UsdJpy ancora in correzione rispetto al trend primario

28 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – La chiusura della settimana passata non si può certo dire sia stata delle migliori.

In un mercato ancora dominato dalla scarsa liquidità, a causa del ponte del Ringraziamento americano, abbiamo ricevuto una serie di notizie sul finire di settimana il cui impatto sul mercato è stato sorprendentemente limitato.

Partendo dalle notizie di casa, abbiamo avuto venerdì mattina l’asta dei BoT a 6 mesi, per fortuna andata esaurita, ma che ha mostrato un rendimento quasi doppio rispetto al collocamento di ottobre: siamo giunti ad un impressionante 6.5%, rispetto al 3.5% del mese prima.

Come se non bastasse lo spread sul decennale si è riportato stabilmente al di sopra dei 500 punti (516 di massimo) mentre lo spread sui titoli di stato a due anni ha raggiunto l’impressionante 705, portando il rendimento al 8.19% e facendo registrare il nuovo massimo dall’introduzione dell’euro.

Gli occhi, evidentemente, sono ancora puntati verso il duro lavoro che sta compiendo Il primo Ministro Monti, il quale entro il 5 dicembre ha promesso la discussione dei provvedimenti da adottare in Consiglio dei Ministri. A questo proposito sarà importante comprendere il parere dell’Eurogruppo e dell’Ecofin di martedì a seguito della richiesta del Ministro di poter ridurre la manovra da 15 miliardi a causa del forte rallentamento dell’economia italiana (le nostre tasche ringrazierebbero).

Continuando i temi negativi, abbiamo avuto una serie di downgrade in rapida successione: S&P ha diminuito il rating sul Belgio (e voci, non confermate, parlano di un imminente downgrade del Giappone, su cui l’istituto mantiene un Outlook negativo sino da aprile), Fitch ha spostato di un gradino a ribasso il rating del Portogallo mentre Moody’s ha portato il rating Ungherese sino a livello “spazzatura”, mettendo per di più in guardia da un possibile rischio di default multiplo all’interno dell’Unione se non si arriverà presto ad una soluzione del debito.

Difficile trovare un po’ di positività in una serie di notizie di questo calibro… eppure un barlume di speranza è arrivato a seguito del week end.

Primo, l’Italia potrebbe beneficiare di un prestito da 600 miliardi di euro messo a disposizione dal Fondo Monetario Internazionale, nel momento in cui la crisi dovesse raggiungere un livello ancora peggiore. Anche se non è stato chiarito in questo caso in che modi e tempi L’Italia potrebbe beneficiare di questa somma, tanto è bastato ai mercati per mostrare un allontanamento dal dollaro e dallo yen con un rimbalzo della moneta unica e delle valute ad alto rendimento, come vedremo sotto.

Secondo, sembra che il nuovo asse Tedesco-Franco-Italiano stia discutendo la possibilità di rivedere il patto di stabilità per renderlo più stringente senza dover passare da lungaggini a cui si andrebbe incontro se dovesse essere approvata una norma comunitaria.

Così facendo il rischio è che i 17 paesi dell’area euro si troveranno a viaggiare ad una velocità diversa rispetto agili altri stati dell’Unione, in cambio però di una maggior convergenza e il maggior controllo dei conti pubblici.

Questo permetterebbe di avere delle istituzioni centrali più efficienti ed in grado di aiutare se dovessero ripresentarsi situazioni come quella che stiamo vivendo attualmente. Pensiamo alla Banca Centrale Europea che potrebbe ricevere l’investitura di prestatore di ultima istanza, ruolo che ad ora non le compete.

Passiamo ora a dare uno sguardo ai grafici, cominciando dall’immancabile eurodollaro.

Qui notiamo come la tendenza di fondo, in atto dagli ultimi giorni di ottobre, continua a puntare in una direzione ben chiara: in discesa per premiare il dollaro, visto ancora moneta da comprare in situazioni di globale incertezza. Il livello obiettivo di 1.3140 sembra ancora raggiungibile anche se l’apertura dei mercati di ieri sera ha mostrato una piccola ripresa del cambio. Questa ripresa potrebbe essere considerata qualcosa di più strutturale di una parentesi se dovessimo assistere alla rottura di 1.3320, nel breve, mentre solamente un ritorno al di sopra della trendline discendente, 1.34, potrebbe considerare interrotto il percorso di discesa del cambio.

Il cambio UsdJpy sta ancora muovendosi all’interno di un percorso di correzione rispetto al trend primario, vistosamente in calo. Questa tendenza, che continua ad essere paragonata ad una bandiera ribassista, trova i naturali livelli di reistenza e supporto rispettivamente a 77.80 e 77.30: soprattutto quest’ultimo dovrebbe attirare la nostra attenzione poiché sappiamo, grazie all’analisi tecnica di base, come queste figura in realtà dovrebbe servire a riconoscere la ripresa di un trend, successivamente ad un temporaneo arresto. A rafforzare l’idea di supporto chiave, troviamo la coincidenza delle medie di lungo periodo (100 e 200) su grafico con candele orarie.

Anche il cambio EurJpy ha potuto, da ieri sera, allontanarsi da un possibile livello esplosivo a ribasso. Il livello a cui facciamo riferimento è dato da 102.60 (“sporcato” di qualche pip venerdì nel primo pomeriggio, ma sempre molto valido). Ora il cambio trova un livello di resistenza, di breve, a 103.40, mentre il più interessante, nonché confermato, livello di resistenza si trova a 104.35: qui troviamo varie conferma orarie, fra il 15 ed il 22 novembre scorso, nonché il transito della media a 100 periodi.

Il cable non fa eccezione al quadro appena dipinto. La ripresa di una figura, compiuta nella notte, ha allontanato i prezzi dall’area di minimo chiave a 1.5425, sebbene solamente un ritorno al di sopra di 1.5560 chiarirà le intenzioni di questa correzione.

L’evoluzione rialzista del cambio UsdChf ha mostrato venerdì una interessante conferma. I prezzi, infatti, sono riusciti a ritornare a distanza di un mese e mezzo sul massimo di 0.9315, subendo anche in questo caso una forte opposizione. È piuttosto evidente come questo livello possa essere ancora considerato come livello di resistenza, così come con evidenza si può considerare 0.9235 il livello di supporto a questa idea rialzista.

Concludiamo con il cambio AudUsd, anch’esso in ripresa questa notte. Il possibile intervento del IMF a sostegno dell’Italia ha convinto gli investitori a acquistare Australia permettendo un rimbalzo da un perfetto doppio minimo a 0.9665. Per valutare l’interruzione della forte tendenza a ribasso, potremmo utilizzare la trendline che dal 27 ottobre spinge i prezzi in calo e che transita nelle prossime ore a 0.9950.

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