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Via libera all’ingresso di Onlus straniere

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Al soggetto non residente in Italia non è precluso in modo assoluto il riconoscimento della qualifica di Onlus. E’ quanto si evince dalla circolare n. 24/E dell’Agenzia delle Entrate delle scorso 26 giugno, provvedimento che dunque da via libera alle Onlus straniere che possono pertanto beneficiare del relativo regime agevolativi. Punto di riferimento della materia, ricordiamolo, è il decreto legislativo 460/1997, il cui articolo 10 specifica quali soggetti si considerano Onlus, elencando di seguito le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica., i cui statuti o atti costitutivi devono essere redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata e devono prevedere in modo espresso i seguenti elementi : a) lo svolgimento di attività in uno o più settori tassativamente elencati; b) l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale; c) il divieto di svolgere attività diverse da quelle menzionate alla lettera a., ad eccezione di quelle a esse direttamente connesse; d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre Onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima e unitaria struttura; e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle a esse direttamente connesse; f) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge; g) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione; I) l’uso, nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo “OnlusS”. Questo elenco tassativo, dunque, non fornisce nessuna indicazione in merito alla necessità che il soggetto abbia o meno la residenza in Italia affinché possa assegnarsi la qualifica di Onlus. Tuttavia la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 168/E del 26 giugno 1998, aveva precisato che “…i requisiti necessari per la qualificazione di un soggetto nell’ambito delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, indicati nel comma 1 articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997, non consentono di ricomprendere in tale tipologia soggettiva gli enti non residenti, ciò anche in assenza di un’espressa esclusione normativa in tal senso…” : Questo perché il decreto legislativo n. 460 del 1997, facendo riferimento a istituti propri del diritto italiano (come, per esempio, l’atto pubblico, la scrittura privata autenticata o registrata, i contratti collettivi nazionali di lavoro) e a leggi nazionali (per esempio, per quanto riguarda il limite del compenso massimo dei componenti gli organi amministrativi e di controllo), era logicamente da intendersi applicabile solo agli enti residenti. Ora il provvedimento in esame introduce una nuova prospettiva del problema: secondo le Entrate, infatti, “….la conclusione – recata nel paragrafo 1.1. della circolare n. 168 – che esclude la qualifica di Onlus per il soggetto estero perché appunto non residente, non può condizionare, ricorrendo tutti i requisiti di cui al citato articolo 10, comma 1, del decreto n. 460 del 1997, il riconoscimento della qualifica di Onlus in favore degli enti residenti all’estero e, quindi, alla possibilità che gli stessi siano ammessi a beneficiare del relativo regime agevolativi….”. Quello che conta, infatti, non la semplice residenza in Italia ma, oltre alla redazione dello statuto e dell’atto costitutivo secondo i canoni previsti, soprattutto lo svolgimento della relativa attività nelle forme e nei modi, sopra elencati, dal citato articolo 10 del decreto legislativo 460/1997.