UTILI BANCARI MEGLIO DELLE ATTESE, MA GLI INCAGLI AUMENTANO

19 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Nel primo trimestre dell’anno le banche non hanno fatto peggio delle attese. Anzi qualche sorpresa positiva c’è stata come per Banco Popolare che, grazie ai profitti da trading per 270 milioni euro, ha registrato un utile di 219 milioni (superiore alle attese ma -16% rispetto allo stesso periodo 2008).

Così come Bpm che ha messo a segno un capital gain su derivati per copertura dei tassi pari a 60 milioni di euro, con un utile netto di 72 milioni (+16% sul primo trimestre 2008). I broker, divisi sul rating, hanno però colto l’occasione di rialzare i target. Exane ha confermato l’outperform a 4,7 euro dai precedenti 4, Deutsche Bank hold a 4,2 (da 4) Cheuvreux underperform 4,8 (da 3,5). O anche Intesa Sanpaolo con un utile netto di 1,075 miliardi in calo del 38,5% ma meglio del previsto (stime a 473 milioni) grazie a un beneficio fiscale di 511 milioni.

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Numeri che hanno convinto Cheuvreux a promuovere l’istituto a outperform dal precedente underperform con target a 2,7 euro (da 1,9), ed Exane a confermare l’outperform con un target a 2,8 euro da 2. Infine Unicredit che ha chiuso il periodo con un utile netto di 447 milioni più che dimezzato rispetto al 2008 (-55,6%), ma in linea con le attese. Il risultato di gestione è però cresciuto del 27,3% a 2,74 miliardi per via del forte contenimento dei costi (-6,4% trimestrale i costi operativi) superiore alle stime dei broker, spingendoli a confermare i rating ma ritoccando i target. SocGen ha ribadito il buy ma con un target a 2,36 euro (da 1,70), Cheuvreux l’underperform con un target quasi raddoppiato a 2 euro (da 1,1). Solo Centrosim ha tagliato Unicredit a neutral (da buy) a 2 euro (da 1,7).

Il rialzo dei target è partito da Goldman Sachs che ha alzato le stime sulle banche europee per la prima volta da inizio 200 7 pur con una coverage view neutrale (Mps tra i best pick). «Riteniamo che – dice la banca – la fase di shock dei mercati stia finendo, ora il nodo centrale è il deterioramento della qualità dei crediti», che aggiunge: «Al di là dei risultati trimestrali, la riapertura dei mercati di capitale alle istituzioni finanziarie è il punto centrale per il futuro sviluppo».

Insomma, i broker si sono accorti che le banche italiane non sono vicine al fallimento. E la ventata di ottimismo si è vista anche a Piazza Affari in prossimità delle trimestrali. Ma la parola d’ordine rimane la prudenza. Nomura ribadisce la visione «bearish» sul settore: secondo la banca d’affari solo in caso di ripresa economica si potrà tornare positivi, e al momento i segnali macro vanno nella direzione opposta.

Sembrano passati anni luce da quando troneggiavano preoccupazioni su livelli di patrimonializzazione ritenuti bassi: l’evidenza era data da Core tier intorno al 6% rispetto a un 8% ritenuto sicuro. Ma sono passati pochi mesi e il Core Tier 1 dei maggiori istituti italiani rimane inchiodato in attesa delle risorse apportate dai tre Tremonti Bond. Bpm, ad esempio, ha realizzato nel trimestre un Core tier 1 al 6,13%; Unicredit ha registrato un Core tier 1 pari al 6,38% (dal 6,5% di dicembre 2008); Intesa Sanpaolo al 6,4% (dal 6,3% di dicembre) e Bp (tenendo conto di Tremonti bond e Italease) al 6,5%.

Il prossimo appuntamento è fissato a settembre con gli stress test all’europea dopo che negli Usa ben dieci dei 19 istituti di credito hanno mostrato la necessità di ricapitalizzazione. Rimane poi attuale il tema delle svalutazioni. Anche se l’attenzione, come sottolinea qualche analista al di là dei report ufficiali, si sta spostando sui crediti incagliati, non ancora sofferenze ma che potrebbero diventarlo. Insomma a preoccupare è l’asset quality. Unicredit, ad esempio, ha registrato una crescita del 75,9% degli prestiti a rischio (o incagli) rispetto al marzo 2008 (+20,5% rispetto a fine dicembre).

Bp ha registrato un aumento degli incagli netti del 33,9% (a 2,716 miliardi) rispetto a dicembre (nessun raffronto viene fornito invece sui dodici mesi) «dovuto principalmente a pratiche per circa 503 milioni di euro classificate ad incaglio nei primi mesi del 2009 ma già oggetto di svalutazioni analitiche al 31 dicembre 2008 (esclusa questa componente, l’aumento degli incagli è pari al 12,5% ndr)» spiega la società che poi aggiunge: «L’impatto economico di queste posizioni si limita al solo time value». Si veda anche Bpm dove le attività deteriorate sono aumentate complessivamente nei tre mesi del 14% circa a 1,513 miliardi (del 30% circa rispetto a marzo 2008) con una particolare incidenza degli incagli lordi aumentati nei tre mesi a 770 milioni circa (+27% rispetto a dicembre e +57% circa nei dodici mesi).

Quanto a Ubi i crediti complessivamente «doubtful» netti nei dodici mesi sono saliti del 32% (+9% nel primo trimestre). Intesa Sanpaolo ha registrato nel trimestre un aumento degli incagli del 14% circa a 6,48 miliardi di euro (non è disponibile il dato sull’anno), mentre complessivamente i crediti deteriorati sono cresciuti del 7% circa. Più contenuta infine la crescita di incagli nel trimestre (sull’anno non è stato fornito il dato ) di Mps (+3,7% circa). Non si tratta di un mero esercizio di scuola visto che la trasformazione del credito da semplicemente scaduto a incagliato a sofferente per la banca significa un aumento della copertura che, ad esempio, per Bp, passa così dal 7,8%, al 26,1% fino al 72,6% per Bpm dal 3,08% al 17,65% al 64,96%. E una simile trasformazione potrebbe facilmente concretizzarsi con l’aggravarsi della crisi dell’economia reale.

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