UTILI: PRO-FORMA PER ALMENO ALTRI 3 ANNI

28 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

Le societa’ americane hanno creato un mostro e il suo nome, apparentemente innocuo, e’ “risultati pro-forma”.

Eppure, secondo quanto riporta il Financial Times “quest’orco di carta” spaventa gli analisti di Wall Street e ancor di piu’ gli investitori alle prese con bilanci sempre piu’ oscuri e spesso piu’ vicini ad una favola che alla realta’.

All’apice del mercato toro, infatti, in un tentativo di rendere piu’ chiare le “vere” performance delle loro aziende, molte societa’ in crescita hanno cominciato ad escludere una serie di oneri straordinari dai risultati presentati alla stampa e agli analisti di Wall Street.

L’abitudine di enfatizzare alcuni numeri piuttosto che seguire i criteri contabili universalmente accettati (GAAP, Generally Accepted Accounting Principles) e’ diventata a poco a poco una prassi molto diffusa. E la scelta su cosa escludere dai bilanci proforma e’ adesso cosi’ arbitraria che alcuni critici pensano stia distorncendo le misure di valutazione dei titoli cosi’ come il rapporto prezzo/utili (P/E).

Il mese scorso Cliff Stearns, presidente del sottocomitato per il commercio della Camera dei Rappresentanti USA, ha espresso la convinzione che “alcune forme di standardizzazione andrebbero applicate ai risultati proforma, in tal modo, un investitore potrebbe fare testa o croce su di essi”.

La confusione comincia a frustrare sempre piu’ esperti a Wall Street. Abby Cohen, equity strategist di Goldman Sachs la scorsa settimana ha sottolineato come non ci sia un criterio comune sulla presentazione dei risultati.

Finalmente, una settimana fa, il Financial Accounting Standards Board (FASB, l’ente USA preposto all’emanazione dei principi contabili generali relativi a organizzazioni non pubbliche, lo stesso che ha emanato il GAAP) ha detto di aver richiesto una discussione pubblica e ha parlato della concreta possibilita’ di una riforma.

Ma il cambiamento sara’ lento. Il FASB ha impiegato ben 5 anni per cambiare le regole relative alla contabilita’ del ‘merger accounting’.

Ed Jenkins, il presidente dell’ente, in un’intervista ha detto che non crede che un cambio nel proforma possa avvenire prima di due tre anni.

In piu’ il controllo del FASB e’ limitato solo agli utili ufficiali che sono inviati alla SEC (Securities and Exchange Commission): “non abbiamo nessun controllo sulle pubblicazioni stampa – ha continuato Jenkins – e’ abbastanza difficile per noi figurarci il ruolo che giocheremo nella questione”.