VIA DA WALL STREET

29 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Se a qualcuno interessa, Jim Rogers chiede 15 milioni di dollari per la sua casa di Manhattan. L’abitazione, sviluppata su 6 piani, include cantina, giardino d’inverno e terrazza con affaccio sul fiume Hudson. Rogers, il più pittoresco degli investitori newyorchesi, la acquistò per 107mila dollari nel ’77, quando la città di New York era sull’orlo del fallimento. «È vero – conferma – l’immobile è in vendita. Voglio portare la famiglia in Asia. La mia bambina è bilingue, mandarino e inglese. Vivere a Shanghai o a Pechino nel 2007 è come vivere a New York nel 1907: al centro del futuro».

La Borsa cinese ha guadagnato il 130% nel 2006. Ora qual è il comportamento più accorto?
Non me la sento di consigliare un incremento delle posizioni, perché non mi piace comprare alcunché in un mercato che corre a fiato perso. Ma neppure è il caso di prendere profitto: sarebbe come aver venduto titoli americani nel 1907, all’inizio della parabola ascendente degli Stati Uniti.

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Ci sono mercati azionari appetibili in questo momento?
L’unico è quello di Tokio, salito, ma con misura. Inoltre lo yen è oggetto di continue vendite per i tassi d’interesse bassi, sicché per un investitore estero la Borsa nipponica è abbastanza conveniente. Poi c’è Singapore, che potrebbe diventare il centro finanziaria dell’Asia.

Qualche altro tema?
Non tanto tempo fa ho scommesso su un giardinetto di aviolinee asiatiche sull’assunto che il boom del turismo da quelle parti non può che rimpolparne i conti compagnie. Nel 2006, l’unico nome sul quale sto perdendo dei soldi è la Japan Airlines.

E di Wall Street che ci dice?
Niente di buono. L’America sta per entrare in recessione. L’edilizia è già in recessione. L’industria automobilistica anche. La finanza è sovradimensionata. Ecco, fra le aziende bancarie e quelle finanziarie è possibile scovare delle buone occasioni per vendere allo scoperto.
Lei è stato tra i primi a puntare sulle materie prime nel 1998. Qual è la prospettiva?
Alcune commodity sensibili al ciclo economico, come petrolio e rame, stanno soffrendo. Altre puntano a nuovi massimi come il succo di frutta congelato o il nickel. Mi pare una situazione perfettamente normale dopo anni di boom.

Quali sono i cavalli vincenti per il 2007?
I miei avvocati mi hanno sconsigliato vivamente di acquistare singole commodity a causa dei miei indici e dei miei fondi. Però penso che le migliori chance siano nel settore agricolo. Di fatto sto incrementando la mia esposizione.

Qual è la tesi rialzista?
I prezzi sono estremamente depressi in termini reali. Siamo ai minimi della storia del capitalismo. In più sono ai minimi termini anche rispetto agli altri prodotti di base, tipo petrolio o metalli industriali. Sul fronte della domanda, la richiesta è destinata a un’espansione vistosa. Cina e India accrescono il tenore di vita e arricchiranno in parallelo pure la loro alimentazione. Diamo tempo al tempo, e vedremo il consumo di carne e pesce in Cina avvicinare i livelli di Taiwan o della Corea del Sud: la domanda lieviterà di un multiplo considerevole.

C’è poi l’uso come carburante…
Esatto. Il Brasile estrae etanolo dalla canna da zucchero. Bush si è impegnato in un programma assai ambizioso per la produzione di etanolo dal mais. E, lo dirò una volta di più, i prezzi sono in termini reali così bassi.

Torniamo a petrolio e rame. Dove potrebbe finire la correzione?
Non sono un buon speculatore di breve termine. Devo il mio successo all’abilità di scovare asset deprezzati e di aspettare pazientemente che i corsi tornino sui massimi. Se il valore del greggio si dimezzasse non ci sarebbe niente di strano. Nel 2001 è già successo. La quotazione cadde a piombo, lasciando sul terreno il 50 per cento. Senonché aumentò successivamente di quattro volte. Per cui la mia condotta consiste nel tenere le posizioni e accrescerle quando si materializza uno scivolone più grave degli altri. A tempo debito, il petrolio varrà 100 o 150 dollari al barile perché lo sbilanciamento tra domanda e offerta è palese e in continuo rafforzamento. Lei ha sentito di nuove scoperte di giacimenti? Io no, eppure presto molta attenzione.

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