (AREB), l’anemia refrattaria con eccesso di blasti in trasformazione (AREBt) e la leucemia mielomonocitica cronica (LMMC). Informazioni sull’epigenetica VIDAZA è una terapia epigenetica che si ritiene esercitare effetti antineoplastici attraverso l’ipometilazione del DNA e della citotossicità diretta sulle cellule ematopoietiche anomale nel midollo osseo. La concentrazione di VIDAZA necessaria per ottenere il massimo effetto di inibizione sulla metilazione del DNA in-vitro non causa una soppressione rilevante della sintesi del DNA. L’ipometilazione può ripristinare la normale funzionalità di geni cruciali per la differenziazione e proliferazione cellulare. Gli effetti citotossici di VIDAZA causano la morte delle cellule in divisione rapida, comprese le cellule cancerose non più regolate dai normali meccanismi di controllo della crescita. Le cellule non proliferanti sono relativamente insensibili a VIDAZA. Nel gennaio 2007 ne è stata approvata la somministrazione per via endovenosa. Informazioni sulle sindromi mielodisplastiche Le sindromi mielodisplastiche (SMD) sono un gruppo di neoplasie ematologiche maligne che colpiscono circa 300.000 persone nel mondo. Nelle sindromi mielodisplastiche le cellule del sangue restano immature, ovvero nella fase di “blasti”, all’interno del midollo osseo e non si sviluppano mai in cellule mature in grado di espletare le necessarie funzioni cui sono preposte. Nel tempo il midollo osseo può riempirsi di blasti, con soppressione del normale sviluppo cellulare. Secondo i dati dell’American Cancer Society, ogni anno negli Stati Uniti sono diagnosticati dai 10.000 ai 20.000 nuovi casi di SMD. Per i pazienti affetti da SMD ad alto rischio il tasso mediano di sopravvivenza è di solo 6-12 mesi. I pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche spesso dipendono da trasfusioni di sangue per il controllo dei sintomi dell’anemia come l’ affaticamento e possono sviluppare un sovraccarico di ferro e/o tossicità dovuti alle frequenti trasfusioni, che li pongono in pericolo di vita. Questi fatti mettono in rilievo l’imprescindibile necessità di nuove terapie che agiscano sulla causa della patologia, piuttosto che semplicemente come controllo della sintomatologia. Informazioni su Celgene Celgene Corporation, con sede a Summit, nel New Jersey, è una società biofarmaceutica integrata e globale impegnata principalmente nella ricerca, sviluppo e commercializzazione di terapie innovative per il trattamento delle neoplasie e delle patologie infiammatorie attraverso la regolazione dei geni e delle proteine. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.celgene.com. Il presente comunicato stampa contiene alcune dichiarazioni aventi carattere di previsione che includono fattori di rischio noti e ignoti, ritardi, fattori di incertezza e di altro tipo che sfuggono al controllo dell’Azienda e che potrebbero determinare risultati, performance ed esisti sostanzialmente diversi dai risultati, dalle performance o da altre aspettative, esplicitamente o implicitamente contenuti nelle presenti dichiarazioni previsionali. Tali fattori includono i risultati delle ricerche attualmente in corso o in programma per il futuro, oltre alle attività di sviluppo, gli interventi dell’FDA o di altri organismi regolatori, e tutti i fattori elencati nella documentazione dell’Azienda presentata alla Securities and Exchange Commission, come le relazioni contenute nei modelli 10K, 10Q e 8K. Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. 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