Valute e borse, attenti ai dati macro

25 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Nessuna nuova dal fronte macroeconomico, dove si continua a discutere ininterrottamente dei problemi europei e della soluzione che deve arrivare entro mercoledì da parte dell’Italia dei problemi relativi alle riforme strutturali che devono essere varate per permettere al Paese, in sostanza, di riprendere a crescere. Questo è infatti il nodo fondamentale da sciogliere per far sì che la situazione che vede il rapporto deficit/pil al 120% rimanga sostenibile, sempre che così la si possa definire.

Le borse ieri hanno chiuso in territorio positivo, mentre oggi in Asia le sedute sono state miste, con il nikkei negativo dello 0.39% nel momento in cui scriviamo, il Topix a -0.53% e l’Hang Seng a +0.54% e a tutto questo sono corrisposte vendite di dollari (che nei momenti di appetito per il rischio sono utilizzati come valuta di finanziamento dato i bassi tassi di interesse da corrispondere) ed incrementi di valute a più alto rendimento, del petrolio e lievemente dell’oro (che però rimane sostanzialmente ancora in range tra 1.640 e 1.660 dollari/oncia).

Dal fronte macro per quanto riguarda la giornata di oggi, non avremo grandi notizie in grado di smuovere i mercati, per cui avremo modo di contemplare le price action che sconteranno il sentiment di mercato, che piano piano si è mosso a favore del rischio.

I dati più importanti riguarderanno la decisione sui tassi della Bank of Canada, che dovrebbe mantenerli all’1%, mentre avremo nel pomeriggio la comunicazione della fiducia dei consumatori americani, che dovrebbe mantenersi ben al di sotto della soglia di “ottimismo” fissata a 50 punti (attese a 46.5 contro un precedente di 45.4).

In casi del genere le tecniche operative migliori sono quelle che prescindono dal quadro macro generale, non in grado di mostrare i propri effetti sui mercati finanziari, e che si affidano all’analisi dei livelli tecnici, intorno ai quali si concentrano punti di interesse degli investitori rialzisi o ribassisti.

Capita infatti molto spesso che dopo fasi di accumulo del mercato, perché non si è ancora formata un’idea generale di dove i prezzi possano effettivamente andare, si assista ad aumenti di volatilità in grado di permettere di prendere profitto pur non avendo chiara la situazione di medio e lungo periodo dello strumento sul quale si sta operando. Passiamo dunque a vedere quali sono i livelli più indicativi da poter monitorare.

E’ possibile notare da un grafico orario dell’eurodollaro che ieri, dopo la rottura a rialzo di 1.3900, che ci veniva ben suggerita dagli oscillatori stocastici che si trovavano appena fuori dall’ipervenduto con i prezzi già in test dei massimi fatti segnare venerdì scorso, è giunto a toccare nuovamente l’area di 1.3950, che risulta essere il confine più basso della zona di resistenza che passa tra lì ed 1.4000. Ora il mercato sta consolidando sopra 1.3900, che diventa il supporto da seguire per la giornata. 1.3775 diventa il livello più importante da seguire nel medio periodo, in quanto area in grado di preservare la validità della tendenza rialzista di fondo in atto, mentre eventuali evoluzioni a rialzo vedono1.4250 in caso di rottura dell’1.4000, che diventa definitiva se oltrepassiamo 1.4015, livello pari al 61.8% di ritracciamento di Fibonacci della discesa compresa tra 1.4540 e 1.3140.

Per quanto concerne il UsdJpy, la situazione rimane davvero pesante, con uno stallo nei pressi di 76 figura che ci preoccupa non poco. La razionalità ci porterebbe ad aprire posizioni lunghe senza nemmeno pensarci, ma dobbiamo stare attenti in quanto, molto spesso, in situazioni di forte sbilancio come quella che stiamo vivendo sul dollaro yen, prima di partire un movimento di alleggerimento è possibile assistere ad affondi finali.

Se diamo uno sguardo all’indicatore proprietario di FXCM, lo Speculative sentiment index (di cui alleghiamo uno screenshot) notiamo infatti che lo sbilanciamento sul lato long della nostra clientela suggerisce che potrebbero aciursi le tensioni ribassiste, per cui la possibilità di anadare a vedere nuovi minimi è tutt’altro che lontana. Attenzione che, di fronte ad un ulteriore apprezzamento dello yen, il ministro delle finanze giapponese ha dichiarato che saranno pronti a prendere in considerazioni tutte le azioni necessarie al fine di fermare la speculazione internazionale che sta portando gli yen su livelli che stanno impattando in maniera pesante su molte aziende del Sol Levante, Toyota in testa.

Da questo punto di vista il Giappone si allinea alle intenzioni della SNB svizzera, pur non avendo fornito né indicazioni precise sui livelli “di confine” tollerati, né tantomeno comunicati ufficiali. Attenzione però.

Per quanto concerne l’EurJpy, ci stiamo mantenendo in range tra 105.00 e 106.50, che rimangono i livelli da monitorare per il trading laterale e per valutare eventuali rotture, che potrebbero partire soltanto in caso di forti movimenti su EurUsd e UsdJpy.

Passando alla sterlina, contro il dollaro ci troviamo di fronte ad una situazione di volatilità estremamente contenuta, che sta schiacciando i prezzi all’interno di una ventina di punti, la situazione tipica prima di un aumento di volatilità. I livelli da seguire per valutare delle entrate in stop sono 1.59 ¾ a ribasso e 1.6015 a rialzo, mentre per chi avesse un approccio un po’ più conservativo, a ribasso si può attendere la rottura di 1.5950.

Per quanto riguarda il UsdChf, continua anche se a rilento, la sua discesa. Adesso i prezzi stanno facendo base intorno a 0.8790, il che ci conferma la bontà dell’area intorno a 0.8800 come supporto di breve periodo. Non dimentichiamoci che lo scenario di medio periodo è ribassista, per cui in caso di continuazione dei movimenti positivi borsistici, che stanno corrispondendo a vendite di dollari, è possibile assistere ad ulteriori rotture a ribasso, Fino a quando ci manterremo al di sotto di 0.88 ¼ (dove passano EMA 21 e trendline discendente tracciata su un grafico orario) anche il trend di breve è bnegativo. In caso di rottura a rialzo, potenziale fase laterale con 0.8850 come confine superiore.

Per quanto concerne EurChf, ci stiamo mantenendo ancora all’interno del range 1.2210 / 1.2310 e fino a quando questi livelli non verranno violati, è possibile lavorare in laterale.

Concludiamo con le commodity currencies, dando uno sguardo ad Australia e Canada, che oggi vedrà la decisione sui tassi da parte della BoC. Per quanto riguarda AudUsd, 1.0500 sta funzionando molto bene come resistenza, ed una sua eventuale rottura, da non escludere dopo le parole della RBA che ha dichiarato come le prospettive di crescita futura siano buone (leggasi non taglieremo i tassi), potrebbe aprire le strade verso 1.0650. In caso di continuazione della fase distributiva in atto, il livello di 1.0440 risulta essere il supporto più significativo da considerare.

Terminiamo con il loonie, davvero vicino alla parità contro il dollaro. Inutile dire che in caso di rottura a ribasso (attenzione alla pulizia di stop, che data l’importanza del livello dovrebbe farci considerare almeno una ventina di punti prima di considerare la rottura come definitiva) l’accelerazione potrebbe essere importante e far raggiungere 0.9750. Dovesse invece tenere il livello tondo di supporto a 1.0000, potenziali rimbalzi che potrebbero fermarsi non oltre l’1.0100.

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