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USA: VERTICE TERRORISMO, VOCI RIMPASTO OBAMA

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Dalla vigilia di Natale, il giorno in cui il presidente Barack Obama ha lasciato Washington per volare alle Hawaii per le vacanze di fine anno, sembra passato un secolo, non nove giorni. Il dibattito politico, per settimane dominato dalla riforma della sanità, è ora tutto spostato sul terrorismo e sulle conseguenze del mancato attentato su un volo diretto a Detroit, tanto che l’incidente ora potrebbe addirittura portare al primo mini-rimpasto della squadra di governo democratica.

Gli addetti ai lavori guardano al vertice di domani alla Casa Bianca con “tutti i responsabili” dell’antiterrorismo come un possibile momento di svolta. Sulla scrivania dello Studio Ovale Obama trova la più delicata delle gatte da pelare: il clamoroso svarione dell’intelligence americana: possibile a otto anni dalle stragi dell’11 settembre che un estremista nigeriano noto al dipartimento di Stato sia riuscito a salire a bordo di un volo intercontinentale con una bomba negli slip.

L’inchiesta del governo sull’incidente ha concluso che si è trattato di un “errore umano” (è l’ammissione di John Brennan, il principale consigliere di Obama in materia di antiterrorismo) e lo stesso presidente ha fatto capire che potrebbero cadere delle teste. Quali? L’opposizione repubblicana chiede quella del segretario per la Sicurezza Interna Janet Napolitano, l’ex governatrice dell’Arizona. Il ministro non ha una responsabilità diretta nella dinamica dell’attentato, che è stato preparato nella penisola araba, ma ha la colpa di avere detto, a caldo, che “la sicurezza americana ha funzionato”, rimangiandosi le parole quando ormai era troppo tardi.

La colpa di Napolitano è tutta politica: con un exploit percepito come “dilettantismo” ha scoperto il fianco di Obama sul nodo del terrorismo proprio alla vigilia di una scandenza delicatissima, quella della chiusura del carcere di Guantanamo Bay. Napolitano – e questo è forse l’elemento più pericoloso per il governo – espone i democratici all’accusa di essere troppo ‘soft’ nella lotta ad al Qaida, il cavallo di battaglia del precedente governo repubblicano. Sullo sfondo di queste polemiche i democratici devono fare i conti con la prospettiva di una disfatta nelle elezioni di mezzo termine di novembre, l’occasione per i repubblicani di riconquistare la maggioranza alla Camera dopo quattro anni di opposizione.

In attesa del vertice di domani, intanto, molte cose sono già cambiate negli Stati Uniti. Le code negli aeroporti si sono allungate per i passeggeri diretti in Usa e per i cittadini di 14 Paesi (tra cui Arabia Saudita, Nigeria, Pakistan) i controlli sono ora strettissimi. Il mancato attentato avrebbe anche dato una spallata alle cautele legate alla privacy che finora hanno impedito agli scanner a raggi x di essere utilizzati per i controlli all’imbarco. I nuovi dispositivi potrebbero diventare ben presto la norma, mandando in pensione il vecchio metal detector. Anche la politica estera del governo ha deviato dalla sua traiettoria ‘prenatalizia’, tutta centrata sulla guerra in Afghanistan, con la chiusura dell’ambasciata americana in Yemen.