Vendite a Wall Street: delusione lavoro, Ungheria contagiata

4 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Apertura in rosso per il mercato americano, stretto nella duplice morsa rappresentata dai rinnovati timori di un contagio della crisi europea e dalla delusione per il rapporto sull’occupazione statunitense. Il Dow cede l’1.54% a 10097.03 punti, il Nasdaq l’1.70% in area 2263.89, mentre l’S&P500 lascia sul campo l’1.68% a quota 1084.25.

L’euro debole – attualmente in calo dell’1% in area $1.204 – ha contribuito a deprimere il morale degli operatori. La valuta e’ scivolata sui minimi di quattro anni dopo che si e’ scoperto che l’Unione Europea dovra’ con ogni probabilita’ offrire un pacchetto di aiuti all’Ungheria, alle prese con una crisi economica molto grave.

Nel frattempo gli economisti e gli esperti di mercato stanno contemplando le implicazioni che avra’ sull’economia americana l’incremento inferiore alle attese dei posti di lavoro di maggio. La Borsa di New York, gia’ in calo nella primissima mattinata braccetto con l’Europa, ha accelerato al ribasso dopo la pubblicazione dei numeri relativi al rapporto sull’occupazione degl Governo, che ha mostrato la creazione di 431 mila posti. Il tasso di disoccupazione si e’ attestato al 9.7%, sotto il 9.8% anticipato e in calo rispetto al 9.9% di aprile. Intanto il rendimento del decennale del Tesoro ha ritracciato sotto quota 3.27%.

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Le cifre, che possono sembrare positive a prima vista, non lo sono se le si confrontano con i 500 mila del consensus e se si considera che sui numeri ha influito l’assunzione temporanea di personale per raccogliere i dati del censimento decennale. Nonostante si tratti del maggiore incremento da marzo 2000, risulta inoltre che le imprese hanno preferito aumentare le ore di lavoro piuttosto che assumere nuovo personale. Le ore di lavoro medie settimanali sono salite a 34.2 da 34.1. Le previsioni erano per un risultato di 34.1.

Secondo il parere di Bill Gross, numero uno di Pimco, il maggiore fondo obbligazionario al mondo, la crescita degli Stati Uniti non e’ autosufficiente e la creazione di posti di lavoro e’ anemica. Lo ha dichiarato alla radio di Bloomberg.

Come se non bastasse gli operatori hanno piu’ di un’altra ragione per essere poco propensi a prendere dei rischi: le possibili nuove perdite da derivati per il sistema bancario europeo e le difficolta’ dell’Ungheria, che fanno temere un nuovo caso Grecia. L’effetto sui mercati non si e’ fatto attendere: l’euro ha toccato nuovi minimi di quattro anni sfondando al ribasso la soglia di $1.21 e successivamente di 1.2050, il franco svizzero ha visto il suo massimo storico contro la valuta europea e gli investitori sono corsi sul Bund tedesco portando lo spread con l’equivalente italiano ai massimi del gennaio 2009. Intanto lo spread tra Spagna e Germania ha aggiornato il record storico per il quinto giorno consecutivo.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio segnano una contrazione. I futures con consegna luglio cedono $1.33 attestandosi a quota $73.28 al barile (-1.78%). Sul valutario la moneta unica quota $1.2044 (-0.98%). L’oro lascia sul campo $1 in area $1209 (-0.08%). Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.270% dal 3.3790% di ieri, facendo dunque segnare un calo di ben 10 punti base.