USA: TIENE L’ OCCUPAZIONE, FED A UN BIVIO

5 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Strategy di MPS Capital Services. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

I dati sul mercato del lavoro Usa hanno evidenziato un andamento migliore soprattutto grazie alla marcata revisione al rialzo del dato di agosto. Si tratta di dati positivi che si inquadrano comunque all’interno di un trend di rallentamento della dinamica occupazionale Usa iniziato dal quarto trimestre dello scorso anno. La media triemstrale è infatta arrivata a 97.000 unità da 126.000 del secondo trimestre.

Allo stesso tempo a settembre è stata registrata anche una sensibile accelerazione della dinamica salariale. Il tasso di disoccupazione è passato dal 4,6 al 4,7%.

Alcuni spunti di rilievo sui dati di oggi:

1) Dato di agosto : la revisione al rialzo da -4000 a + 89.000 in buona misura è ricollegata alla contestuale forte revisione (da -28.000 a +57.000) della componente governativa a sua volta determinata verosimilmente dall’anticipo delle assunzioni di insegnanti in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico;

2) dato di settembre : la contribuzione negativa del settore costruzioni continua ad essere piuttosto blanda (-14.000). Nel settore finanzariao per il secondo mese consecutivo si è regsitrata una contribuzione negativa (-14.000). Il settore governativo è ritornato su livelli più vicini al trend di lungo termine con la creazione di 37.000 nuovi posti di lavoro. Continua al contempo l’accelerazione del trend negativo nel settore dei lavori temporanei con la variazione degli occupati passata a -2,9% a /a da -2,4%.

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In sintesi : le indicazioni arrivate dal dato di oggi hanno stemperato il timore di effetti marcati sulla dinamica occupazionale emersi in prima lettura ad agosto.La contestuale accelerazione della componente salariale rende più complessa la decisione della Fed il prossimo 31 ottobre. Verosimilmente, se i mercati monetari confermeranno la fase di stabilizzazione degli ultimi giorni, la Fed potrebbe semplicemente confermare il tassi al 4,75% ed aspettare di verificare lo stato dell’ecnomia con ulteriori dati a disposizione.

In tal senso spingono anche le dichiarazioni di oggi di Kohn , storico membro votante della Fed in passato stretto consigliere di Greenspan, il quale , in un discorso collocato poco dopo la pubblicazione dei dati di oggi, ha motivato la recente decisione di taglio dei tassi da 50pb dichiarando: “too much or too rapidly would better serve the economy than acting too little or too slowly”. In altri termini, di fronte a turbolenze forti di mercato, meglio errare per eccesso anzichè per difetto nell’implementazione di tagli dei tassi di riferimento. Se questa è stata logica ispiratrice, essa non si sarebbe discostata di moltoda quella già adottata da Greenspan in situazioni analoghe giustificate dall’ex capo della Fed dicendo “Better more than wrong”.

Allo stesso tempo Kohn ha precisato che gli effetti negativi di un “errore per eccesso” sono stati tenuti in conto e considerati tollerabili in un contesto di aspettative di inflazione contenute.

Due ultime considerazioni sui dati di oggi e quelli inerenti la crescita del terzo trimestre. La segnalata fase calante della componente occupazionale a carattere temporaneo , conferma l’andamento ancora divergente rispetto alla dinamica generale dei non farm payrools, rendendo ancora possibile in prospettiva la possibilità di continuazione del ridimensioanemtno del processo di creazione di nuovi occupati.

Pertanto, se da un lato teniamo in considerazione le informazioni più incoraggianti dei dati di settembre, rimane comuque in essere la possibilitò di un rallentamento più marcato degli occupati nei prossimi mesi.

Con riferimento al Pil Usa del terzo triemstre , gli ultimi dati di agosto sulla spesa delle famiglie insieme al forte deprezzamento del Dollaro, lasciano ipotizzare una forte contribuzione positiva della spesa personale (stimabile in 1,75%-2,2%) e delle esportazioni nette (stimabile in un range 1-1,5%). Di conseguenza la varaizione annualizzata del pil del terzo trimestre si collocherebbe intorno al 3% dal precedente 3,8%. Un dato che, se confermato, aiuterebbe a stemperare i timori di forte rallentamento. Ricordiamo che il dato preliminare verrà pubblicato pochi giorni prima del Fomc del 31 ottobre e pertanto, potrebbe contruibuire anche esso alla decisione di mantenre i tassi fermi al 4,75%.

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