Vhernier, La ricerca del gioiello perfetto

19 Giugno 2020, di Redazione Wall Street Italia

Sperimentazione, design e tradizione orafa si fondono nel brand tutto italiano il cui nome è ispirato a quello di un leggendario esploratore

A cura di Francesca Gastaldi

Forme scultoree, materiali inediti, accostamenti ricercati: sono questi gli elementi che caratterizzano Vhernier, brand di gioielli che racconta una storia italiana divenuta un successo internazionale. Fin dalla sua nascita, nel 1984, artigianalità e sperimentazione hanno caratterizzato lo spirito del marchio, che in breve tempo si è imposto tra gli insider del settore.
La svolta è arrivata nel 2001 quando Vhernier viene acquisito dalla Aura Holding dei fratelli Carlo e Maurizio Traglio: il loro obiettivo, pienamente raggiunto, è stato quello di far conoscere al grande pubblico le creazioni anticonformiste del brand, mantenendo intatta la sua identità e una produzione interamente italiana.


Isabella Traglio, vice direttore generale di Vhernier

“Vhernier è nato con l’intenzione di dare vita a un gioiello unico, qualcosa che non fosse ancora stato creato”, racconta Isabella Traglio, parte della seconda generazione della famiglia a dirigere l’azienda, che ricopre il ruolo di vice direttore generale dal 2019. “Questo è sempre stato il nostro tratto distintivo. I gioielli Vhernier si distinguono dagli altri, ma anche da sé stessi: abbiamo in produzione 32 linee, ognuna unica a modo suo, tutte con un forte DNA”.

Definito da curve dolci, volumi straordinariamente audaci ed affascinanti giochi di colore, lo stile Vhernier è reso celebre da forme ricercate che sembrano richiamare opere d’arte contemporanea. “Prendiamo ispirazione dalla scultura, dall’architettura, dall’arte in generale, ma anche dalla natura: basti pensare ad alcune nostre forme iconiche, come l’anello Pirouette che rievoca l’immagine di una foglia ripiegata.
L’ispirazione è ovunque, il segreto è saper prendere spunto da quello che ci circonda per creare gioielli fuori dall’ordinario”. Forme inedite e perfette prendono vita grazie alla scelta di materiali e pietre che ridefiniscono i codici tradizionali della gioielleria: dall’uso pionieristico del titanio, fino a poco tempo fa utilizzato esclusivamente nell’orologeria, all’impiego di materiali naturali come il Kogolong. “Alla base di ogni creazione c’è la forte volontà di sperimentare: il Kogolong, ad esempio, è una pietra vulcanica proveniente dalla Transbajkalia, in Siberia, che viene estratta dalla lava solidificata e deve essere purissima per essere utilizzata”.

Ricerca e sperimentazione si fondono in una filosofia che riecheggia, a sorpresa, anche nel nome del brand. “Sembra avere un’origine francese”, spiega Isabella Traglio, “in realtà la fondatrice ha scelto questo nome ispirandosi ad un personaggio veneziano che, al pari di Cristoforo Colombo, ha esplorato nuove terre. Si chiamava Vernieri. Questo dimostra quanto la voglia di esplorare e la costante ricerca di nuovi materiali siano legati al DNA del nostro brand”.

Collana Calla in oro rosa

Ciascun gioiello è realizzato con raffinate lavorazioni, molto spesso affidate a piccoli laboratori che custodiscono i segreti della tradizione orafa. Tra le tecniche che hanno reso famoso Vhernier vi è anche quella delle trasparenze, che nei gioielli viene portata alla sua massima espressione. “Non è una tecnica che abbiamo inventato noi, ma possiamo dire di averla perfezionata e raffinata in modo imparagonabile”.
Superbo esempio di alto artigianato, la trasparenza permette di esaltare il colore delle pietre utilizzate attraverso la sovrapposizione di un cristallo di rocca purissimo. Il risultato è uno straordinario effetto cromatico che dona infinite sfumature al colore della pietra principale. “Alla base c’è una grandissima conoscenza tecnica: le trasparenze sono opera di maestri artigiani che tramandano questo sapere di generazione in generazione”.

Alla creatività si uniscono tecniche ingegneristiche che permettono di creare a mano forme dalla precisione impeccabile: è il caso, ad esempio, dei bracciali Sorpresa che, chiusi, sembrano realizzati solo in oro, ma una volta indossati aprono le loro maglie svelando meravigliose pietre nascoste.

Una delle collezioni più iconiche del marchio è la linea Calla, che ha da poco celebrato i vent’anni. Espressione del mini- malismo più moderno, questa linea nasce nel 2000 da un disegno d’archivio del 1998. Caratterizzata dalla ripetizione di un elemento che ricorda il fiore omonimo e rimanda all’idea del movimento, Calla è un gioiello che richiama il concetto di infinito. Il suo design, infatti, non ha un principio né una fine. Negli anni la collezione è stata oggetto di numerose riedizioni, con materiali e accostamenti inediti, inclusa la limited edition caratterizzata dall’esclusivo Pavé Eyeliner: una tecnica attraverso la quale diamanti grandi e piccoli sono disposti in modo apparentemente casuale su una stessa superficie. “I nostri gioielli hanno un animo raffinato e sono pensati per donne con- temporanee. Non vogliamo dare un volto solo alla donna Vhernier”, racconta Isabella Traglio, “il nostro brand è per sua stessa essenza di tutte le donne del mondo”.

Famoso per il suo impegno filantropico, il marchio è da sempre protagonista di numerose iniziative benefiche in Italia e all’estero. “Questo spirito fa parte della nostra famiglia: siamo cresciuti con il principio che chi ha tanto deve dare tanto”. Tra i progetti realizzati in questi anni ci sono anche ‘Un anello per salvare la vita di un bambino’, ‘Vhernier for Kids Haiti’ (lanciato negli Stati Uniti), il sostegno alla fondazione Progetto Itaca (in Italia) e il sostegno ai progetti promossi dalla Fondazione Andrea Bocelli. Di recente, inoltre, il brand si è schierato a fianco dell’organizzazione americana ‘Feed The Children’ per supportare i bambini e le famiglie in difficoltà durante l’emergenza Covid-19.

Dall’apertura della prima boutique a Milano, nel 2002, il marchio ha fatto il giro del mondo e oggi conta 14 negozi monomarca, situati negli esclusivi quartieri delle più importanti città: da Parigi a Londra, da Venezia a Ginevra fino a New York, Dubai e Miami. Il prossimo obiettivo? “La sfida è quella di crescere mantenendo i nostri valori e continuando a mettere qualità, manodopera e design al primo posto, senza scendere mai a compromessi.
Con il nostro prossimo gioiello vogliamo creare qualcosa di inedito, inaspettato e continuare a sperimentare sui materiali. La nostra filosofia, del resto, è sempre stata questa: rompere gli schemi e non essere mai convenzionali”.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di giugno del magazine Wall Street Italia.