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USA: TAGLI IN ARRIVO PER SOCIETA’ DI SERVIZI?

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La recessione iniziata il marzo scorso e’ stata caratterizzata da un clima quasi deflazionistico e da margini operativi sempre piu’ contenuti, obbligando le societa’ ad una progressiva, a volte drastica, ristrutturazione dei costi.

Infatti, allo stato attuale, l’ammontare di scorte di magazzino risulta inferiore del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e l’occupazione in calo del 7% rispetto al gennaio del 2001.

Questa strategia ha consentito alle societa’ americane non solo di ridimensionare gli effetti negativi della recessione sui conti economici e sulle loro reali disponibilta’ liquide, ma anche di affrontare con maggior slancio e competitivita’ la prossima ripresa.

Ma non tutti i settori hanno usato la stessa strategia. Le societa’ specializzate in servizi di consulenza finanziaria, legale e contabile, sono infatti andate in controtendenza.

Secondo una report elaborato dal dipartimento del Lavoro, nel 2001 il settore dei servizi ha incrementato il proprio personale di 55.000 unita’. “Alle societa’ non conviene licenziare i professionisti piu’ qualificati, altrimenti rischierebbero di non essere preparati per affrontare la ripresa”, afferma il manager assicurativo di Deloitte Consulting LLC.

Il problema? Anche se la recessione terminasse in breve tempo queste societa’ potrebbero incorrere in un eccesso di capacita’ produttiva e margini operativi insoddisfacenti.

Nel 2001, con la crescente richiesta di mutui per la casa e tassi d’interesse particolarmente bassi, le banche hanno aumentato l’ esposizione in operazioni di prestiti ipotecari.

Quest’anno lo scenario sara’ ben diverso. I tassi difficilmente caleranno, deprimendo la domanda di nuovi mutui e inducendo le societa’ bancarie a tagliare il personale.

Lo stesso vale per le societa’ di consulenza contabile, che dopo l’ondata di assunzioni nella seconda parte degli anni ’90, saranno costrette ad adottare misure drastiche.

Considerando i salari piuttosto elevati di queste categorie professionali che rappresentano il 7% della spesa privata totale di salari negli Usa, una conseguente riduzione della forza lavoro potrebbe assumere un impatto economico non indifferente.