VALUTE: ORMAI E’ QUASI ALLARME ALL’EUROGRUPPO

19 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il dollaro ha avviato la seduta di contrattazioni a New York in calo sull’euro, con la moneta unica scambiata a 1,4926 dollari, in rialzo rispetto agli 1,4899 dollari dell’ultima rilevazione di ieri. L’euro ha guadagnato terreno in attesa di ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell’economia americana (mentre va avanti la stagione delle trimestrali Usa con Texas Instruments e Apple, oggi pomeriggio è atteso un discorso del numero uno della Fed, Bernanke). Per quanto riguarda le altre principali valute, il biglietto verde è in aumento sulla moneta giapponese a 90,94 yen, contro i 90,85 yen dell’ultima rilevazione di ieri. La sterlina vale 1,6318 dollari, in ribasso rispetto agli 1,6353 dollari precedenti. Il franco svizzero è scambiato in calo a 0,986 dollari.

Sull’euro, intanto, è quasi allarme. I ministri dell’Eurozona si riuniscono nel tardo pomeriggio a Lussemburgo per la riunione mensile. Faranno il punto sull’andamento del cambio. Attesa la conferma che con l’euro in zona 1,50 contro dollaro la situazione è vicina al punto limite. Il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ha già detto che «se il cambio continua sulla strada delle ultime settimane» ci sarà da preoccupasi, «ad un certo momento».

Il dollaro da marzo ha perso oltre il 18% del suo valore rispetto all’euro. Un euro a quota 1,50 non fa paura ai ministri dell’economia, ma un euro in corsa, come é stato nelle ultime settimane, sì. Il presidente dell’Eurogruppo Juncker non ha naturalmente indicato a quale livello su dollaro l’euro preoccuperà seriamente richiedendo qualche azione (politica o di mercato non si sa). Per ora Eurogruppo e Bce da una parte e Stati Uniti dall’altra si limitano a uno scambio di segnali di fumo, ovviamente verbali.

In sostanza l’Eurozona non vuole assistere passivamente all’evolversi di una tendenza che vede il dollaro in caduta continua (la scorsa settimana ha toccato il massimo ribasso degli ultimi 14 mesi), una debolezza che si scarica in modo non proporzionato sulle valute fluttuanti in primo luogo sull’euro e in queste circostanze sullo yen. Sul proscenio dei cambi non c’è solo il lato dollaro ma anche il versante yuan: non è un caso che Juncker abbia annunciato l’intenzione di recarsi un’altra volta in Cina con il numero uno della Bce, Trichet e il commissario dell’Unione europea, Joaquin Almunia, per capire modi e tempi di rafforzamento della divisa cinese.

L’Eurogruppo per oggi dovrebbe comunque limitarsi a confermare le formule degli ultimi giorni puntando l’attenzione sugli effetti negativi per la crescita e gli equilibri globali complessivi provocati dal dollaro troppo debole, senza far trasparire alcuna indicazione sui livelli auspicabili del cambio. Ma potrebbe sottolineare il rischio di un’assenza di contromisure sulla crescita economica dell’Eurozona, che con un euro super potrebbe non contribuire alla ripresa globale come atteso, concedendo oltretutto un vantaggio notevole al Dragone cinese.

Quanto alle politiche di sostegno alla domanda, l’Eurogruppo (e domani l’Ecofin) confermeranno la necessità dell’intervento pubblico per tutto il 2010 con avvio delle exit strategy dal 2011 solamente se la ripresa sarà «radicata» e «autonoma»

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