USA: SPUNTI POSITIVI DAGLI ORDINI ALLE FABBRICHE

3 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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Il dato sugli ordinativi industriali Usa del mese di marzo ha evidenziato una variazione mensile superiore alle attese, a fronte però di una sensibile revisione al ribasso del dato del mese precedente.
E’ stato confermato il forte calo mensile degli ordinativi di beni durevoli, già emerso in sede di pubblicazione preliminare lo scorso 27 aprile. Tale variazione negativa è stata però più che bilanciata dall’incremento degli ordinativi di beni non durevoli (+2,8%), questi ultimi tipicamente più sensibili all’andamento del prezzo del petrolio.

Quale informazione aggiuntiva trarre dal dato odierno ai fini della possibile revisione del Pil del primo trimestre (in prima lettura risultato pari a 3,1% t/t annualizzato)? Le consegne di beni capitali al netto della componente aerei e difesa (buona approssimazione degli investimenti fissi all’interno del Pil), hanno registrato una variazione di -0,8% da -2,6%. In prima pubblicazione tale dato aveva invece evidenziato una variazione di -1,1% da -2,8%.
Pertanto è lecito attendersi una revisione al rialzo della componente investimenti fissi e di conseguenza del pil del primo trimestre.

Con riferimento ai Tresuries segnaliamo la recente pubblicazione di un report del FMI dal titolo The Chinese Approach to Capital Inflows:
Patterns and Possible Explanations , nell’ambito del quale è contenuta un’appendice in cui vengono ricomputati tutti i dati forniti dal tesoro Usa con riferimento alla detenzione di attività finanziarie Usa da parte di investitori stranieri al fine di monitorare l’andamento della detenzione di Treasuries da parte della Cina, al momento secondo detentore mondiale dopo il Giappone. Interessanti sono le conclusioni finali con riferimento alla Cina cosi’ riassumibili:

1) nel periodo 2001-04 l’acquisto di Treasury ha rappresentato circa il 43% del totale delle attività finanziarie Usa acquistate dalla Cina. In particolare nel 2004 è sensibilmente aumentata la quota di Treasury bills (in precedenza assolutamente irrilevante) acquistata che ha raggiunto valori quasi pari a quella dei Treasury bonds;

2) raffrontando le variazioni delle riserve valutarie con quelle inerenti gli acquisti netti di Securities Usa, emerge un notevole calo della quota di riserve cinese investite in attività finanziarie Usa;

3) sensibile calo della quota di riserve investite in attività finanziarie emesse dal Tesoro Usa, passando dal 41% del 2001 al 30% del 2004.

Gli autori del report avvertono come i dati presi in esame risentano di notevoli imperfezioni inficiandone pertanto il potenziale valore informativo associato. Se però l’errore non fosse eccessivo, risulterebbe evidente come la Cina stia procedendo a diversificare sempre più le proprie riserve.